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San Martino esaurito trasferito paziente in coma

Non c’è un solo posto di rianimazione in tutti gli ospedali dell’area metropolitana. Né al Galliera, tantomeno a Villa Scassi. Missione impossibile trovarlo anche al “San Martino”, nell’unica struttura di secondo livello della Liguria. Tanto che ieri pomeriggio, per liberare un solo letto, la direzione sanitaria di quest’ultimo ospedale ha dovuto disporre il trasferimento di un paziente in coma all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure.

Inoltre, il reparto di Cardiochirurgia da qualche giorno è costretto a ridurre la sua attività, sospendendo diversi interventi in programma. C’è di più: delle quattro sale operatorie a disposizione, se ne utilizzano solo tre. I pazienti operati, infatti, dopo l’intervento al cuore sono sottoposti alla rianimazione o alla terapia intensiva. In carenza di letti, gli specialisti ritengono rischioso portarli in sala operatoria.

Il primario della divisione, Giancarlo Passerone, pur cercando di ridimensionare la vicenda, ammette: “Indubbiamente abbiamo dovuto rallentare la nostra media operatoria, ma rimaniamo a disposizione per le urgenze”. Come dire: si interviene in caso di necessità, ma non si mette a rischio la vita delle persone.

Nelle scorse settimane in tilt è andato l’ospedale di Sampierdarena: qui una dozzina di degenti, a cui non si è trovato un letto nei vari reparti, ha trascorso la giornata sulle barelle, provvisoriamente sistemate al pronto soccorso; ma anche la notte. Lunedì scorso è seguito il black-out al Galliera, che a tappo e nell’impossibilità di sistemare gli ammalati, ha chiesto a tutte le ambulanze di non portare più pazienti.

Ieri è toccato al San Martino: sono risultati occupati i diciotto letti di rianimazione al Monoblocco del San Martino, gli undici in Rianimazione Cardiochirurgica e gli otto di rianimazione al Dipartimento di Emergenza. E alla centrale operativa del “118” per l’intera giornata, fino a sera inoltrata, è stata data la disponibilità di un solo letto al Galliera, recuperato in extremis.

Secondo quanto spiega Passerone, l’emergenza va avanti da dopo Natale: “D’altra parte – sottolinea – quando tutte le terapie intensive della città sono piene, i nostri posti vengono occupati da pazienti che provengono da altri ospedali”. La situazione di estrema criticità ieri ha spinto il responsabile del Dipartimento di Emergenza, Marco Comaschi, il suo collega della Rianimazione Cardiochirurgica, Angelo Grattarola, e il primario della Rianimazione del Monoblocco, Paolo Pelosi, a cercare una via d’uscita: appunto il trasferimento dei primo ammalato a Pietra Ligure.

Il direttore sanitario, Gianni Orengo, ammette le difficoltà del momento, ma fornisce una spiegazione leggermente diversa: “Il paziente va all’ospedale di Santa Corona perché lì c’è un centro per i malati spinali, dove può essere curato meglio”. Orengo, comunque, assicura che nonostante gli sforzi a reperire un solo posto di rianimazione, il San Martino garantisce le urgenze ed è in grado di portare i pazienti in sala operatoria.

Sul fronte della Regione il direttore dell’assessorato alla Sanità, Franco Bonanni, da una parte allarga le braccia, dicendo che “tutto questo succede perché si registra una maggiore incidenza di bronchiti e broncopolmoniti negli anziani rispetto agli scorsi anni”. Dall’altra, però, dà una lettura positiva del trasferimento di un paziente in coma al Santa Corona: “Vuol dire che siamo in presenza di una rete ospedaliera che riesce a trovare posto anche fuori Genova – spiega il direttore – . Ciò che invece non riusciamo a garantire, è la velocizzazione dei percorsi nei vari reparti”.

Le “Medicine” e le “Chirurgie Generali”, soprattutto nei periodi invernali, dovrebbero offrire posti letto ai settori dell’urgenza. Per fare ciò, fra le altre cose nei prossimi programmi della Regione è inserito l’accorpamento delle piccole divisioni delle specialità, soprattutto di quelle costituite da otto, dieci letti: “Devono unire le forze, in modo da recuperare personale, che poi potrà essere utilizzato in altri reparti, in quelli che in inverno registrano meno carico di lavoro”, precisa Bonanni. Che ricorda la recente deroga, firmata dall’assessore regionale alla Sanità, Claudio Montaldo, per l’assunzione di personale infermieristico ed operatori sanitari all’ospedale San Martino.

di GIUSEPPE FILETTO
Fonte: La Repubblica