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Pubblico impiego, la scure di Brunetta: «In 5 anni taglio di 300.000 posti»

ROMA – Tagli in vista per i dipendenti pubblici. Il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta stima che in cinque anni, dal 2008 al 2013, «si può prevedere una riduzione dell’occupazione nel pubblico impiego di oltre 300 mila unità pari a -8,4% per effetto delle misure in materia del blocco del turn over, contratti di lavoro flessibile e collocamento a riposo». È quanto si legge in un documento presentato oggi dal ministro in occasione del convegno Una riforma per la crescita che fa il punto sulla riforma della Pubblica amministrazione.

Nel testo viene spiegato che il personale pubblico si è già ridotto di circa 72 mila occupati negli anni 2008 e 2009, scendendo a circa 3,5 milioni di unità. Quanto alla riduzione prospettata dell’8,4% nel quinquennio, ciò implica un aumento medio di produttività annua del 2% circa. «Tra il secondo trimestre del 2008 e il quarto del 2009 il numero di occupati si è ridotto in Italia di 560.000 persone»: è quanto ha detto oggi il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi.

Secondo il numero uno di Bankitalia le persone che hanno perso il proprio posto di lavoro sono «in gran parte appartenenti a quell’area che include i contratti di lavoro a tempo determinato e parziale e il lavoro autonomo con caratteristiche di lavoro dipendente occulto». Tuttavia, secondo Draghi, «nel primo semestre dell’anno in corso si è registrata una debole ripresa, con 40.000 occupati in più».

La condizione del mercato del lavoro in Italia «è un tema centrale da analizzare guardando a tutti gli indicatori e a tutte le buone fonti informative disponibili», sottolinea poi il governatore della Banca d’Italia, tornando sul tema del tasso effettivo di disoccupazione che, aggiunge, «ha raggiunto l’8,5% delle forze di lavoro, fra le quali sono inclusi anche i lavoratori in nero». A giudizio di Draghi, però, per «valutare più compiutamente la situazione del mercato del lavoro numerosi organismi statistici, nazionali e internazionali, utilizzano anche altre misure di sottoutilizzo della forza lavoro.

Vengono conteggiati, assieme ai disoccupati, i lavoratori assistiti da strumenti quali la cig, quelli che sarebbero disponibili a lavorare ma non cercano più attivamente un impiego perchè disperano di trovarne uno, quelli forzosamente occupati a tempo parziale, pur desiderando un lavoro a tempo pieno. Limitandosi alle prime due fasce – conclude Draghi, ribadendo quanto già sostenuto da Bankitalia nei giorni scorsi – si calcola per l’Italia un tasso di sottoutilizzo superiore all’11% delle persone potenzialmente occupabili, come in Francia, più che nel Regno Unito e in Germania».

I dati esposti dal governatore della Banca d’Italia, secondo cui l’Italia ha un tasso di «sottoutilizzo» del lavoro dell’11% tenendo conto di cassintegrati e lavoratori scoraggiati, meritano «assoluta condivisione», ha detto il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, sottolineando che «potremo condividere un altro punto di vista», e cioè quello evidenziato da una ricerca di Confartigianato secondo cui in Italia «esistono 400.000 posti di lavoro che non vengono accettati».

«Se la tua prospettiva è il posto fisso in una fondazione bancaria – ha detto Tremonti nel suo intervento alla Giornata del risparmio dell’Acri – la chance di disoccupazione è molto alta», così come se si dice «no grazie» a posti di lavoro da «infermiere, meccanico, sarto, apprendista», categorie civili che «vanno presentate in modo un po’ diverso».