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Farmaci, ai generici medici e pazienti preferiscono quelli griffati

Crisi o non crisi, secondo i medici gli italiani preferiscono il farmaco griffato al più risparmioso generico. E i medici a grande maggioranza non gradiscono affatto la sostituibilità del medicinale in farmacia in base al principio attivo. Perché scienza e coscienza deve prevalere, dicono il 91% dei medici di famiglia. Gioie e dolori dei farmaci generici (gli «equivalenti») all’italiana. Da un sondaggio CompuGroupMedical Italia e il settimanale «Il Sole 24 Ore Sanità» emerge uno spaccato del Belpaese che sui farmaci stenta, e parecchio, a cambiare abitudini. Con i cittadini, forse non abbastanza informati, che preferiscono, soprattutto se anziani, continuare le cure con i propri farmaci, anche se magari debbono metterci qualcosa (e non solo) di tasca propria. E i medici di base, i massimi prescrittori di farmaci, che non rinunciano a rivendicare il proprio ruolo. Secondo scienza e coscienza, appunto.

Camici bianchi spaccati
Dall’indagine sono emersi dubbi e certezze dei cittadini e dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta sulle nuove regole che riguardano la prescrizione dei farmaci generici. Un sondaggio ad ampio spettro, pubblicato sull’ultimo numero del settimanale «Il Sole-24 Ore Sanità», al quale hanno partecipato 1.442 medici, di cui 1.161 Mmg e 281 pediatri convenzionati col Servizio sanitario nazionale (per i risultati si veda il sito de Il Sole 24 Ore Sanità). Risultati che confermano, e rilanciano, le polemiche rinfocolate dopo il varo nel 2012 della legge che ha imposto al medico l’obbligo di indicare sulla ricetta il principio attivo salvo poi, eventualmente, indicare anche il nome del farmaco. Quello griffato, appunto. Tanto che secondo Farmindustria c’è stato un vero e proprio crollo verticale delle vendite dei farmaci griffati. Ma quell’obbligo, secondo i risultati del sondaggio, viene giudicato «utile» solo dal 51% dei medici. L’altra metà dei dottori, invece, quell’obbligo non lo gradisce. Camici bianchi spaccati come una mela, si direbbe.

Il principio attivo non fa risparmiare?
Ma è andando più a fondo nei giudizi, che i medici iniziano a fare massa. E contestano le nuove regole. Il 67% afferma che l’obbligo di indicare il principio attivo non è «utile» ai fini del contenimento della spesa. Il 71% sostiene che all’atto della prescrizione il 71% degli assistiti preferisce che in ricetta sia indicato il farmaco griffato, quella che costa di più. Curioso, quando la crisi sta svuotando le tasche delle famiglie. E chissà quale fascia di popolazione interessa, probabilmente quella più anziana. E magari meno colpita dalla crisi. Intanto il 36% degli Mmg scrive sulla ricetta la «non sosituibilità» del in farmacia, il 30% lo fa «a volte» e il 34% non lo fa affatto. E se l’80% dei medici di famiglia afferma di informare sempre i pazienti della possibilità di sostituire un farmaco griffato con un generico a costo più basso, ecco che le risposte diventano di stampo quasi “bulgaro” alla domanda: «giudica corretta» la possibilità di intervento del farmacista del farmaco sulla scelta del farmaco in base al principio attivo: il 91% risponde con un «no» secco. Anche perché, affermano i medici di famiglia e i pediatri intervistati, il 71% dei pazienti ai quali viene indicato in ricetta sia il principio attivo che il nome del farmaco, all’atto dell’acquisto preferisce il prodotto griffato. Il che andrebbe verificato con i farmacisti, che i farmaci li vendono e tengono la contabilità.

Il 32% ritiene che la somministrazione dei generici possa incidere sull’esito della terapia
Va da sé che solo il 32% degli Mmg ritiene che la somministrazione dei generici possa incidere sull’esito della terapia e il 54% risponde che incide solo «in alcuni casi». Dubbi sulla bontà nei generici, insomma, anche se sul punto le polemiche non mancano. Anzi. Tant’è: il medico di famiglia solo nel 29% dei casi cambierebbe il farmaco per una terapia in corso con generico a costo più basso, il 33% lo farebbe solo «in alcuni casi» e il 38% dice «no», non si cambia. Ultima domanda: caro Mmg, e in studio gli informatori scientifici delle aziende hanno o no ridotto le visite? Il 71% dice che di informatori del farmaco se ne vedono meno, per il 25% nulla è cambiato, per il 4% invece le visite in studio sono addirittura cresciute. Magari chiediamolo anche ai pazienti. Chissà cosa ne pensano.