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Esuberi pubblico impiego: a fine luglio si decide il futuro di 7800 statali

Si era già parlato di questo problema negli scorsi mesi, ma ora che i nodi sono venuti al pettine i ministeri e gli altri rami della pubblica amministrazione centrale dovranno decidere sulla sorte delle circa 7.800 eccedenze nel pubblico impiego.

7.400 dipendenti, il resto dirigenti. Il personale in eccedenza, secondo il governo si concentra principalmente nell’Inps, che dopo la fusione con Inpdap ed Enpals ha dovuto rivedere a fondo la propria organizzazione. Mentre circa 3.236 esuberi sono disseminati presso gli altri ministeri, ed il restante appartiene agli enti pubblici non economici, quali Aci, Istat etc, ed Enac, l’ente nazionale dell’aviazione civile.

Fu il precedente governo tecnico guidato da Monti, che nel decreto del luglio 2012 sulla revisione di spesa, diede lo start a tutta la procedura. Prima cosa da fare, sarà il raggruppamento dei dipendenti che raggiungerebbero i requisiti previdenziali pre-riforma Fornero entro la fine dell’anno. Successivamente toccherà agli altri, con progetti di mobilità, per destinare alle amministrazioni che ne hanno bisogno il personale in eccesso negli uffici in cui si trova oggi.

Una mobilità prevista già dall’ordinamento ma mai attuata, che riserva all’interessato l’80% dello stipendio tabellare, ma a seconda dei casi può arrivare anche al 50% dello stipendio, il tutto per due anni, dopo i quali scatterà il licenziamento.

Anche per le pubbliche amministrazioni territoriali, Regioni, Province e Comuni, sono previsti esuberi, ma in questo caso tutto è stato fatto giacere, dato che i parametri fissati 12 mesi fa per individuare le eccedenze non sono stati applicati. Per esempio, per gli enti locali, la legge riserva le stesse misure previste per gli statali, ma nessuno si è mai messo a calcolare le medie delle diverse classi dimensionali di enti, e di conseguenza tale norma giace appunto nella ‘Gazzetta Ufficiale’.

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