Federazione Sindacati Indipendenti

Niente pace per il lavoro accessorio

Nel giro di circa un mese il Ministero del Lavoro rettifica il proprio parere sul lavoro occasionale accessorio (il lavoro a voucher): semplice fermata o retromarcia? Dopo la Circolare n. 4/2013, che aveva destato non pochi dubbi e perplessità negli operatori, il Ministero del Lavoro ritiene di fornire ulteriori delucidazioni che – per gli aspetti affrontati – vanno in direzione opposta a quella di recente esplicitata con la circolare suddetta.

E’ però subito necessario aggiungere che il compito del Ministero è reso più difficile da una norma (la riforma Fornero, L. 92/2012) che nel modificare le regole relative alla fattispecie obiettivamente non è chiara ed è ambigua in diversi punti, così da rendere ardua la missione di chi volesse fissarne in modo organico ed inequivoco i contenuti.
I punti oggetto di riflessione ulteriore (e cambio di indirizzo) sono tre, e sono contenuti nella nota prot. n. 3439 del 18 febbraio 2013.

Un punto fondamentale riguarda la validità temporale dei voucher. Nella circ. 4/2013 il Ministero, sulla scorta del nuovo dettato normativo che descriveva i buoni (voucher) come “orari, numerati progressivamente e datati”, aveva sostenuto che il riferimento alla data andasse inteso come l’introduzione di un limite temporale di utilizzo dei voucher, che il Ministero individuava in 30 giorni (tuttavia, non si comprende con quale criterio o riferimento) .
Preso atto che (quantomeno allo stato attuale) detti limite costituisce un notevole intralcio burocratico per tutti i rapporti occasionali che si dilatassero oltre i 30 giorni o che si interrompessero prima del termine stabilito, il Ministero sostiene che per il momento i buoni potranno essere acquistati e fruiti senza limiti temporali, fino alla modifica delle procedure (soprattutto telematiche) da parte dell’ente gestore del servizio (Inps): in pratica, per ora è tutto come prima ed i voucher non avranno una “scadenza”.

Pertanto sembrerebbe uno stop solo momentaneo e non un cambio di direzione (il Ministero ribadisce che non appena Inps sarà pronto, il limite andrà in vigore): tuttavia, è auspicabile che ci si trovi di fronte ad un pretesto atto a mascherare un vero proprio revirement, magari in attesa di tempi migliori e soprattutto di ipotesi di revisione normativa; il limite temporale, infatti, è uno fra i diversi intralci burocratici che rischiano di appesantire una fattispecie fin qui contraddistintasi per semplicità ed immediatezza gestionale.

Importante, sempre nella nota in argomento, è un cambiamento, stavolta stabile, riguardo alla disciplina sanzionatoria: il Ministero, sciogliendo un dubbio che permaneva dalla prima diffusione della norma, aveva affermato che il mancato rispetto dei limiti economici previsti dalla legge (si ricordi: 5.000 euro netti ad anno solare in capo al singolo prestatore per tutti i rapporti intrattenuti con i committenti, in casi di committenti imprese o professionisti il limite per committente è di 2.000 netti annui) avrebbe comportato la trasformazione del rapporto in subordinato a tempo indeterminato, in quanto forma comune del rapporto di lavoro. L’eventuale riferimento a mansioni fungibili con quelle svolte da altro personale dipendente non mitigava obiettivamente la portata vessatoria della disposizione.
E’ di tutta evidenza, tuttavia, che uno dei suddetti limiti (quello riferito al prestatore) è di conoscenza del solo lavoratore e difatti il Ministero nella circolare 4/2013 sottolineava l’opportunità per il committente di ottenere dal prestatore un’autodichiarazione ex art. 46 DPR 445/2000. Tuttavia, in caso falsità o inesattezza di tale dichiarazione che avesse determinato il superamento dei limiti di legge,al di là di ipotetici effetti penali in capo al dichiarante la precedente posizione ministeriale sembrava comunque orientata a procedere con la trasformazione del rapporto, onerando pertanto (dei relativi costi e sanzioni) il committente incolpevole.

Ora il Ministero, più equilibratamente, afferma che se il committente ottiene la predetta autodichiarazione, da parte del prestatore, realizza un elemento necessario e sufficiente ad evitare conseguenze sanzionatorie (per il committente). Decisamente un’attenuazione di rigidità, anche se in tal caso resta ancora da capire – si ritorna nella situazione precedente la nota 4/2013 – cosa succederà al rapporto ed a ciascuna delle parti.

Infine viene affrontato anche il tema del valore orario del voucher, un’altra novità della riforma, che ha legato il valore del voucher ad il corrispettivo (minimo, secondo il Ministero) di un’ora di prestazione. Anche il tal caso, la norma (e la prassi, poiché la norma non è chiarissima nemmeno su questo punto) appare poco congrua rispetto a lavoretti minimi, magari svolti da personale privo di qualifica (es. studenti) ovvero senza il riscontro di un parametro temporale (i voucher possono benissimo servire a retribuire anche un lavoro di tipo autonomo a risultato- ancorché occasionale e minimo).
Riaffermato nella circ. 4 tale principio, ora il Ministero del lavoro stabilisce che solo per il settore agricolo (dotato di una sua specificità) per la retribuzione oraria è possibile parametrarsi alla contrattazione collettiva di riferimento maggiormente rappresentativa , riferita al lavoro subordinato. Pertanto, a differenza di tutti gli altri settori, in agricoltura il voucher torna ad essere mero strumento di pagamento e per retribuire il prestatore occasionale ci si potrà basare su un valore minimale, corrispondente alla retribuzione orario minima del CCNL (confrontato con il valore nominale del voucher).

Ad esempio, se tale retribuzione oraria minima fosse di euro 8,00 e il lavoratore agricolo avesse lavorato 100 ore, il valore dei buoni da acquistare per retribuirlo sarebbe di 800 (8×100, pari a 80 voucher da 10) e non di 1.000 (100 ore x 10 voucher).
Anche il tal caso, un minimo e momentaneo allentamento della morsa, senza però che (ancora una volta) si comprenda entro quale riferimento normativo si muova il Ministero (né esso lo esplicita) per asserire il valore orario minimo del voucher ed anche la specialità del settore agricolo (dato che vi sono molto altri settori ove la paga lorda oraria di un lavoratore è parecchio inferiore ai 10 euro).

di Andrea Asnaghi
da Il Quotidiano Ipsoa