Federazione Sindacati Indipendenti

Le regioni: no al maxiemendamento

Una manovra 2011 e un maxiemendamento «profondamente insoddisfacenti» che rischiano di far saltare il banco con tagli «a servizi fondamentali per le persone, per le famiglie e per le imprese». I governatori muovono nuovamente all’attacco della legge di stabilità che, con la manovra estiva, crea «una situazione insostenibile» per le regioni e, affermano, non allenta affatto il patto di stabilità interno.

Hanno atteso inutilmente una convocazione del governo e così ieri, al termine del loro parlamentino per il parere sul federalismo fiscale (entrate regionali e costi standard sanitari), i presidenti di regione hanno ribadito il loro allarme. Chiedendo ancora un incontro a palazzo Chigi, ma anche ai presidenti di Camera e Senato e a tutti i capigruppo per illustrare le proprie ragioni.

La speranza è di riuscire a trovare ascolto nel tempo (e negli spazi finanziari) che restano dell’iter parlamentare della manovra. «Sappiamo che il momento è complicato – ha detto il rappresentante dei governatori, Vasco Errani – ma lavoriamo per la piena collaborazione tra i diversi livelli istituzionali». Anche perché, ha aggiunto Roberto Formigoni, «noi continuiamo a credere nel federalismo fiscale, ma se i tagli rimangono quelli di luglio, per le regioni la situazione diventa insostenibile».

Trasporto pubblico locale e sanità sono i due capitoli più delicati e più pesanti. Due vere e proprie mine da disinnescare nei bilanci del 2011, con potenziali pesanti ricadute sociali da affrontare già dall’inizio dell’anno, anche a dispetto dell’incremento (200 milioni) del fondo per le politiche sociali.

Sul piatto c’è ad esempio il finanziamento per soli 347,5 milioni dei fondi per la copertura del superticket per la specialistica (vale 834 milioni l’anno): basterà per 5 mesi, dopo di che le regioni o provvedono con le proprie forze, o dovranno ingegnarsi con ticket locali. Non bastano insomma le rassicurazioni della relazione tecnica governativa al maxiemendamento, secondo cui «il reperimento delle risorse restanti» è rinviato a «successivi provvedimenti».

Il taglio al trasporto pubblico locale resta intatto, senza alcuna novità sostanziale rispetto al testo iniziale della legge di stabilità. E a nulla vale per i governatori la precisazione che i fondi Fas andranno per l’85% al sud e al 15% al centro-nord. Insomma, stallo totale: le lancette nei rapporti col governo – presidenti di regione leghisti a parte – tornano al grande freddo di luglio.

Con qualche concessione però alle regioni commissariate o sotto piano di rientro per i debiti sanitari, dalla parziale disapplicazione del blocco del turn over alla conferma assai poco gradita per imprese e fornitori in credito: il blocco dei pignoramenti varrà per tutto il 2011.