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Sanità, avanza il piano risparmi e si allontana il salasso dell’Irpef

VILLORBA (Treviso) — Si sono dati appuntamento al K3 di Villorba, la discoteca alla periferia di Treviso tramutata dalla Lega Nord nel suo quartier generale, perché il tempo stringe ed è il caso di superare le incomprensioni, chiarire in punti oscuri, decidere la strategia da adottare quando il bilancio approderà in consiglio regionale, dopo il via libera della prima commissione martedì prossimo.

Nei corridoi dove le luci strobo hanno ceduto il passo ai manifesti col Senatùr, c’erano tutti: dal governatore Luca Zaia agli assessori (assente Marino Finozzi, Turismo), passando per i consiglieri di maggioranza (mancava solo il veronese Davide Bendinelli), il sottosegretario all’Economia Alberto Giorgetti, il leader padano Gian Paolo Gobbo. Nessun duello all’arma bianca, l’atteggiamento era quello di chi sa che non si può più litigare, meglio mettersi d’accordo.

Con qualche buona notizia, come la possibilità concreta di evitare il commissariamento e l’addizionale Irpef per il deficit della sanità, ma anche qualche nodo da sciogliere in fretta, su tutti i conti del Sociale, oramai al collasso. Allarme (quasi) rientrato Dopo averne parlato per giorni, sembra allontanarsi lo spettro del commissariamento per il disavanzo della Sanità, che comporterebbe il ritorno dell’addizionale Irpef eliminata da Galan alla vigilia delle elezioni, per di più all’aliquota massima dello 0,9% e per tutti i redditi sopra i 10 mila euro.

Nei prossimi giorni la Regione sottoporrà al ministro dell’Economia Giulio Tremonti il piano di rientro del debito accumulato a suon di ammortamenti dalle Usl negli ultimi dieci anni, per un miliardo e 400 milioni di euro. Il deficit di cassa, invece, grazie ai tagli «lacrime e sangue» agli assessorati è stato ridotto dai 500 milioni iniziali a 130 milioni, la stessa cifra dell’anno scorso.

L’assessore al Bilancio, Roberto Ciambetti ha spiegato durante il summit che «quell’operazione di ripiano, che già portò alla massima tensione i conti delle Usl, non si può ripetere quest’anno» ma Giorgetti ha assicurato che «si sta lavorando a Roma per modificare la legge in materia ed evitare al Veneto il commissariamento », così da affrontare la questione «in modo diverso», mentre alcune proiezioni nelle mani dei pidiellini fisserebbero in oltre 200 milioni i risparmi già realizzati dalle Usl negli ultimi mesi del 2010 ed in queste prime settimane del 2011 grazie al giro di vite imposto alla spesa.

A marzo, quando si chiudono i bilanci delle Aziende, si può insomma arrivare con i conti a posto, che poi è quello che ha sempre sostenuto il gruppo azzurro capitanato da Dario Bond e Piergiorgio Cortelazzo. Il Sociale al collasso Zaia, però, continua a lasciare aperta l’ipotesi del commissariamento, magari meno traumatico del previsto, magari «concordato con Tremonti» nei modi e nei tempi.

Per due ragioni: perché vuol tenere sulla corda i direttori generali delle Usl, costringendoli a tirare la cinghia dovunque sia possibile, e perché il ripristino dell’addizionale, con un incasso stimato attorno ai 515 milioni, sembra l’unica soluzione per ridare fiato al Sociale, ad un passo dal tracollo.

L’assessore Remo Sernagiotto, che in queste settimane non ha fatto che ripetere che «i tagli sono un’ottima opportunità per gestire finalmente l’amministrazione pubblica con piglio manageria le», ieri ha sterzato con inversione a «U», sostenendo che con questi numeri non sa più a che santo votarsi: servono più soldi per il Fondo per la non autosufficienza (fermo a 688 milioni), per i contributi alle case di riposo (al momento azzerati) ma soprattutto per onorare gli impegni di spesa già autorizzati negli anni passati, ben 80 milioni di euro che, ora come ora, in cassa non ci sono, con buona pace di chi li avanza.

E la Regione, com’è noto, non può più indebitarsi. Una situazione ingarbugliata, l’opposizione si prepara a sparare contro Sernagiotto le sue cartucce più pesanti ed il capogruppo leghista, Federico Caner, ha allargato le braccia: «Non bastava la lotta agli sprechi? Non avevate detto che l’addizionale non serviva? ».

Bus e licenziati L’assessore alla Mobilità Renato Chisso contava di scovare qualche soldo in più per il trasporto pubblico locale tra le pieghe del bilancio, magari in quella «riserva aurea» che ogni anno gli assessori al Bilancio mettono da parte in vista della discussione a palazzo Ferro Fini, per accontentare i consiglieri più agguerriti. Ciambetti lo ha gelato: «I soldi che ci sono stanno tutti qui, non c’è alcun tesoretto da parte».

Semmai si lavora su un extra gettito Irap da 30 milioni oppure sui bolli auto, cercando di convincere Roma a lasciare qui qualche quattrino in più. Nel caso, verrebbero destinati ai bus, per l’appunto, quindi ai dipendenti delle Agenzie di promozione turistica ed al sistema informatico regionale. Intanto l’assessore al Lavoro Elena Donazzan ha spiegato che la cassa integrazione in deroga, visti i chiari di luna, d’ora in poi verrà rinnovata solo alle aziende che hanno qualche speranza di ripartire.

Chi non ce la fa deve prepararsi alla mobilità, e cioè a licenziare. Via i carrozzoni, anzi no Si profila all’orizzonte un maxi emendamento della giunta che raccoglierà tutte le modifiche della maggioranza al bilancio.

Tra queste, quasi certamente vi sarà l’eliminazione dell’articolo 10 della Finanziaria che nell’ottica di «una riduzione delle spese di funzionamento della Regione» delega l’esecutivo a «razionalizzare gli enti strumentali», arrivando perfino a chiudere baracca e burattini, se lo ritenesse opportuno. In cima alla lista nera c’è l’Arss ma per alcuni consiglieri la norma sarebbe illegittima. Obiezione accolta, anche se gli uffici del Bilancio restano convinti del contrario.