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Tagli dei fondi per la sanità: scoppia la rivolta dei privati

La battaglia si combatterà a suon di ricorsi e controricorsi, avvocati e carte bollate. Scopo: far fare alla Regione un passo indietro e limitare i tagli legati alla spending review. Sono queste le premesse che hanno portato 26 ospedali e cliniche private a presentare 57 ricorsi al Tar, per chiedere l’annullamento dei tagli per il 2013, sanciti da tre delibere dello scorso ottobre. Una vera rivolta, che vede in prima fila il San Raffaele e il Policlinico San Donato, lo Ieo di Veronesi e la Multimedica, il cardiologico Monzino e l’ortopedico Galeazzi.

E che rischia di diventare un bel grattacapo per Palazzo Lombardia, proprio nelle settimane in cui l’assessorato alla Salute lavora a quella riforma che il presidente Roberto Maroni vorrebbe entro luglio, per modificare la legge 33 del 2009. Ovvero, il Testo unico della sanità, che raccoglie tutte le norme dei 17 anni del governo Formigoni, a partire dalla legge 31 del 1997, che ha introdotto il sistema degli accreditamenti. E ha messo sullo stesso piano ospedali pubblici e privati: questi, tra il 1999 e il 2012, hanno visto i loro posti letto passare da 12.355 a 14.670. A fronte della scomparsa di 10mila letti nei presidi pubblici.

I ricorsi al Tar delle strutture private – quasi tutte iscritte all’Aiop, l’Associazione italiana ospedalità privata – sono stati notificati alla Regione tra il 15 febbraio e il 5 marzo. Gli atti sono stati ricevuti anche dagli Icp, in quanto strutture controinteressate: l’ospedale di via Castelvetro, però, con una delibera del 18 aprile ha deciso di non costituirsi in giudizio, visto le contestazioni riguardano i provvedimenti regionali. Al centro dei ricorsi ci sono le diminuzioni dei finanziamenti sanciti dal Pirellone con la delibera 4334 del 26 ottobre scorso. Il documento stabilisce le regole di sistema per il 2013, e la contrazione di rimborsi sia per i ricoveri sia per le visite ambulatoriali a causa della spending review.

Che, nonostante la battaglia dell’assessore alla Salute Mario Mantovani – “Si possono fare riconversioni o ridestinazioni, ma nessun taglio: faremo valere le nostre ragioni al Governo perché penalizzare la sanità lombarda è un’operazione sbagliata”, ha ripetuto in queste settimane – quest’anno al bilancio sanitario regionale sottrae 225 milioni di euro.

La coperta, insomma, è corta. Di qui, i tagli. Che però, secondo le 26 aziende che si sono rivolte al
Tar, inciderebbero di più sulle strutture private che non su quelle pubbliche. Al centro dei ricorsi, anche le due delibere (la 4231 e la 4232 del 25 ottobre 2012) che hanno assegnato in via retroattiva per il 2011 le funzioni non tariffabili, con cui la Regione paga le prestazioni non rimborsate dai Drg. Questi finanziamenti – al centro dell’inchiesta sulla Maugeri di Pavia, che vede tra gli indagati il faccendiere Piero Daccò (già condannato in primo grado a dieci anni per il crack del San Raffaele), Antonio Simone e l’ex governatore Roberto Formigoni – sono stati diminuiti del 7,5 per cento, con un ammontare complessivo sceso dai 994 milioni del 2011 ai 985 del 2012. E ai 960 previsti per il 2013.