Federazione Sindacati Indipendenti

SANITA’: TELEFONO VIOLA, ABUSI E VIOLENZE IN PSICHIATRIA NIGUARDA

Milano – L’associazione ‘Telefono Viola’ denuncia, nel corso di una conferenza stampa al Palazzo di Giustizia di Milano, “gravi abusi in stile manicomiale”, legati all’utilizzo delle contenzioni dei malati nei reparti psichiatrici Grossoni 1,2 e 3 dell’ospedale Niguarda di Milano. Un centinaio di pazienti esprime, inoltre, solidarieta’ alla dottoressa Nicoletta Calchi “allontanata e mobbizzata per aver denunciato i problemi della violenza psicologica e fisica al Niguarda e per aver avuto rapporti umani con i pazienti”.

Nelle prossime ore, l’associazione presentera’ un esposto alla Procura di Milano nel quale chiedera’ di accertare cosa accade in questi reparti e, in particolare, di analizzare le vicende cliniche relative a sei pazienti. “Mohamed M. – spiega Giorgio Pompa, rappresentante dell’associazione – ha subito la paralisi di entrambe le braccia perche’ e’ stato sottoposto alla pratica dello ‘spallaccio’, e’ stato cioe’ legato al letto con un lenzuolo arrotolato dietro la testa che immobilizza il corpo”.

Telefono Viola denuncia anche il ‘caso’ di Francesco D., morto dopo essere stato trasferito per una grave insufficienza respiratoria al Grossoni e che sarebbe stato legato, nonostante la forte dispnea che lo affliggeva, per impedirgli di fumare.All’attenzione della magistratura verra’ posta anche la storia di Marinella S., che sarebbe stata legata al suo letto di contenzione per 438 ore consecutive.

“La documentazione clinica di questi malati relativa ai loro ultimi giorni di ricovero – accusa Pompa – e’ sparita dal sistema centrale dei computer del Niguarda”. Riguardo la pratica delle contenzioni, Pompa precisa che “c’e’ un buco nero nel nostro ordinamento in quanto la legge 180 non ne parla, ma il protocollo del Niguarda la limita a casi ben individuati e stabilisce che non puo’ essere imposta per piu’ di 12 ore consecutive, e va comunque controllato lo stato del paziente ogni 15 minuti, cosa che al Grossoni non viene certamente fatta”.

Alla Procura e’ gia’ stata presentata una denuncia, nei giorni scorsi, in cui una paziente racconta di aver subito una tentata violenza da parte di un infermiera. La dottoressa Calchi e’ gia’ stata chiamata dal pm Cristiana Roveda a riferire su questo episodio come persona informata sui fatti. “Sono stata sospesa 20 giorni con l’accusa di aver diffamato l’azienda – spiega la Calchi – perche’, dopo aver subito un vero e proprio mobbing, ho espresso il mio malcontento su Facebook”.