Federazione Sindacati Indipendenti

Il diktat di Vendola in Consiglio «Senza assunzioni sanità al collasso»

BARI – «Se non adeguiamo gli organici della sanità rischiamo il collasso. Sarebbe incredibile che il governo non ci consentisse le deroghe al blocco delle assunzioni. E, così, farci concludere lo sforzo che abbiamo prodotto fin qui col Piano di rientro». Nichi Vendola chiude con questa invocazione il dibattito sulla sanità (sette ore) innescato da una richiesta del Pdl e aperto sei giorni fa dalla relazione dell’assessore Ettore Attolini.

 

Il governatore ritiene indispensabile l’assunzione di «700 infermieri e 600 medici» ed impreca contro il blocco del turn-over sancito col Piano di rientro («è un crimine sociale»). Propone al centrodestra «di convergere per chiedere al governo le deroghe». Ma respinge l’idea di istituire il «tavolo bipartisan» che gli viene sollecitato da Giammarco Surico, finiano ex Pdl. «Non serve – spiega Vendola – e considero la proposta come il frutto di un errore di interpretazione.

 

Il centrodestra ritiene di essere stato sconfitto nel 2005 sul terreno della sanità: lo immagina come il luogo in cui ha prevalso la demagogia della sinistra contro il rigorismo della destra. Un errore: la destra ha perso le elezioni per aver fermato la crescita, perso il contatto col sistema delle imprese, smarrito la sintonia col mondo giovanile».«Del resto – dice Vendola ribaltando i ruoli consueti affidati alle parti in causa – ero contrario alla chiusura dei piccoli ospedali nel 2004. Ma voi non li avete chiusi, l’abbiamo fatto noi». A microfoni spenti, lontano dai cronisti, Vendola poi si lascia sfuggire che non è più il tempo di tavoli bipartisan, giacché incombe «la campagna elettorale».

 

Ciò non vuol dire che non si possa collaborare. Stamattina Rocco Palese sarà a Roma (per l’incontro convocato da Berlusconi con i capigruppo pdl di tutta Italia) e annuncia una visita al ministero dell’Economia per comprendere meglio le vie d’uscite al caso pugliese. Tuttavia, nel dibattito in Aula è molto chiaro. «Il governo si comporta da arbitro – spiega – e non potrà far molto sulle deroghe giacché è pressato da tutte le altre Regioni in piano di rientro.

 

Sono una decina e non è pensabile che accettino un trattamento differenziato per la Puglia. La giunta, piuttosto, pensi a risparmiare la spesa per beni e servizi». A conferma che il clima si va lentamente incendiando (in vista delle urne del 2013), Palese usa toni più ruvidi di qualche tempo fa. Il bon ton non è finito, ma la pax politico-istituzionale è in fase di esaurimento. «Vendola – dice Palese a margine del dibattito – non può venirci a raccontare che non è colpa sua se non è riuscito a mantenere gli impegni elettorali del 2005».

 

Il governatore lamenta di essere finito in Piano di rientro per aver violato il patto di stabilità allo scopo di cofinanziare i fondi Ue? Palese non ci sta: «Vendola non si può proclamare vittima sacrificale. Le regole sulla relazione patto di stabilità/sanità furono fissate dal governo Prodi». Anche Attolini si è intrattenuto sulla drammatica carenza di personale. «Ma il sistema – chiarisce – mostra capacità di tenuta».

 

Poi fornisce una serie di numeri per ricordare le 45 «grandi macchine» acquistate con fondi Ue negli ultimi sei anni (Tac: +61%; Risonanze: +56%) e i 123 interventi per la messa a norma del sistema. Il tecnico Attolini invita «la politica» a respingere le «spinte campanilistiche» delle città e «a fare lobby» per la Puglia. Oggi a Roma si discute di riparto del fondo sanitario nazionale: la Puglia rischia di perdere un centinaio di milioni, dopo il decreto sulla spending review. In questo modo sarebbe compromesso il vantaggio finanziario conquistato con il rigore del Piano di rientro.

 

 

di Francesco Strippoli

Fonte: Corriere della Sera