Federazione Sindacati Indipendenti

Azzerati i fondi alle case di riposo «Rette a carico delle famiglie»

VENEZIA — C’è poco da fare, la coperta del bilancio regionale è quella. Se la tiri su per coprire il disavanzo della sanità (per ora certificato in 130 milioni di euro dal ministero dell’Economia ma suscettibile di miglioramento), scopri del tutto il Sociale. Fino ad azzerare servizi fondamentali a favore di disabili, anziani e minori.

Un grido di dolore riassunto dall’ente che rappresenta le case di riposo, cioè l’Unione regionale istituzioni e iniziative pubbliche e private di assistenza agli anziani (Uripa), in una lettera inviata dal suo presidente, Roberto Volpe, al governatore Luca Zaia e all’assessore competente Remo Sernagiotto.

«Considerato che dopo l’insediamento di questa ottava legislatura regionale non ci è più stata data l’opportunità di confrontarci — si legge nella missiva — condividiamo le preoccupazioni delle Conferenze dei sindaci per effetto del taglio di circa 20 milioni di euro sul Fondo per la non autosufficienza e per la cancellazione di molte altre risorse per servizi a favore di persone in condizione di bisogno.

Il 31 dicembre 2010 è venuta a cessare la copertura finanziaria per gli 842 anziani non autosufficienti certificati privi di impegnativa di residenzialità e ospiti dei Centri servizio, a favore dei quali il Consiglio regionale in sede di approvazione del bilancio di assestamento 2009 aveva disposto, per 15 mesi (settembre 2009-dicembre 2011), un contributo giornaliero di 20,81 euro».

Si tratta di soggetti ai quali non bastano le cure domiciliari ma nello stesso tempo non così gravi da poter occupare i primi posti delle graduatorie per ottenere l’impegnativa di spesa (la quota regionale), che dunque devono pagare un retta alberghiera maggiorata. «O — specifica Volpe — essere ospiti di enti che questo maggior costo lo pongono a bilancio e così sussidiariamente a carico di tutti gli utenti».

L’Uripa segnala inoltre di aver saputo da un funzionario regionale che il Fondo per la non autosufficienza 2011 non contiene gli 11,5 milioni di euro stanziati dal consiglio per incrementare il valore delle singole impegnative di residenzialità del 2,5% rispetto al 2009. Tradotto: la previsione di bilancio 2011 prevede di non contribuire per nessun non autosufficiente ospite di Centri di servizio che si trovi direttamente o indirettamente chiamato a pagare per questa sua condizione fisica;

non prevede di aumentare il numero di impegnative fino al fabbisogno di 27.244, contro le attuali 23.944, nonostante la disponibilità di posti letto e liste di attesa superiori ai 5 mila anziani non autosufficienti. I Centri di servizio devono poi affrontare l’aumento del costo del lavoro e del numero di ospiti senza impegnative di residenzialità, il problema delle disdette di pagamento delle rette da parte dei familiari, in particolare nell’area del Polesine, e il ritardato rimborso di numerose Usl.

«Governare le politiche sociali della nostra regione in un momento di crisi non si può fare semplicisticamente con operazioni ragionieristiche — chiude Volpe — che prevedono il taglio di fondi piuttosto che la cancellazione di interi capitoli di  bilancio». Preoccupate le associazioni di volontariato, che anche per conto delle Usl garantiscono assistenza, compagnia e trasporto a disabili, minori e anziani.  

«Stiamo lottando per garantire la continuità di questi servizi alla persona — dice Giovanni Grillo, presidente della Conferenza regionale del volontariato — c’è un nostro gruppo di lavoro che valuta il bilancio, ma le previsioni sono disperate. Non ci sono risorse per il Sociale, perchè i fondi a disposizione servono a ripianare i debiti accumulati.

Morale: se l’anno scorso i finanziamenti di settore sono scesi da un milione a 500 mila euro, quest’anno rischiano di arrivare a zero. Facciamo pressione sulla Regione perchè individui aree dalle quali si possa recuperare qualcosa, altrimenti a rimetterci saranno le fasce più deboli della popolazione ». La Conferenza sta vagliando i piani di zona, quello sociosanitario e la programmazione, per proporre modifiche capaci di coprire almeno i servizi essenziali.

 

Corriere della Sera