Federazione Sindacati Indipendenti

Dimissioni e richiesta di convalida presso la DTL

Dimissioni e richiesta di convalida presso la DTL
Qual è la procedura da seguire in caso di dimissioni del lavoratore?

L’Esperto risponde …

Non esistono limiti normativi alla possibilità del lavoratore di dimettersi, recedendo dal contratto di lavoro a tempo indeterminato. Alcune disposizioni legislative hanno previsto nei decenni l’osservanza di particolari formalità.

Si è trattato, in genere, di disposizioni con lo scopo di impedire che il datore di lavoro mascheri sotto forma di dimissioni un licenziamento, oppure che le dimissioni siano rese in un clima di pressione psicologica. Rilevano così, nel caso di specie, le dimissioni della lavoratrice nel periodo durante il quale vige il divieto di licenziamento per le donne in gravidanza e puerperio dall’inizio della gravidanza fino a tre mesi dopo il parto o della lavoratrice e del lavoratore fino a tre anni di età del bambino, di cui all’art. 55, comma 4, D.Lgs. 26 marzo 2001, n. 151, recante il «Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità», come modificato dalla recente riforma del mercato del lavoro di cui alla legge 28 giugno 2012, n. 92.

L’art. 4, commi 16-23, della legge n. 92/2012, infatti, si occupa della tutela della maternità e della paternità, e il comma 16 sostituisce il testo previgente dell’art. 55, comma 4, del D.Lgs. n. 151/2001, al fine di prevedere, appunto, che non soltanto la richiesta di dimissioni presentate dalla lavoratrice, ma anche la risoluzione consensuale del rapporto, durante il periodo di gravidanza, nonché quelle della lavoratrice o del lavoratore durante i primi tre anni di vita del bambino (la norma novellata prevedeva nel testo originario l’estensione del periodo al compimento del primo anno di vita del bambino) o nei primi tre anni di accoglienza del minore adottato o in affidamento, o, in caso di adozione internazionale, nei primi tre anni decorrenti dalla comunicazione della proposta di incontro con il minore adottando (ovvero dalla comunicazione dell’invito a recarsi all’estero per ricevere la proposta di abbinamento), devono essere convalidate obbligatoriamente dal Servizio Ispezione Lavoro della Direzione Territoriale del Lavoro competente per territorio. La norma, infine, prevede espressamente che le dimissioni e la risoluzione consensuale non hanno alcuna efficacia finché non siano convalidate, in quanto alla convalida è «sospensivamente condizionata» la stessa efficacia della risoluzione del rapporto di lavoro.
Il Ministero del Lavoro è intervenuto con la Circolare n. 18 del 18 luglio 2012 a dettare le prime istruzioni operative sulla questione in esame, precisando che in merito alle dimissioni e alla risoluzione consensuale dei rapporti di lavoro la legge n. 92/2012 introduce “un meccanismo volto ad asseverare la genuina volontà del lavoratore di dimettersi o di prestare il proprio consenso nell’ambito di una risoluzione consensuale del rapporto”.

Meccanismo che, come chiarito dalla circolare ministeriale, trova applicazione soltanto con riguardo alle dimissioni presentate e alle risoluzioni consensuali avvenute a partire dal 18 luglio 2012.
Il Ministero rammenta che le fattispecie relative a gravidanza, maternità, adozione e affidamento sono affidate esclusivamente ai Servizi ispettivi delle Direzioni del lavoro, estendendo il periodo di tutela al compimento dei 3 anni del bambino. In ottica di semplificazione, tuttavia, la Circolare n. 18/2012 afferma che “la convalida non è richiesta in tutte le ipotesi in cui la cessazione del rapporto di lavoro rientri nell’ambito di procedure di riduzione del personale svolte in una sede qualificata, istituzionale o sindacale”.

Per cui se le dimissioni o la risoluzione consensuale sono il risultato di una conciliazione amministrativa, sindacale o giudiziaria – ma si ritiene anche di un accordo collettivo aziendale – non occorre procedere alla convalida, poiché “tali sedi offrono le stesse garanzie di verifica della genuinità del consenso del lavoratore cui è preordinata la novella normativa”.
Alla luce di tutto quanto sopra, dunque, per effetto della legge n. 92/2012 e in base alla Circolare n. 18/2012, le dimissioni del lavoratore padre di figlio minore degli anni tre vanno necessariamente convalidate, ai fini della loro efficacia e validità, presso la Direzione territoriale del lavoro competente per territorio.

Ben diversa è, invece, la questione inerente la tutela del padre lavoratore illegittimamente licenziato, giacché in base all’art. 54, comma 7, del D.Lgs. n. 151/2001, come modificato dall’art. 2, comma 2, del D.Lgs. n. 5/2010, il datore di lavoro può essere punito per aver licenziato il lavoratore padre solo se ha fruito del congedo di paternità e fino al compimento di un anno di età del bambino, con la sanzione pecuniaria amministrativa da euro 1.032 a euro 2.582 (art. 54, comma 8, D.Lgs. n. 151/2001).

Le considerazioni sono frutto esclusivo del pensiero dell’Autore e non hanno carattere in alcun modo impegnativo per l’Amministrazione alla quale appartiene.

di Pierluigi Rausei
da Esperto Ipsoa