Federazione Sindacati Indipendenti

Retribuzioni a picco: l’Italia affonda

 

A peggiorare il quadro è la situazione dei rinnovi di contratto: in attesa di una decisione ci sono ben 30 accordi contrattuali.

A dicembre non è stato raggiunto nessun accordo tra i contratti monitorati dall’indagine ISTAT, lasciando a bocca asciutta gran parte dei dipendenti (il 31,4% della forza lavoro complessivo, di cui circa il 10,7% delle imprese private).

Stiamo parlando di un’attesa media per i lavoratori – per un rinnovo di contratto scaduto – in media di oltre 2 anni, addirittura 27,6 mesi per il settore privato nel suo complesso.

Sul tema Raffaele Bonanni, segretario Generale della Cisl, ha commentato: «per alzare i salari e far ripartire i consumi fermi, occorre un patto sociale per la crescita, il lavoro e l’equità.

Le previsioni per l’Italia rilevano una situazione di recessione con pesanti implicazioni in termini di redditi di famiglie e di occupazione.
Serve un vero negoziato tra Governo, forze politiche e sindacati».

L’analisi ISTAT illustra infine come alcuni settori abbiano subito un rialzo positivo significativo, come i comparti militari-difesa (3,3%), forze dell’ordine (3,1%), gomma, plastica e lavorazioni minerali non metallifero (3,0%), mentre alcuni sono rimasti pressoché invariati. I più statici sono i ministeri e scuola (0,2%), regioni e autonomie locali e servizio sanitario nazionale (0,3% in ambedue i casi).

stipendi fermi eccetto in politica

A dirlo è l’Annuario statistico dell’ISTAT, che oltre alla crisi economica evidenzia tra l’altro una situazione imbarazzante per gli stipendi percepiti dalla Presidenza del Consiglio. Al contrario dei normali cittadini, infatti, l’incremento in busta paga è stata del +15,2%, quasi il dieci per cento se si considera lo stipendio in rapporto alla retribuzione oraria.

Disoccupazione all’8,4%

Un dato non particolarmente confortante per i cittadini, che al contrario si ritrovano con due milioni e centoduemila persone (158 mila in più rispetto al 2009) disoccupate, delle quali il 40% sono giovani di età inferiore ai 30 anni. In generale il tasso di disoccupazione è arrivato all’8,4%, contro il 7,8% del 2009,

Inoltre, soprattutto per il sesso maschile, si evidenzia una riduzione dell’occupazione, soprattutto quella a tempo indeterminato.

I più a rischio sono i giovani laureati, che tra l’altro registrano un tasso di rinuncia all’università significativo. Solo il 22% delle ragazze e il 15% dei ragazzi terminano infatti con successo gli studi.
La crisi dei consumi

Allo stesso tempo anche il fronte dei consumi è in crisi. La spesa media mensile delle famiglie è salita di pochissimo, raggiungendo i 2.453 euro, con un incremento di soli 11 euro rispetto al 2009 e con un potere d’acquisto ulteriormente ridotto dalla crescita dei prezzi (+1,5%).

 

fonte pmi.it