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Sospeso primario a Belluno. Soldi per azzerare le liste d’attesa

Nuovo caso di malasanità scoperto dalla Guardia di Finanza in provincia di Belluno: il primario di cardiologia dell’ospedale del Cadore visitava a pagamento i propri “clienti” in ospedale mentre i pazienti pubblici dovevano aspettare mesi in lista d’attesa.

Il tutto con la complicità della moglie che da casa raccoglieva telefonicamente le prenotazioni, spacciandosi – a volte – come “addetta alla cardiologia di pieve di Cadore”, fissando data e ora delle visite da eseguire negli ambulatori ospedalieri con le attrezzature sanitarie pubbliche.

Risultato? Per i pazienti ‘speciali’ l’attesa era di due settimane, per i pazienti ‘normali’ di ben cinque mesi. Il medico è stato sospeso dall’esercizio dell’attività sanitaria. Il primario adesso è chiamato a rispondere di peculato aggravato continuato, truffa aggravata continuata ed interruzione di pubblico servizio. La moglie è accusata, invece, di concorso nel reato di truffa. 

Le indagini. Cinque mesi: questo il tempo d’attesa per un paziente che vuole attualmente effettuare una visita cardiologica all’ospedale di pieve di Cadore (Bl) prenotandosi al C.u.p. (Centro unico per le prenotazioni sanitarie).

Due settimane, invece, il tempo d’attesa dei pazienti che si rivolgevano privatamente al primario di cardiologia per effettuare la stessa visita, soltanto che il primario non li visitava in uno dei suoi due ambulatori privati in provincia di Belluno, ma durante il normale orario di servizio e senza alcuna autorizzazione da parte dell’Ulss, all’interno dell’ospedale di Pieve di Cadore, lo stesso ospedale ove le Fiamme gialle, il mese scorso, hanno tratto in arresto il primario di ginecologia che intascava “mazzette” per la procreazione assistita.

Le indagini sono scattate a seguito di alcune segnalazioni pervenute alla Guardia di finanza di Belluno che già a fine settembre 2011 aveva eseguito delle perquisizioni presso il reparto di cardiologia dell’ospedale di Pieve di Cadore, i due studi privati e l’abitazione del noto cardiologo.

Grazie all’analisi della documentazione sequestrata ed alle testimonianze rese da pazienti, medici ed infermieri del citato nosocomio, i finanzieri del comando provinciale di Belluno – coordinati dal sostituto dott. Antonio Bianco della locale procura della Repubblica – hanno ricostruito l’illecito modus operandi del primario. Il medico aveva affidato la gestione dei pazienti privati alla moglie che da casa raccoglieva telefonicamente le prenotazioni, spacciandosi – a volte – come “addetta alla cardiologia di pieve di Cadore”, fissando data e ora delle visite da eseguire negli ambulatori ospedalieri con le attrezzature sanitarie pubbliche.

Visite pagate 130 euro con sconto di 30 euro per chi rinunciava alla ricevuta. Per tali visite il primario era solito chiedere ai pazienti 130,00 euro, “scontati” a 100,00 euro se rinunciavano alla ricevuta fiscale. I pagamenti potevano essere effettuati direttamente nelle mani del primario oppure presso uno degli studi privati del cardiologo ove venivano rilasciate anche le “eventuali” ricevute fiscali.

L’illecita prassi non era sfuggita alle infermiere della cardiologia che si vedevano arrivare al reparto numerosi pazienti, senza prenotazione al C.u.p., che sostenevano di aver prenotato una visita privata col primario. Lo stesso personale infermieristico in diverse occasioni aveva raccolto le lamentele di pazienti che non capivano come mai dovessero pagare il ticket all’ufficio cassa ospedaliero per una visita privata già pagata in contanti al primario.

Stando a quanto riferito agli inquirenti dal personale sanitario, ultimamente il primario aveva cercato di mascherare l’illecito comportamento suggerendo ai propri pazienti privati di rivolgersi al pronto soccorso ospedaliero al fine di giustificare le visite “senza attesa” presso il reparto di cardiologia.

Il medico è stato sospeso. All’esito delle indagini, i finanzieri del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Belluno hanno dato esecuzione all’ordinanza cautelare emessa dal g.i.p. del locale tribunale che ha disposto nei confronti del medico la sospensione dall’attività di cardiologo presso l’Ulss n.1 di Belluno ed il divieto di dimora in Pieve di Cadore, comune sede del nosocomio pubblico.

Il primario adesso è chiamato a rispondere di peculato aggravato continuato, truffa aggravata continuata ed interruzione di pubblico servizio. La moglie è accusata, invece, di concorso nel reato di truffa.

 

Fonte: Quotidiano Sanità