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Il decreto pagamento debiti della Pubblica Amministrazione è legge: ecco cosa cambia

Nella giornata di ieri la camera dei Deputati “ha approvato in via definitiva il disegno di legge, già approvato dalla Camera e modificato dal Senato, di conversione, con modificazioni, del decreto-legge 8 aprile 2013, n. 35, recante disposizioni urgenti per il pagamento dei debiti scaduti della pubblica amministrazione, per il riequilibrio finanziario degli enti territoriali, nonché in materia di versamento di tributi degli enti locali”. Si tratta del tanto atteso via libera al decreto per lo sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione, dopo l’esame della Commissione Bilancio sul provvedimento di iniziativa del Governo Monti (cui hanno lavorato gli allora ministri Grilli e Passera).

Come noto da tempo, il Governo stanzierà dunque 40 miliardi (20 nel 2013 e altrettanti nel 2014) per pagare i debiti della pubblica amministrazione maturati entro il 2012. Le risorse arriveranno in larga parte (circa 26 miliardi) dalla Cassa depositi e prestiti, mentre altri 14 miliardi saranno immediatamente pagati da quegli enti che hanno ancora liquidità in cassa. Resta inoltre confermata la tempistica dei pagamenti, con i comuni e le province che hanno 30 giorni di tempo dalla data dell’erogazione degli anticipi per la pubblica amministrazione per regolare i propri debiti con e aziende (le quali devono dimostrare di essere in regola con i loro obblighi) e con i cittadini (o, in alternativa gli enti possono pagare subito “fino al 13% della liquidità presso la tesoreria statale al 31 marzo 2013). Va comunque chiarito che esiste una sorta di “sistema di priorità”, che regola gli anticipi “in favore di società o organismi a totale partecipazione pubblica o con i requisiti richiesti dalla Ue per la gestione in house in modo che siano destinati prioritariamente al pagamento dei debiti che hanno accumulato nei confronti dei loro fornitori“.

Tra modifiche e cambiamenti, il decreto licenziato dalle Camere prevede anche la possibilità per i Comuni di approvare il bilancio preventivo entro il 30 settembre (con una proroga di tre mesi); mentre è stato approvato un emendamento che nei fatti allevia le sanzioni pecuniarie per quegli enti che per pagare i debiti hanno sforato il patto di stabilità (anche su quest’ultimo aspetto ci sono modifiche sostanziali). Da segnalare inoltre che viene prorogato di sei mesi il “termine per l’addio di Equitalia alla riscossione coattiva per conto dei Comuni di tutti i tributi”.