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Ecco come cambierà la sanità in regione

UDINE. Far quadrare i conti garantendo i servizi assistenziali e sanitari. Ripensare l’assistenza sul territorio e la rete ospedaliera del Friuli Venezia Giulia.

La riforma della sanità sarà una delle sfide più importanti per la giunta di Debora Serracchiani. Una partita che si giocherà tutta nei prossimi mesi. E che comincerà con l’abrogazione della riforma varata dal centrodestra; non solo per motivi politici ma anche per quelli tecnici.

Infatti, se dovesse prendere avvio il disegno sulla sanità voluto da Renzo Tondo la macchina dovrebbe avviare alcuni passaggi burocratici già in autunno.

Le linee programmatiche

L’assessore alla Salute Maria Sandra Telesca domani presenterà alla Terza commissione le linee programmatiche. «Punteremo sulle esigenze degli utenti per poi affrontare il tema del territorio e quindi dei distretti sanitari, dell’integrazione socio-sanitaria, del ruolo dei medici di medicina generale per poi passare alla rete ospedaliera», illustra l’assessore. Temi anticipati anche dalla presidente della Regione Debora Serracchiani che in Consiglio durante l’illustrazione del programma aveva proprio parlato dell’esigenza di puntare «sull’integrazione tra enti, istituzioni e operatori», ripristinando le norme sulla partecipazione attiva dei Comuni alla programmazione sanitaria, socio-sanitaria e sociale. L’obiettivo, aveva spiegato Serracchiani, è quello «di aggredire il complesso delle attività degli acquisti, dell’approvvigionamento e della logistica quali nodi strategici per assicurare la sostenibilità futura». Mantenendo così l’osmosi diretta tra l’ospedale di rete e il territorio.

Distretti sanitari

Nuovo ruolo, dunque, per i distretti socio-sanitari che dovranno essere trasformati «nel punto di riferimento di tutto il sistema delle cure primarie, rafforzando la sua autonomia istituzionale e gli strumenti per il governo clinico mediante il coinvolgimento degli operatori e dei professionisti; di sviluppare le forme associative e mettere in rete i medici di medicina generale; l’obiettivo è di aumentare gli orari di accessibilità degli ambulatori, valorizzare il ruolo delle cure primarie e creare aggregazioni di assistenza primaria aperte ai cittadini 24 ore su 24, completando un percorso già iniziato; inoltre, si tratta di assicurare il coinvolgimento dei medici di medicina generale nel governo territoriale, nei Piani di zona e nella gestione delle strutture intermedie e protette. Andranno poi valorizzate tutte le professioni sanitarie con l’obiettivo di estendere ulteriormente l’assistenza domiciliare integrata e l’infermiere di comunità».

I criteri della riforma

«Saranno individuati i percorsi per scrivere la riforma sanitaria che dovrà tener conto di tre criteri: clinico-assistenziale, di qualità e assistenza, di valutazione e dell’impatto delle tecnologie», spiega ancora l’assessore Telesca. Temi entro i quali s’intrecciano i servizi del territorio e della rete ospedaliera, del percorso materno-infantile, quello oncologico e, infine, la realizzazione della centrale unica del 118. La bassa natalità, il peso sulle famiglie della non-autosufficienza, la diffusa precarietà tra i giovani, la frammentazione del sistema socio-sanitario, pur capillare ma ridondante su taluni aspetti, rappresentano «le questioni che rischiano di pregiudicare il futuro della comunità regionale», aveva constatato la presidente del Friuli Venezia Giulia in Consiglio regionale. E la riforma dovrà tenere conto anche di questi aspetti.

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