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I cittadini bocciano la sanità

Dal Rapporto Italia 2011 Eurispes, realizzato attraverso i dati strutturali e le interviste a oltre 1500 italiani, risulta una situazione grave, dal punto di vista politico, istituzionale, economico e sociale. Leggendo i dati e le analisi si ha la conferma di quanto hanno detto altri istituti di ricerca, come ad esempio il Censis e l’Istat.

Prevale un netto pessimismo, non per colpa dei sociologi, ma tra i cittadini che, più dei politici, fanno i conti con i problemi che devono affrontare nella vita quotidiana. Tuttavia per alcune situazioni il giudizio dei cittadini appare più drastico rispetto ad altri rapporti statistici. Prendiamo la salute.

Ebbene solo il 35,8 per cento si dichiara soddisfatto dei servizi offerti dal sistema sanitario: una percentuale estremamente bassa dunque. Naturalmente il malcontento risulta più forte tra i residenti meridionali. Aumenta anche l’insoddisfazione – che si attesta al 56 per cento – verso l’assistenza ospedaliera; più netta la bocciatura delle strutture ospedaliere: il 66 per cento le giudica insufficienti.

E peggiora anche il giudizio sui tempi di attesa: negativo per il 79,4 per cento degli intervistati. Non si salvano neppure i medici: gli italiani che considerano buona la preparazione dei camici bianchi sono passati dal 71 al 64 per cento. Il gradimento verso gli infermieri rimane stabile: 60 per cento. Altri aspetti del rapporto sono interessanti, come ad esempio quello sul testamento biologico, che trova favorevoli quasi otto italiani su dieci, mentre il 72 per cento afferma che il medico deve rispettare la volontà espressa dal paziente.

In ogni caso, se dai numeri emergono divergenze con altri studi, rimane confermato – e qui rafforzato – il senso di insoddisfazione generale nei confronti del servizio sanitario nazionale. Se pensiamo che all’inizio degli anni Duemila, in base ad alcuni indicatori di qualità la nostra sanità era seconda, nel mondo, vuol dire che nell’ultimo periodo abbiamo fatto parecchi passi indietro.

E comunque anche se le opinioni dei politici, degli amministratori, dei commentatori – compresa la mia – possono divergere rispetto ai dati Eurispes, bisogna tener conto dei giudizi dei cittadini. Che in questo caso sono molto, molto severi.

 

fonte: La Repubblica