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Valutazione dei rischi, le nuove procedure standardizzate

Con il Comunicato “Recepimento delle procedure standardizzate di effettuazione della valutazione dei rischi di cui all’articolo 29, comma 5, del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modifiche ed integrazioni, ai sensi dell’articolo 6, comma 8, lettera f), del medesimo decreto legislativo”, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 285 del 6 dicembre 2012 (cfr. ), il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha reso noto che con Decreto Interministeriale del 30 novembre 2012 sono state approvate le “procedure standardizzate” per la valutazione dei rischi di cui all’articolo 29, comma 5, del decreto legislativo n. 81/2008 e s.m.i., redatte ai sensi dell’articolo 6, comma 8, lettera f), del medesimo decreto, reperibili nel sito Internet del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali all’interno della sezione “Sicurezza nel lavoro”.

Il Decreto Interministeriale Lavoro e Politiche Sociali-Salute-Interno del 30 novembre 2012 arriva al termine di un lungo periodo di gestazione e di elaborazione. L’art. 6, comma 8, lettera f), del D.Lgs. 9 aprile 2008 “Attuazione dell’articolo 1 della Legge 3 agosto 2007, n. 123 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” e s.m.i. prevedeva infatti che la Commissione Consultiva Permanente per la salute e sicurezza sul lavoro avrebbe dovuto elaborare, entro e non oltre il 31 dicembre 2010, le procedure standardizzate di effettuazione della valutazione dei rischi di cui all’articolo 29, comma 5, tenendo conto dei profili di rischio e degli indici infortunistici di settore, da recepirsi con decreto dei Ministeri del Lavoro e delle Politiche Sociali, della Salute e dell’Interno, acquisito il parere della Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e Province autonome di Trento e di Bolzano.

In realtà, con il consueto ritardo che accompagna tutto il processo di attuazione del “Testo Unico”, solo il 16 maggio 2012 la Commissione Consultiva licenziava le “nuove” procedure standardizzate che ricevevano il parere favorevole della Conferenza Permanente il 25 ottobre 2012 per poi essere definitivamente approvate con il citato Decreto Interministeriale del 30 novembre 2012.
Il documento sulle procedure standardizzate individua il modello di riferimento per l’effettuazione della valutazione dei rischi per le imprese che occupano fino a 10 lavoratori, ma può essere utilizzato anche dalle imprese con numero di lavoratori non superiore a 50.
Scopo della procedura standardizzata è proprio quello di indicare un percorso per effettuare la valutazione dei rischi o aggiornarla, in modo da individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e programmare gli interventi da mettere in atto per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza.

Similmente alle “vecchie” procedure sono escluse dall’utilizzo delle procedure standardizzate le aziende che, a prescindere dalla consistenza numerica, presentano rischi particolari, e cioè ai sensi dell’art. 31, comma 6, del D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i., le aziende industriali a rischio d’incidente rilevante, le centrali termoelettriche, gli impianti ed le installazioni nucleari e le aziende per la fabbricazione ed il deposito di esplosivi, polveri e munizioni.
Quanto alle aziende fino a 50 lavoratori, sono escluse dalla possibilità di adottare le procedure, oltre a quelle appena citate, anche le aziende in cui si svolgano attività che espongano i lavoratori a rischi chimici, biologici, da atmosfere esplosive, cancerogeni, mutageni, connessi alla esposizione all’amianto.
Le procedure standardizzate possono invece essere adottate anche dalle aziende, ricomprese nei limiti dimensionali indicati, che rientrano nel campo di applicazione del titolo IV del D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i. (attività edili e di genio civile) per la valutazione dei rischi generali d’impresa (resta infatti fermo l’obbligo di elaborazione di uno specifico POS – Piano Operativo di Sicurezza – per ogni cantiere in cui l’azienda andrà ad operare), come fatto intendere, a dire il vero con una formulazione non troppo chiara, dall’art. 29, comma 6-bis, del decreto “81”.

Le procedure standardizzate per la valutazione dei rischi sono composte di due parti, cioè le procedure vere e proprie con le istruzioni per l’utilizzo e la modulistica per la redazione del documento di valutazione dei rischi, e prevedono quattro passi operativi.
Il primo passo è relativo alla descrizione dell’azienda, del ciclo lavorativo e delle attività aziendali e delle mansioni svolte dai lavoratori. A questo proposito sono presenti due diversi moduli (modulo 1.1 e 1.2) da compilare il primo per la descrizione generale dell’azienda e il secondo per la descrizione delle lavorazioni aziendali e l’identificazione delle mansioni dei lavoratori.
L’esame delle fasi che compongono il ciclo di attività aziendali deve essere completo, includendo anche quelle di manutenzione, ordinaria e straordinaria, riparazione, pulizia, arresto e riattivazione, cambio di lavorazioni, ecc. Ad esempio è importante evidenziare, ove presenti, le situazioni lavorative particolari quali il lavoro notturno, il lavoro in solitario, le attività esterne effettuate presso aziende in qualità di appaltatore, le attività svolte in ambienti confinati e i lavori in quota.
Il secondo passo è invece relativo all’individuazione dei pericoli presenti in azienda e nell’attività lavorativa. Tali pericoli sono legati alle caratteristiche degli ambienti di lavoro, delle attrezzature di lavoro, degli impianti, degli agenti fisici, chimici, cancerogeni, mutageni o biologici, pertinenti in tutte le attività svolte, comprese quelle di manutenzione, ordinaria e straordinaria, riparazione, pulizia, arresto e riattivazione, cambio di lavorazioni, ecc.

