Federazione Sindacati Indipendenti

Infortuni sul luogo di lavoro, malattie professionali, normativa applicabile

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Sentenza 17 marzo – 13 aprile 2010, n. 8761

Svolgimento del processo

Con ricorso, depositato il 5.07.2003, B.C. conveniva in giudizio l’INAIL – Sede di omissis per sentir dichiarare il riconoscimento della malattia professionale causata dallo svolgimento di attività lavorativa, con condanna dell’istituto di una rendita per inabilità nella misura del 25% o diversa percentuale di giustizia, oltre accessori.

All’esito dell’istruttoria, ed in particolare di consulenza tecnica di ufficio, il Tribunale di Bolzano con sentenza n. 252 del 2005 rigettava la domanda, osservando che la malattia alla spalla destra – manifestatasi dall’omissis e da valutarsi con il sistema (c.d. formula Gabrielli) previsto dall’art. 74 del DPR n. 1124 del 1965 – non raggiungeva il minimo indennizzabile; escludendo l’origine professionale della lombosciatalgia derivante da ernia discale, protrusione discale ed insufficienza venosa.

Tale decisione, a seguito di appello della B., è stata confermata dalla Corte di Appello di Trento – Sezione Distaccata di Bolzano con sentenza n. 28 del 2006.

La Corte territoriale ha osservato che correttamente era stata applicata la c.d. formula Gabrielli, per essere stata denunciata la malattia spalla destra nell’omissis, prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 38 del 2000, sicché la denuncia del omissis non avrebbe potuto essere considerata come nuova.

Con riguardo all’esclusione della lombo sciatalgia ed altro il giudice di appello ha richiamato le risultanze peritali del primo giudizio.

La B. ricorre per cassazione articolato su due motivi.

L’Inail resiste con controricorso, illustrato con memoria.

Motivi della decisione

1. Con il primo motivo del ricorso la B. sostiene che i giudici di appello non hanno fatto corretta applicazione dei richiamati artt. 74 e 79 del DPR n. 124 del 1965 e dell’art. 13 del D.Lgs. n. 38 del 2000 in relazione alla malattia relativa alla spalla destra, manifestatasi dall’omissis, e alla sindrome c.d. di “De Quervain” al polso destro manifestatasi dal omissis.

Denuncia anche vizio di motivazione circa un punto decisivo della controversia.

Secondo la ricorrente i giudici di merito, ove avessero tenuto nella dovuta considerazione le richiamate disposizioni, avrebbero dovuto riconoscere l’esistenza di una unica patologia e procedere alla sommatoria delle due inabilità (la prima – relativa alla spalla destra – del 6% e la seconda – relativa alla sindrome di De Quervain al polso destro – del 5%), non potendo più trovare applicazione la c.d. formula Gabrielli di cui agli art. 74 e 79 D PR n. 1124 del 1965, ma unicamente la nuova disciplina prevista dal D.Lgs. n. 38 del 2000.

Il motivo è infondato.

Invero il giudice di appello, con riguardo alla richiesta di cumulo dei postumi delle anzidette malattie, ha fatto corretta applicazione delle richiamate disposizioni normative, avendo accertato che tali postumi si riferivano a due diversi periodi e quindi ricadevano sotto diversi regimi: quelli del 1999 dovevano essere ricondotti sotto la disciplina del DPR n. 1124 del 1965 (art. 74 e 79) e quelli del 2001 sotto la nuova disciplina del D.lgs. n. 38 del 2000 (art. 13).

In questo senso del resto si è pronunciata questa Corte, affermando che in tema di infortuni sul lavoro e malattie professionali, ove alcuni infortuni o malattie si siano verificati prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. n. 38 del 2000 ed altri si siano verificati successivamente, ai sensi dell’art. 13 n. 6 prima parte, di detto decreto, i postumi relativi non si cumulano ai fini della liquidazione di un’unica prestazione previdenziale, restando del tutto autonomi e separati i due regimi di tutela precedente e successivo alle nuove disposizioni. La conseguenza di tale affermazione è che il regime del DPR n. 1124/1965 continua a coesistere con quello successivo e a governare gli eventi di sua competenza fino allo scadere dei relativi termini revisionali (Cass. n. 12613 del 2008; Cass. n. 21452 del 2007).

2. Con il secondo motivo la ricorrente lamenta ancora violazione e falsa applicazione degli artt. 74 e 79 del DPR n. 1124 del 1965, dell’art. 13 del D.Lgs. n. 38 del 2000, nonché vizio di motivazione.

La censura si appunta in particolare sulle diverse espressioni riguardanti la formulazione dell’inabilità, riferendosi gli art. 74 e 79 del DPR n. 1124 del 1965 alla “attitudine al lavoro normale” e l’art. 13 n. 6 del D.Lgs. n. 38 del 2000 alla “integrità psicofisica”, norma quest’ultima che comporterebbe un grado di inabilità superiore rispetto ai parametri della precedente disciplina.

Tale censura può ritenersi assorbita per effetto delle considerazioni svolte in relazione al primo motivo, tanto più che la quaestio iuris non risulta sollevata in precedenza, come si evince dall’impugnata sentenza di appello.

3. In conclusione il ricorso è destituito di fondamento e va rigettato.

Nessun statuizione va emessa sulle spese, trovando applicazione al caso di specie l’art. 152 disp. att. c.p.c, nella disciplina previgente all’art. 42 del D.L. n. 269 del 2003 (convertito nella legge n. 326 del 2003), il quale ha introdotto limiti di reddito non inferiori ad una certa soglia ai fini dell’esonero dalle spese stesse.

Il nuovo regime sulle spese riguarda, ratione temporis, i ricorsi introduttivi della fase di primo grado successivi al 2 ottobre 2003 (data di entrata in vigore del D.L. n. 269 del 2003), laddove il ricorso introduttivo concernente la vertenza in esame risulta depositato il 5 luglio 2003.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese