Federazione Sindacati Indipendenti

Contributo licenziamento: l’INPS scioglie i dubbi

Di nuovo oggetto di intervento da parte dell’INPS la Riforma Fornero nella parte ove prevede che, in caso di interruzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, sia dovuto un contributo. Chiariti alcuni casi critici che hanno destato dubbi applicativi negli scorsi mesi e confermato, nella sostanza, quanto affermato dall’Istituto con precedente (e criticata) circolare.

L’Inps, dopo le polemiche e le aspre critiche mosse dai datori di lavoro e dai consulenti del lavoro (cfr. ; ), fa seguito alla circolare n. 44/2013 (cfr. ) con la quale sono stati illustrati i criteri impositivi e la portata del nuovo contributo – dovuto sulle interruzioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato, intervenute dal 1° gennaio 2013 – introdotto dall’articolo 2, commi da 31 a 35 della legge n. 92/2012.

Testualmente, la legge prevede che “Nei casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per le causali che, indipendentemente dal requisito contributivo, darebbero diritto all’ASpI, intervenuti a decorrere dal 1° gennaio 2013, è dovuta, a carico del datore di lavoro, una somma pari al 41 per cento del massimale mensile di ASpI per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni. Nel computo dell’anzianità aziendale sono compresi i periodi di lavoro con contratto diverso da quello a tempo indeterminato, se il rapporto e’ proseguito senza soluzione di continuità o se comunque si è dato luogo alla restituzione di cui al comma 30”.

La previsione legislativa, riformulata dalla legge di stabilità 2013, ha presentato aspetti di complessità gestionale e operativa, in relazione ai quali l’Inps ritiene utile fornire le precisazioni che seguono.

Oggetto del contributo e anzianità aziendale

Viene ribadito che la legge ha introdotto un nesso tra il contributo e il teorico diritto all’ASpI da parte del lavoratore il cui rapporto di lavoro è stato interrotto; conseguentemente, i datori di lavoro sono tenuti all’assolvimento della contribuzione in tutti i casi in cui la cessazione del rapporto generi in capo al lavoratore il teorico diritto alla nuova indennità, a prescindere dall’effettiva percezione della stessa.

Riguardo all’anzianità aziendale, come si evince dal tenore letterale della norma, va presa in considerazione quella maturata in relazione all’interrotto rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

A conferma di detta tesi, la legge prevede che, nell’anzianità, siano inclusi anche i periodi a termine, solamente laddove sia intervenuta la trasformazione del rapporto di lavoro (quindi, in assenza di soluzione di continuità) ovvero nei casi in cui si sia dato luogo alla restituzione del contributo 1,40% (situazione che, comunque, comporta una stabilizzazione).

Periodo di prova: Laddove il datore di lavoro receda dal rapporto e detta interruzione generi in capo al lavoratore il teorico diritto all’ASpI, il contributo ex art. 2, comma 31 della legge n. 92/2012 è dovuto.

Anzianità aziendale. Criterio di calcolo dell’anzianità aziendale nel lavoro intermittente: la previsione legislativa si riferisce a tutte le tipologie di lavoro subordinato a tempo indeterminato, compresi quei rapporti che presentano caratteristiche peculiari come il part time o il lavoro intermittente. Con riguardo a tale ultima tipologia, per i lavoratori intermittenti – con o senza disponibilità – i periodi non lavorati non concorrono nel computo dell’anzianità aziendale.

Anzianità aziendale e vicende del rapporto di lavoro: Con riferimento ad alcune vicende che possono caratterizzare la vita stessa del rapporto di lavoro, come le ipotesi di sospensione per aspettativa non retribuita, si precisa che dette situazioni non vanno considerate ai fini della determinazione dell’anzianità aziendale.

Si ricorda, peraltro, che nell’anzianità non rientrano i periodi di congedo straordinario ex articolo 42, c. 5 del D.lgs. 151/2001.

In merito ai lavoratori coinvolti in operazioni societarie ex articolo 2112 c.c., si fa presente che, in caso di interruzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato, ai fini del versamento del contributo in questione, deve essere considerata la durata complessiva del rapporto di lavoro, compreso il periodo svolto presso l’azienda cedente.

Interruzioni di rapporti di lavoro da parte degli organi delle procedure concorsuali

L’Inps ricorda che le situazioni di esclusione dall’obbligo di versamento del contributo in questione sono declinate ai commi 33 a 34 dell’articolo 2 della legge di riforma del mercato del lavoro.

Al fine di evitare un doppio prelievo, il legislatore, fino al 31 dicembre 2016, ha escluso dall’onere del contributo ex articolo 2, c. 31, le aziende tenute al versamento del contributo di cui all’articolo 5, comma 4, della legge 23 luglio 1991, n. 223. Riguardo a tale ultimo contributo, il relativo esonero dal versamento, riferito ai lavoratori collocati in mobilità dal curatore, liquidatore o il commissario, è regolamentato dall’articolo 3, c. 3 della medesima legge n.223/91.

Analoga disciplina esonerativa non è contenuta nella legge 92/2012 con riferimento al contributo sulle interruzioni dei rapporti di lavoro.

Ne consegue che, fino a quando sarà operativa l’esclusione prevista dal citato articolo 3 della legge 223/91, la contribuzione di cui all’articolo 2, c. 31 della legge di riforma non riguarderà gli organi delle procedure concorsuali.

Una volta abrogato (1 gennaio 2016) l’articolo 3 della legge n. 223/91, la contribuzione di cui all’articolo 2, c. 31 della legge 92/2012 sarà dovuta anche dai citati organi delle procedure concorsuali che interessano aziende soggette alla legge n. 223/91.

Il medesimo contributo, peraltro, è dovuto dagli organi delle procedure concorsuali che interessano aziende non soggette alla legge 223/91, con riferimento alle interruzioni dei rapporti di lavoro intervenute a far tempo dal 1 gennaio 2013.

Modalità operative

Conferma l’Inps che l’obbligo deve essere assolto entro e non oltre il termine di pagamento della denuncia successiva a quella del mese in cui si verifica la risoluzione del rapporto di lavoro.

Riguardo alle modalità di versamento, si precisa che, laddove la contribuzione sia assolta nel mese successivo a quello in cui si è verificata l’interruzione del rapporto, i datori di lavoro dovranno provvedere alla trasmissione di un flusso individuale, riferito al lavoratore cessato, analogamente a quanto avviene nel caso di liquidazione di arretrati, in cui andrà valorizzato nell’elemento