Federazione Sindacati Indipendenti

Una prenotazione su due non segue la procedura

Il Recup, il centro unico di prenotazione sanitaria regionale, ha a disposizione appena la metà delle agende degli ospedali di Roma e del Lazio, come testimoniano i dati sulle prestazioni fornite dalle strutture sanitarie pubbliche. Insomma, se le liste d’attesa si allungano a vista d’occhio e per fare un esame occorre aspettare anche dieci mesi, un motivo c’è. E la colpa non è certo del Recup. I dati, a tal proposito, parlano chiaro. Al 31 maggio 2010, al San Filippo Neri solo il 41,58% delle prestazioni effettuate è stato fornito attraverso la prenotazione al Recup.

Alla Asl RmA il dato si attensta sul 42,82%; alla Asl RmB sul 41,06%. Alla Asm RmC invece le prestazioni effettuate tramite Recup sono il 46,69% sul totale; alla RmD il 41,96%; alla RmE il 33,12%; alla RmF il 23,99%, alla RmG il 32,10%; alla RmH, infine, il 29,47%. Per quanto riguarda invece policlinici e aziende ospedaliere, all’Umberto I il 45,12% delle prestazioni è stato fornito attraverso prenotazione Recup; al Sant’Andrea il 44,07%; a Tor Vergata il 65,41%. Che fine fanno il resto delle prestazioni?

Vengono gestite internamente da aziende sanitarie e aziende ospedaliere, ma non per eseguire esami nei casi di pronto soccorso o di degenza ospedaliera. Per farla breve, oltre la metà delle prestazioni sanitarie viene effettuata in «registrazione diretta», come si dice in gergo. In pratica, si tratta di forzature alla prassi regolare: la Regione, infatti, prevede che il servizio unico di prenotazione gestisca direttamente almeno il 70% delle agende.

Il presidente del Gruppo Darco che gestisce il Recup, Maurizio Marotta, fa spallucce: «Gestiamo appena la metà delle agende delle strutture pubbliche. Certo, siamo molto lontani da quell’obiettivo del 70% che la Regione si è più volte prefissata. Per quanto riguarda invece le agende dei privati, noi non le gestiamo, se non in casi limitatissimi. Tecnicamente sarebbe possibile, ma, nonostante tanti proclami, ancora non se ne è fatto nulla».

Ma c’è di più. Se prendiamo in considerazione solo il rapporto tra le percentuali prenotate dal Recup e quelle totali effettuate attraverso la prenotazione nei Cup aziendali (comprendendo anche le registrazioni dirette e le agende esclusive) sia attraverso, la percentuale si riduce ulteriormente: 12,11% al San Filippo Neri; 29,15% alla RmA, 30,09% alla RmB; 35,08 alla RmC; 33,83% alla RmD; 11,49% alla RmE; 14,24% alla RmF; 21,15% alla RmG; 15,05% alla RmH; 8,54% all’Umberto I; 17,10% al Sant’Andrea; 33,38% a Tor Vergata. Da questo conteggio vengono escluse le prestazioni del laboratorio analisi.

Insomma, i dati parlano chiaro: se per fare una visita si aspettano in media otto-dieci mesi un motivo c’è. Il ministero della Salute, inoltre, prevede che le visite specialistiche vengano erogate entro 30 giorni, mentre gli esami diagnostici strumentali entro 60 giorni. Ma praticamente nessuno rispetta il diktat ministeriale: la scadenza dei 30 giorni è rispettata mediamente nel 10% dei casi; quella di 60 giorni invece è rispettata mediamente nel 25% dei casi.

«Il servizio Recup – attacca il segretario provinciale Uil-Fpl Paolo Dominici – lamenta da tempo la mancanza di idonei punti di riferimento per il suo miglior funzionamento. Sembra essere venuta amancare la figura di riferimento di direzione politica regionale, in grado di sovraintendere al funzionamento e di rapportarsi con le direzioni generali. Il mancato controllo sulle aziende ha avuto come conseguenza un rallentamento del processo di trasparenza sulle agende.

Di fatto più del 50% delle prestazioni che vengono erogate attualmente risultano essere effettuate con accettazione diretta e senza prenotazione. Ciò significa che né il Recup e spesso neppure il Cup aziendale dispongono in trasparenza delle agende di prestazioni con un grande riflesso negativo sui tempi di attesa che vengono attualmente registrati per effettuare una prestazione sanitaria.

I tempi si allungano sempre di più e molte agende vengono addirittura chiuse, non si prenotano cioè più esami. Prova ne sono i tempi di attesa che fanno registrare un dato tendenzialmente in aumento dei giorni di attesa per effettuare sia visite specialistiche che prestazioni diagnostiche. Il piano del Governo per le liste di attesa approvato dalla conferenza Stato Regioni di fatto rischia di produrre un grandissimo vantaggio per tutti i medici che per snellire i tempi di attesa chiederanno di operare in regime di intramoenia».