Inoltre vanno presi in considerazione i pericoli legati a fattori correlati all’organizzazione del lavoro adottata, alla formazione, informazione e addestramento necessari e, in generale, a qualunque altro fattore potenzialmente dannoso per la salute e la sicurezza dei lavoratori.
Per individuare i pericoli di ogni attività, ai quali si dovrà cercare di non esporvi senza necessità i lavoratori addetti ad altre lavorazioni, va utilizzato il modulo 2 presente nel documento allegato al decreto interministeriale. Il modulo riporta le famiglie di pericoli, i pericoli singoli, i riferimenti legislativi pertinenti ai vari pericoli e alcuni esempi di incidenti e criticità. In riferimento alle attività svolgentesi nei cantieri temporanei e mobili non vanno applicate le disposizioni del Titolo II del D.Lgs. n. 81/2008 e s.m.i. ma quelle contenute nel Titolo IV del medesimo decreto per l’individuazione dei pericoli nel luogo di lavoro temporaneo o mobile.

Il terzo passo è la valutazione dei rischi associati ai pericoli individuati e l’identificazione delle misure di prevenzione e protezione da attuarsi ai sensi della legislazione pertinente di salute e sicurezza. Qualora si verifichi che non tutte le misure di prevenzione e protezione previste dalla legislazione sono state attuate, si dovrà dar conto che si provvederà con interventi immediati di prevenzione e protezione.
Quindi per ciascun pericolo individuato nel modulo 2 si deve accertare che i requisiti previsti dalla legislazione vigente siano soddisfatti (se del caso, anche avvalendosi delle norme tecniche), verificando che siano attuate tutte le misure tecniche, organizzative, procedurali, di dotazione di dispositivi di protezione collettivi DPC e individuali DPI, di informazione, formazione e addestramento, di sorveglianza sanitaria (ove prevista), necessarie a garantire la salute e sicurezza dei lavoratori. Inoltre nella valutazione si deve tener conto delle condizioni che possono determinare una specifica esposizione ai rischi, tra i quali si citano quelli riguardanti le lavoratrici in stato di gravidanza, secondo quanto previsto dal D.Lgs. 26 marzo 2001 n. 151 e s.m.i., quelli connessi alle differenze di genere, all’età, alla provenienza da altri paesi e quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale.

Il modulo 3 (suddiviso in due sezioni, “Valutazione dei rischi e misure attuate” e “Programma di miglioramento”) permette di documentare sinteticamente la valutazione dei rischi, l’individuazione delle misure di prevenzione e protezione attuate e il programma di miglioramento. Per avere una più efficiente gestione delle misure di prevenzione e protezione di ciascun lavoratore è possibile inserire una codifica specifica per ciascuna mansione identificata svolta in azienda dai lavoratori, in modo da collegare il nominativo dei lavoratori operanti in azienda alle mansioni svolte.
La valutazione dei rischi deve essere effettuata per tutti i pericoli individuati, utilizzando le metodiche ed i criteri ritenuti più adeguati alle situazioni lavorative aziendali, tenendo conto dei principi generali di tutela previsti dall’art. 15 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i. In particolare laddove la legislazione fornisce indicazioni specifiche sulle modalità di valutazione (ad es. rischi fisici, chimici, biologici, incendio, videoterminali, movimentazione manuale dei carichi, stress lavoro-correlato, ecc) si adotteranno le modalità indicate dalla legislazione stessa, avvalendosi anche delle informazioni contenute in banche dati istituzionali nazionali ed internazionali; in assenza invece di indicazioni legislative specifiche sulle modalità di valutazione, si utilizzeranno criteri basati sull’esperienza e conoscenza delle effettive condizioni lavorative dell’azienda e, ove disponibili, come strumenti di supporto, sui dati desumibili dal registro infortuni, dai profili di rischio, dagli indici infortunistici, dalle dinamiche infortunistiche ricostruite, dalle liste di controllo, dalle norme tecniche, dalle istruzioni di uso e manutenzione, ecc.

Infine il quarto passo è relativo alla definizione del programma di miglioramento, inteso come il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza (fra le quali ad esempio il controllo delle misure di sicurezza attuate per verificarne lo stato di efficienza e di funzionalità). Le misure che saranno ritenute opportune per il miglioramento della tutela della salute e sicurezza dei lavoratori devono essere indicate nel modulo 3, assieme ai dati relativi all’incaricato della realizzazione (che può essere lo stesso datore di lavoro) e alla data di attuazione delle stesse.
Qualora il datore di lavoro lo ritenga opportuno ai fini di una migliore descrizione del processo di valutazione del rischio eseguito e della gestione della attuazione delle misure di prevenzione e protezione, la modulistica proposta, reperibile all’indirizzo Internet www.lavoro.gov.it in formato editabile, può essere ampliata con informazioni ulteriori da riportarsi in colonne aggiuntive ai moduli.

Ai sensi della circolare del Ministero del Lavoro del 18 marzo 2004, le considerazioni espresse sono frutto esclusivo dell’autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’amministrazione di appartenenza.
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di Maurizio Magri
da Il Quotidiano Ipsoa