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Sanità, studi medici sempre aperti i dubbi di partiti e Regioni

ROMA – Il decreto Balduzzi ha ricevuto il via libera dal Consiglio dei ministri. «È stato tracciato il binario, ora pronti al confronto», assicura il ministro della Salute. Ma il treno già rischia di deragliare,visti i dubbi di partiti, presidenti di Regione e sindacati, in particolare sull’applicazione della norma che prevede l’assistenza dei medici di famiglia 24 ore su 24. L’attuazione della riforma spetta alle Regioni, che lamentano la mancanza di fondi. E la maggioranza che sostiene il governo si prepara a dar battaglia in Parlamento.

 

La prima bordata arriva dal leader del Pd, Pierluigi Bersani. «Ci sono buone e cose che vanno cambiate», premette. Quindi, l’affondo. «Dove sono le risorse per la riorganizzazione della medicina di base? Si è sicuri di non fare proclami a vuoto? Sono chiaramente inadeguati i meccanismi per la scelta dei primari che dovrebbero garantire la qualità delle scelte.

 

Il Pd punta a riqualificare il sistema sanitario, a ridurre gli sprechi e chiede garanzie sulle risorse disponibili. Su queste premesse valutiamo il decreto del governo», avverte, dando appuntamento al governo in Parlamento. «È opportuno che il governo e le Regioni aprano un confronto serrato per dare concretezza alla fattibilità delle cose che si promettono. Di tutto questo il Pd intende in ogni caso discutere nelle aule parlamentari».

 

Sulla stessa linea il Pdl. Per il presidente della commissione Sanità del Senato, Antonio Tomassini, «nel decreto legge ci sono aspetti più delicati e spigolosi, che dovremo affinare in Parlamento con emendamenti. È da chiarire bene la copertura finanziaria di alcuni provvedimenti e la loro costituzionalità. Occorre essere certi che non si invadano competenze delle Regioni».

 

Tra i punti da rivedere, secondo Tomassini, «ci sono quelli della medicina territoriale e le cure primarie, la distribuzione farmaceutica e l’intramoenia». Per il responsabile Sanità dell’Udc, Claudio Gustavino, «occorre uno sforzo maggiore su formazione e ospedali. La maggior parte delle strutture ospedaliere sono fatiscenti e inadeguate. Invertire la rotta è una questione di civiltà».

 

Il ministro Balduzzi apre al confronto con le Regioni sulla riorganizzazione dei medici di famiglia. Ma i presidenti fanno muro. «Non ci siamo», avverte, lapidario, Roberto Formigoni, presidente della Lombardia, su Twitter. E Catiuscia Marini, governatore dell’Umbria, punta il dito contro la mancanza di risorse finanziarie.

 

«Dobbiamo capire come convincere i medici liberi professionisti a svolgere un’attività di 24 ore senza guadagni aggiuntivi», protesta. Ancora più netto il presidente della Basilicata, Vito De Filippo, secondo il quale «le norme previste invadono la competenza delle Regioni».

 

Fonte: il Messaggero