Federazione Sindacati Indipendenti

Più sanità con le casse ad hoc

La contrattazione collettiva punta sempre più a introdurre tra le clausole degli accordi nuove forme di tutela nei confronti dei lavoratori, aggiuntive rispetto agli ordinari diritti di legge. È il caso dell’assistenza sanitaria integrativa, sistema istituito con l’obiettivo di dar vita a una sorta di welfare negoziale.

Nei recenti rinnovi dei contratti o accordi collettivi, le associazioni datoriali e sindacali hanno disposto, attraverso l’avvio di apposite casse, la costituzione di un canale parallelo in grado di fornire prestazioni sanitarie di carattere integrativo rispetto a quelle erogate dal servizio pubblico.

Alcuni settori sono già partiti nel corso degli ultimi anni (ad esempio il commercio, gli studi professionali, il lavoro domestico); a decorrere dal primo gennaio 2011 è la volta di tutto il comparto dell’artigianato. Saranno infatti iscritti al Fondo i dipendenti a tempo indeterminato per cui trova applicazione il rispettivo Ccnl, compresi gli apprendisti. Con pari decorrenza è attivato un contributo a carico dell’azienda pari a 10,42 euro mensili, per 12 mensilità, anche per i lavoratori con contratto part-time.

Per le aziende di questo settore la fase iniziale sarà di rodaggio, dovendo attendere la definizione dei regolamenti che disciplinino il funzionamento delle casse e le modalità per effettuare i versamenti: la contribuzione verrà infatti attivata contestualmente all’avvio dell’operatività del fondo. Sono escluse le imprese edili poiché già coinvolte nelle specifiche tutele derivanti dal sistema delle Casse edili.

I lavoratori avranno dunque diritto a nuove prestazioni e potranno contare su un supporto di carattere contrattuale durante la loro vita professionale, beneficiare di visite specialistiche con tempi più snelli rispetto al Ssn o fruire del rimborso dei ticket sanitari. Le tutele si estendono altresì alle famiglie degli iscritti che potranno usufruire delle forme assistenziali in virtù dell’iscrizione disposta dai datori di lavoro.

Queste garanzie per i dipendenti si traducono però in un costo aggiuntivo per i datori di lavoro, ulteriore rispetto ai trattamenti già fissati dai Ccnl: aspetto che andrà opportunamente valutato nei budget previsionali. Data la portata dell’istituto, è opportuno ricordare l’ampio dibattito che ha caratterizzato l’introduzione dell’assistenza sanitaria integrativa all’interno dei Ccnl, con specifico riferimento alla questione circa l’obbligatorietà del l’adesione ai fondi stessi.

In particolare, sono tenute a iscrivere i propri dipendenti le sole imprese aderenti alle associazioni datoriali stipulanti i contratti collettivi di lavoro oppure è obbligatoria l’iscrizione per la generalità delle imprese che applicano i rispettivi Ccnl?

Il caso delle casse sanitarie, anche se non ne costituisce l’oggetto esclusivo, è citato dalla circolare del ministero del Lavoro n. 43 del 15 dicembre 2010, sul tema del versamento dei contributi agli enti bilaterali: il confine sulla natura vincolante o meno è molto labile, sebbene l’obbligatorietà sarebbe riferita ai soli contratti che ascrivono le prestazioni a un diritto di natura retributiva del dipendente, assolvibile anche attraverso l’erogazione di somme o prestazioni equivalenti rispetto a quelle previste dai fondi.

In questo contesto, ci si chiede invece quale debba essere l’interpretazione nel caso in cui il Ccnl determini un obbligo di iscrizione alla cassa, senza lasciare spazio al datore di lavoro di poter erogare la prestazione con modalità analoghe in termini economici e di tutele, ad esempio consentendo di stipulare polizze con organismi diversi. In tal caso verrebbe infatti meno il principio costituzionale di libertà negativa di associazione sindacale.

Sarebbe quindi auspicabile un ulteriore chiarimento ministeriale sulla specifica questione dell’assistenza sanitaria, anche perché le conseguenze dell’inadempimento in capo al datore di lavoro possono essere pesanti: oltre a esporsi a eventuali richieste di risarcimento del danno, da parte dei lavoratori che non essendo stati iscritti possono aver perso prestazioni, si aprono altri profili di carattere normativo.

Dai riflessi sul riconoscimento dei benefici normativi e contributivi di cui all’articolo 10 della legge n. 30/2003, che lo stesso subordina all’integrale rispetto degli accordi e dei Ccnl di categoria, al possibile intervento in chiave sanzionatoria da parte degli organi ispettivi che, in fase di controllo, rilevino il mancato assolvimento dell’obbligo contrattuale (nota del ministero del Lavoro n. 80/2010).