Federazione Sindacati Indipendenti

Misure anti-crisi a lunga durata

 

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Le proroghe per il 2011


Per un anno ancora dunque, il 2011, imprese e lavoratori potranno contare sulle misure anti-crisi di proroga degli ammortizzatori sociali. Il maxiemendamento, in particolare, provvede a rifinanziare la maggior parte delle misure introdotte dal dl n. 185/2008 (appunto, il dl anti-crisi). Tra le varie misure, viene riproposta la possibilità, per le imprese, di utilizzare i propri lavoratori percettori di indennità a sostegno del reddito in costanza di rapporto di lavoro, in progetti di formazione o riqualificazione che possono includere attività produttiva connessa all’apprendimento. L’inserimento del lavoratore nelle attività del progetto può avvenire sulla base di uno specifico accordo stipulato in sede di ministero del lavoro, dalle medesime parti sociali che sottoscrivono l’accordo sugli ammortizzatori. Al lavoratore spetta, in tal caso, a titolo retributivo e da parte dei datori di lavoro, la differenza fra trattamento di sostegno al reddito e retribuzione. La misura è finalizzata alla conservazione e alla valorizzazione del capitale umano nelle imprese.

Solidarietà più generosa

Altra proroga riguarda la misura di incremento del trattamento d’integrazione salariale nei contratti di solidarietà. Anche per il 2011 si applica l’aumento del 20% del trattamento perso a seguito della riduzione di orario. Con decreto del ministro del lavoro andranno stabilite le modalità di attuazione della proroga e del relativo raccordo coi complessivi interventi di ammortizzatori sociali in deroga.

Occupazione fai da te

Altra proroga interessa la misura, già sperimentale per gli anni 2009 e 2010, rivolta ai lavoratore già percettori del trattamento di cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, per intraprendere una nuova attività di lavoro autonomo, per avviare un’attività autoimprenditoriale o una micro impresa o per associarsi in cooperativa. Anche nel 2011, dunque, in questi casi i lavoratori potranno ottenere la liquidazione del relativo trattamento per un numero di mensilità pari a quelle deliberate e non ancora percepite. In caso di cassa integrazione guadagni per crisi aziendale a seguito di cessazione totale o parziale dell’impresa, di procedura concorsuale o comunque nei casi in cui il lavoratore sospeso sia stato dichiarato in esubero strutturale, al lavoratore potrà essere erogata pure l’indennità di mobilità, al massimo per 12 mesi. In ogni caso, il lavoratore, successivamente all’ammissione al beneficio e prima dell’erogazione del medesimo, deve dimettersi dall’impresa di appartenenza.

La cassa integrazione in deroga

Infine, in attesa della riforma degli ammortizzatori, è stato prorogata per tutto l’anno 2011, la cassa integrazione in deroga. Il ministro del lavoro, in particolare, è autorizzato a concedere, sulla base di specifici accordi governativi e per periodi massimo di un anno (12 mesi), i trattamenti di cassa integrazione guadagni, di mobilità e di disoccupazione speciale. Ma c’è una novità, rispetto alle regole oggi vigenti. Al fine di garantire criteri omogenei di accesso a tutte le forme di integrazione e di sostegno al reddito, il maxiemendamento stabilisce che anche alla cassa integrazione guadagni in deroga e alla mobilità in deroga trovi applicazione l’articolo 8, comma 3, del dl n. 86/1998. La norma stabilisce un vincolo per l’accesso agli ammortizzatori, ossia che i lavoratori devono avere maturato un’anzianità di lavoro, presso l’azienda in crisi e che abbia fatto richiesta dell’intervento statale, di almeno 90 giornate. Nello specifico caso della cig e della mobilità in deroga, però, vale una particolarità. Ai fini del calcolo de numero minimo delle giornate, i lavoratori potranno considerare valide anche eventuali mensilità accreditate, dalla stessa azienda, presso la gestione separata Inps. Potranno far valere questa particolare, solo i soggetti che abbiano conseguito in regime di monocommittenza, presso la stessa azienda, un reddito superiore ai 5 mila euro riferito complessivamente alle mensilità; e deve inoltre trattarsi di rapporti di co.co.co. o di lavoro a progetto, perché sono espressamente escluse di attività di lavoro autonomo.

Con la produttività, buste paga più pesanti

Doppio sconto, Irpef e Inps, sul salario di produttività. Come previsto dalla manovra estiva, a luglio, il governo dà il via libera al contratto di produttività. Un istituto che premia il salario di produttività, quello cioè erogato in virtù di accordi o di contratti collettivi, territoriali o aziendali, e correlato a incrementi di produttività, qualità, redditività, innovazione, efficienza organizzativa, collegate ai risultati dell’andamento economico o agli utili dell’impresa o a ogni altro elemento rilevante per il miglioramento della competitività aziendale.

Due gli incentivi, come accennato: la detassazione e la decontribuzione. Incentivi già noti, in quanto operativi fino a quest’anno. Il primo si applica con esclusivo riferimento dei lavoratori dipendenti. E prevede che, sulle quote di retribuzioni previste dal contratto, al massimo fino a 6 mila euro lordi di retribuzione, si applica un’imposta sostitutiva dell’Irpef (incluse le addizionali regionali e comunali) di misura pari al 10%, con esclusivo riferimento ai lavoratori che risultino, nel 2010, titolari di reddito di lavoro dipendente non superiore a 40 mila euro.

Il secondo incentivo interessa, invece, sia i lavoratori che i datori di lavoro. Consiste di uno sgravio contributivo applicabile sempre sulle quote di salario relative al contratto di produttività.

Ai lavoratori lo sconto è pieno (cioè al 100%), con un ritorno in busta paga di un netto all’incirca del 9%. Alle imprese, invece, lo sconto è del 25%.

L’importo annuo massimo di salario assoggettabile allo sgravio contributivo è fissato nella misura pari al 5% della retribuzione contrattuale percepita dai lavoratori.

Autore: Carla De Lellis
Fonte: ItaliaOggi Sette