Federazione Sindacati Indipendenti

Sanità, chiesti danni per 100 milioni

PESCARA. E’ una pioggia di milioni di euro quella che gli avvocati delle parti civili del processo sanità chiedono ai vari imputati coinvolti nell’inchiesta sulla malasanità abruzzese. E’ stato il giorno del debutto delle parti civili, quello di ieri al processo che ha disarcionato la giunta dell’ex presidente della Regione Ottaviano Del Turco: gli avvocati di tutte le Asl e delle case di cura private, tra cui Pierangeli, hanno chiesto i danni agli imputati arricchendo di ulteriori particolari la requisitoria dei pm Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli.

Come la procura, nelle sue richieste di condanna per i 25 imputati, aveva raggiunto la cifra record di quasi cent’anni di carcere con il picco di 12 anni riservato a Del Turco, così le parti civili hanno concluso con un’esorbitante richiesta di risarcimento a titolo di provvisionale, ovvero immediatamente esecutiva in caso di condanna: oltre 100 milioni di euro in totale. All’appello manca ancora l’arringa della Regione, la parte lesa per eccellenza ma il cui avvocato del foro di Milano Daniele Benedini, chiamato a parlare ieri secondo il calendario fissato da tempo, ha spiazzato il presidente del collegio Carmelo De Santis non presentandosi all’udienza e suscitando i rimbrotti degli altri legali: «Siamo tutti di fuori e siamo venuti, la Regione non ha mandato una nota, una giustificazione, un certificato». Benedini recupererà il 20.

«Soldi come status symbol». Le arringhe del processo sono state aperte da molti avvocati di altre regioni che, in questi due anni di dibattimento, hanno sempre partecipato alle udienze e sono state concluse dall’avvocato del foro di Pescara Tommaso Marchese che, insieme ad Augusto La Morgia e Giovanni Di Biase, difende l’Associazione italiana ospedalità privata (Aiop) e le case di cura Pierangeli, Villa Letizia, Villa Serena e Spatocco: «Signor presidente, in questo processo abbiamo scoperto un mondo di illegittimità», ha detto a un tratto Marchese nella sua arringa conclusa dalla richiesta, per le 5 parti civili, di 5 milioni complessivi.

Prima di Marchese, è stato il turno dell’avvocato Alessandro Gamberini del foro di Bologna che, insieme al collega Salvatore Tesoriero, ha illustrato i danni che sarebbero stati ricevuti dalle Asl delle province dell’Aquila, di Chieti e di Teramo in seguito ai reati che sarebbero stati commessi da alcuni imputati. La cifra più grande è stata quella di quasi 22 milioni di euro che la Asl di Chieti ha chiesto a Vincenzo Angelini, all’ex assessore alla sanità Vito Domenici, all’ex deputato del Pdl Sabatino Aracu, all’ex manager della Asl di Chieti Luigi Conga e al procuratore speciale della Barclays Bank di Londra Marco Penna perché corrispondente, come ha illustrato Gamberini, al reato di truffa: «L’equivalente dei crediti non performing inseriti abusivamente nella cartolarizzazione». Nella sua arringa, Gamberini ha accennato anche alle foto di Angelini, quelle che i superperiti del tribunale hanno datato al 2 novembre 2007 come riscontrato dalla procura. «All’inizio potevano sembrare un argomento difensivo», ha detto il legale, «ma dopo la superperizia sono diventate una campana a morto».

Nel suo atto d’accusa agli imputati, l’avvocato ha anche fatto riferimento al diverso uso dei soldi da parte delle due giunte di centrodestra e di centrosinistra: «Fino al 2005», ha detto, «abbiamo visto usare il denaro contestato come status symbol acquistando Porsche e case in Sardegna mentre il centrosinistra ha avuto un rapporto più discreto col denaro», aggiungendo, «che se per Del Turco non sono stati trovati i soldi, questo non basta a provare la sua estraneità». Se le Asl di Lanciano, Vasto e Chieti hanno chiesto la cifra più grande di oltre 56 milioni di risarcimento, le cliniche private ne hanno chiesti uno a testa aggiungendo, come molti altri, la condanna di dieci imputati tra cui Del Turco, Lamberto Quarta, Camillo Cesarone e Angelini.

Marchese: «Potremmo parlare delle illegittimità per altri 2 anni». «La giunta Del Turco aveva instaurato un sistema di illegalità diffusa volto a porre in condizione di sudditanza i titolari delle case di cura», ha detto Marchese durante la sua arringa in cui ha ricordato «l’inusuale autorevolezza del testimone Luigi Pierangeli», l’imprenditore accusatore di Angelini che depose per 17 ore illustrando uno spaccato riprovevole della sanità riverberato, ieri, dall’avvocato.

«Il sodalizio criminoso ha raggiunto l’acme della sua veemenza», ha detto il legale, «nei confronti delle case di cura in occasione della negoziazione relativa all’esercizio 2008». «Radicale illegittimità del tetto di spesa», ha proseguito; «abnorme tetto alla sola casa di cura Villa Pini» ha aggiunto spiegando, poi, che «il sodalizio criminoso con il determinante aiuto di Francesco Di Stanislao (ex direttore dell’Agenzia regionale sanitaria) ha abilmente celato l’attività illecita di Villa Pini adottando criteri accomodanti per non interrompere il flusso del “fiume di denaro”, necessaria provvista per le concussioni. Insomma, signor presidente», ha concluso Marchese, «potremmo parlare di violazioni e illegittimità per altri anni ancora».

Il centro