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Toscana: l’infermiere fa il dottore, l’ordine dei medici va in procura

Firenze – L’ordine dei medici di Bologna dichiara guerra alla delibera toscana del ‘See and treat’, un modello angloamericano di riorganizzazione sanitaria per ridurre le attese in pronto soccorso che abilita gli infermieri a fare diagnosi per piccoli casi non urgenti, in genere codici bianchi. Guerra in difesa della professione medica o battaglia di matrice politica alle regioni rosse che hanno fatto della sanità un modello amministrativo virtuoso? Chissà.

Il fatto incontrovertibile è che i nuovi compiti cui vengono chiamati gli infermieri sono finiti sotto la lente di due Procure, quelle di Bologna e quella di Firenze. E’ stato l’Ordine dei medici di Bologna a fare un esposto, circa un mese fa, segnalando che con il nuovo modello ‘See and treat’ viene introdotta una “esondazione di pratica infermieristica in campo medico” che potrebbe prefigurare un reato penale, per “l’esercizio e/o il concorso nell’esercizio abusivo della professione medica”.

Oltre al ‘See and treat’, sotto tiro anche altre due delibere della Regione Emilia Romagna che regolano le funzioni dell’infermiere sulle ambulanze del 118 e nella fase preoperatoria del settore chirurgico. Insomma, secondo l’Ordine dei medici di Bologna, guidato dal presidente Giancarlo Pizza, nei nuovi modelli organizzativi viene richiesto agli infermieri di svolgere compiti propri dei medici.

Non solo, Pizza è convinto che le novità sarebbero introdotte con strumenti che comporterebbero, tra l’altro, da parte delle due Regioni la violazione dell’articolo della Costituzione che ripartisce le competenze Stato-Regioni. Sarà la magistratura a rispondere e a far chiarezza. Nonostante tutto, la delibera toscana del ‘See and treat’, pubblicata sul Bollettino regionale del 2 gennaio 2008 si appresta a diventare operativa.

Lo ha annunciato ieri l’assessore regionale al diritto alla salute Daniela Scaramuccia: gli infermieri hanno appena concluso l’addestramento per trattare i codici bianchi nei pronto soccorso toscani dove sta per partire la sperimentazione del nuovo servizio che durerà sei mesi, i diplomi sono stati consegnati ieri mattina dall’assessore.

“Trentasei infermieri professionali che hanno seguito un corso di formazione regionale di 180 ore per la certificazione delle competenze esperte che opereranno in base a protocolli elaborati da un gruppo di professionisti (medici e infermieri) individuati dal Consiglio sanitario regionale, che ha proposto questa modalità di lavoro”, ha spiegato Scaramuccia.

L’iniziativa partirà nei prossimi giorni negli ospedali di Santa Maria Annunziata di Firenze (Ponte a Niccheri), Misericordia e Dolce di Prato, Misericordia di Grosseto, Valdelsa a Campostaggia, Felice Lotti di Pontedera e in quello di Livorno. “Gli infermieri esperti, opportunamente formati, verranno affiancati durante la sperimentazione da un medico tutor”, spiega la Regione, e daranno risposta a una serie di problematiche minori, definite e approvate dal Consiglio sanitario regionale: per esempio, piccole ferite e abrasioni, contusioni minori, ustioni solari, punture di insetti, riniti, congiuntiviti.

“Questo nuovo approccio, oltre a valorizzare la professione infermieristica — ha detto l’assessore Scaramuccia — potrà offrire in prospettiva molti vantaggi: ridurre le attese in pronto soccorso, destinando il personale medico prevalentemente alle vere urgenze e assicurando così un trattamento più tempestivo e adeguato a tutti i pazienti”.