Federazione Sindacati Indipendenti

Terza bocciatura della Puglia da parte della Corte costituzionale

Terza bocciatura della Puglia, in dieci giorni, davanti alla Corte costituzionale. Dopo la legge regionale per il no al nucleare e il ricorso pugliese contro la liberalizzazione dei servizi pubblici locali (in particolare l’acqua), un altro atto della Regione finisce sotto la mannaia della Corte: è la legge sulle «nuove» modalità di assunzioni in sanità (numero 27 del 2009).

Stabiliva che i posti liberati per pensionamento fossero riempiti per il 60% secondo le esigenze delle Asl e per il 40% con decisione della giunta regionale. Un modo per dirottare nei nuovi servizi da attivare (a partire dall’Oncologico di Bari) parte del nuovo personale assunto. I giudici della Consulta non contestano questo criterio.

Dichiarano illegittima la legge perché non rispetta il vincolo di finanza pubblica stabilito con la Finanziaria per il 2007 e per il 2010. Ovvero, quel principio che fissa i limiti di spesa per il personale al costo del 2004, diminuito dell’1,4%. Chiariamo subito che non si tratta del controverso processo di «internalizzazione» (qui si parla di ingresso nei ruoli delle Asl e non nelle società in house costituite dalle Asl).

Ed è il caso di sottolineare che non ci sono effetti pratici, dopo la bocciatura della Consulta: la legge 27 è del novembre 2009, e già nei primi mesi del 2010 si cominciò a parlare del Piano di rientro, dunque della necessità di contenere costi e assunzioni, ben oltre le previsioni. Tanto, che già a febbraio 2010, con un’altra legge, si decise la riduzione delle piante organiche. Infine, il blocco del turn-over deciso per arrivare alla stipula del Piano di rientro, impedisce nuove assunzioni per un triennio e risolve alla radice il problema.

La legge 27, assieme alla norma sulle internalizzazioni, è una di quelle leggi di cui il governo in estate aveva chiesto la sospensione per arrivare al Piano di rientro. Il ministro Raffaele Fitto nei giorni scorsi ha impugnato le due leggi approvate a quello scopo perché non formulate correttamente. Un vero ginepraio.

«La sentenza – dichiara il ministro – dichiara anche sostanzialmente insufficienti, a far cessare l’oggetto del contendere, le successive leggi con cui la Regione ha modificato le norme originarie. Questa ennesima autorevole conferma della Consulta, dimostra come da parte nostra non vi sia mai stato alcun accanimento, né alcun atteggiamento “politico”.

Mi auguro che nessuno voglia sollevare nuove polemiche. E che, piuttosto, questa sentenza venga considerata una guida per giungere agli ormai indispensabili aggiustamenti dell’accordo. E, quindi, alla firma del Piano di rientro». L’assessore Tommaso Fiore, non polemizza ma fa osservare che la «Consulta ha censurato la forma e non il merito: la scrittura della legge e non il principio che aveva previsto. Miglioreremo la tecnica legislativa».

Rocco Palese (Pdl) si augura che «la giunta Vendola accetti l’invito a collaborare per le ultime limature al Piano di rientro e non voglia mettere in discussione le decisioni della Corte». Maurizio Friolo (Pdl) parla di «Regione i ncostituzionale » , mentre Tato Greco invita Vendola a scusarsi per le polemiche e gli attacchi al governo».