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Slitta taglio stipendi deputati Fini e Schifani: agiremo in tempi brevi

ROMA – Le indennità dei parlamentari italiani saranno adeguate in tempi brevi a quelle europee: i presidenti del Senato e della Camera Renato Schifani e Gianfranco Fini prendono posizione e puntano il dito contro il «polverone» sollevato dai media, che hanno contestato la sollevazione dei parlamentari contro la sforbiciata agli stipendi tentata dal governo con il “decreto salva-Italia”. Nell’emendamento alla manovra che i relatori potrebbero presentare già oggi si indicherebbe che entro 30-60 giorni dalla entrata in vigore del decreto le le camere interverranno sulla materia.

Nella decreto “salva-Italia”, all’articolo 23, c’è una norma che se applicata si potrebbe tradurre in un taglio significativo agli stipendi di deputati e senatori (che oggi in totale arriva intorno a 14mila euro netti al mese sommando tutte le voci compresi i rimborsi). Le indnnità, in base a quanto previsto dalla manovra estiva varata dall’ex ministro del Tesoro Giulio Tremonti, dovrebbero essere livellate alla media europea (che è intorno ai 5mila euro) dopo l’analisi di una commissione presieduta dal numero uno dell’Istata, Enrico Giovannini. Il provvedimento, oltre ai deputati, riguarda anche molti alti burocrati dello Stato e quasi tutte le autorità di garanzia, esclusa la Banca d’Italia.

Deputati e senatori non vogliono però che a decidere sulle loro indennità sia il governo e reclamano l’autonomia di Montecitorio e Palazzo Madama. Da qui la rivolta in Parlamento contro i tagli. La commissione Affari costituzionali ha già dato parere negativo e c’è una intesa di massima per modificare il decreto su questo punto.

«Tagliare le indennità ai parlamentari? Sì, subito ed anche più della media europea. Con una operazione verità dalla quale si dimostra che i parlamentari italiani costano di meno di quelli degli altri paesi europei. E poi bisogna intervenire anche sui trattamenti particolari di presidenti, vicepresidenti e presidenti di commissione.

Distinguendo bene l’indennità personale dal costo dei servizi necessari. Poi però occorre restituire dignità al Parlamento, altrimenti è a rischio la qualità della nostra democrazia», afferma in una intervista alla Stampa, Rosy Bindi, vicepresidente della Camera, che tuttavia definisce una «scivolata» l’articolo del decreto salva-Italia sui compensi dei parlamentari.

«Un errore – aggiunge – che da un governo di competenti non ci si aspettava. E che paghiamo caro». «Le Camere controllano i conti dell’esecutivo e non viceversa», spiega Bindi che sui paventati rischi per la democrazia osserva: «c’è delegittimazione non della politica ma del Parlamento». «Se dovessimo adeguarci alla media europea – sottolinea anche – visti i compensi ai collaboratori dovremmo costare di più». L’esponente del Pd ricorda infine come «in questa legislatura abbiamo tolto 1.500 euro da diaria, rimborso e indennita».

 

Fonte: Il Messaggero