Federazione Sindacati Indipendenti

meno denunce contro medici e sanitari, ma aumentano i costi dei premi e dei risarcimenti

Cala il numero delle denunce contro i medici e le strutture sanitarie. Dai 33.700 sinistri registrati nel 2010 si è passati ai 31.400 del 2011. Non un calo vertiginoso, poco meno del 7%, ma assai significativo se si pensa che dal 1994 il numero di questo tipo di sinistri è cresciuto di oltre il 200%.

E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto Ania (Associazione nazionale imprese assicuratrici) sui sinistri nell’area medica, presentato oggi dall’Associazione delle assicurazioni.

Analizzando i dati dell’Ania si scopre che a diminuire è sia il numero delle denunce contro i singoli professionisti (11.782 contro 12.329 dell’anno precedente) sia quelle contro le Asl (19.627 contro 21.353 del 2010).

Stima del numero di sinistri denunciati. La stima del numero di sinistri denunciati alle imprese di assicurazione italiane nel 2011 ha sfiorato i 31.500 casi, di cui quasi i due terzi relativi a polizze stipulate dalle strutture sanitarie. Il numero dei sinistri ha registrato una riduzione del 6,7% rispetto al 2010, proseguendo la tendenza già avviata nell’anno precedente, quando diminuivano dell’1,0%; malgrado la contrazione, questo numero rimane tra i più elevati dell’ultimo decennio. A diminuire maggiormente sono stati i sinistri relativi alle strutture sanitarie (-8,1%), probabilmente come effetto della crescente attenzione posta dalle stesse nell’analisi e nel monitoraggio dei rischi sanitari, al fine di prevenire o limitare i risarcimenti dovuti a malpractice medica.

Se si esaminano le generazioni più mature (dal 1994 al 2001), mediamente i due terzi dei sinistri denunciati alle compagnie, per il totale della r.c. medica, vengono chiusi senza seguito. In particolare tale percentuale è più elevata per i sinistri relativi alle strutture sanitarie (mediamente pari nel periodo al 72%), anche se occorre segnalare che parte di questi sono poi risarciti direttamente dalle strutture stesse in quanto ricadono sotto la franchigia contrattuale.

Per i sinistri relativi alla r.c. professionale mediamente il 60% dei sinistri denunciati non dà seguito a un risarcimento.

Le percentualirelative ai sinistri liquidati (numeri e importi) sono relativamente basse per le generazioni più recenti di sinistri in quanto è generalmente incerta sia l’effettiva responsabilità dell’assicurato sia l’entità del danno. Le percentuali crescono al crescere dell’anzianità della generazione dei sinistri attestandosi a valori superiori al 90% per quelle con oltre dieci anni di sviluppo. Occorre segnalare che dopo 18 anni, la generazione del 1994 mostra un 2,3% di sinistri che devono ancora essere definiti (oltre il 7% degli importi dell’intera generazione) a testimonianza che occorrono un numero elevato di anni per definire le controversie giudiziarie che scaturiscono da tali tipologie di danni.

A causa della complessità della valutazione delle menomazioni fisiche e della frequente insufficienza di informazioni disponibili subito dopo il verificarsi dell’incidente, la valutazione del sinistro da parte delle compagnie sia in molti casi sottostimata. A ciò si aggiunga l’incertezza nella quantificazione del danno legata alla frequente evoluzione degli orientamenti giurisprudenziali in materia di entità del danno da risarcire.

I premi. La stima dei premi del lavoro diretto italiano per l’esercizio 2011 è pari a circa 525 milioni di euro di cui il 57% relativo a polizze stipulate dalle strutture sanitarie e il restante 43% relativo a polizze stipulate dai professionisti sanitari. Va notato che la statistica non comprende i premi raccolti dalle imprese europee operanti in Italia in regime di libertà di prestazione di servizi, alcune delle quali particolarmente attive nel settore. Rispetto all’anno precedente i premi si sono incrementati del 5,5%: vi ha contribuito essenzialmente l’aumento di oltre otto punti percentuali registrato dal volume premi relativi alle polizze dei professionisti, probabilmente anche a causa di una rivisitazione dei prezzi assicurativi resasi necessaria per il persistente disequilibrio economico del settore. Pur se in misura più contenuta (+3,6% rispetto al 2010) risultano in aumento anche i premi relativi alle strutture sanitarie.

Il tasso annuo di crescita dei premi complessivi nel periodo 2001-2011 si attesta al 7,3% (rispettivamente 5,5% per le strutture sanitarie e 10,3% per i professionisti).

Il costo dei risarcimenti. Sono gli andamenti in forte crescita del costo dei risarcimenti, congiuntamente a un numero elevato di denunce che le imprese registrano di anno in anno, a determinare risultati estremamente negativi per i conti tecnici del settore e, quindi, valori particolarmente elevati del rapporto sinistri a premi. Anche in questo caso, per una corretta valutazione dell’andamento del business assicurativo oggetto di questa analisi, occorre osservare lo sviluppo del rapporto sinistri a premi nei diversi anni.

Al 31 dicembre del 2011 il rapporto medio dei sinistri a premi per le varie generazioni si attesta al 175%. Relativamente alla generazione più recente si nota che il rapporto si attesta al 147%.

Per quanto riguarda l’evoluzione del rapporto S/P, man mano che la percentuale di sinistri liquidati aumenta e che le informazioni sui sinistri diventano più consolidate, si notano tre distinti fenomeni:

– per le generazioni di sinistri protocollati dal 1994 al 2004, il rapporto sinistri a premi valutato al 31 dicembre 2011 assume valori particolarmente elevati (da 174% della generazione 2004 a oltre 310% per le generazioni 1997 e 1998);

– dalla generazione 2005 a quella 2008 il rapporto tra sinistri e premi tende a essere più contenuto, pur restando su livelli di evidente diseconomicità;

– negli ultimi tre anni disponibili (dal 2009 al 2011) il rapporto sinistri a premi, pur non raggiungendo le punte estreme degli anni dal 1994 al 2004, ha mostrato valori comunque in peggioramento rispetto agli anni dal 2005 al 2008.

Le necessità per welfare e sanità. Occorre anzittutto promuovere le coperture assicurative contro il rischio di non autosufficienza secondo il presidente Ania Aldo Minucci.

In particolare, secondo Minucci, è necessario studiare gli aspetti operativi dell’inserimento automatico di una copertura LTC nell’offerta dei fondi pensione, individuando un’appropriata disciplina fiscale.

«Si tratta di misure semplici, prospetticamente a costo zero per la finanza pubblica, ma idonee a rafforzare le tutele dei cittadini che terminano l’attività lavorativa», ha detto.

Considerazioni analoghe possono essere fatte per un’altra componente essenziale del welfare italiano, quella della sanità. «Un’area dove la domanda di servizi è destinata ad aumentare fortemente – ha detto Minucci – a seguito dell’invecchiamento della popolazione, ma dove la capacità di risposta dello Stato troverà sempre maggiori limiti nei vincoli della finanza pubblica. Preoccupa, di fronte a questa tendenza, quanto emerge con sempre maggiore evidenza dalle indagini di opinione: il fatto cioè che si sta diffondendo – a causa di risorse insufficienti o di tempi di attesa molto lunghi – un atteggiamento di rinuncia alle cure sanitarie da parte dei cittadini meno abbienti. E preoccupa anche il persistere di enormi divari territoriali sul fronte della qualità e dell’efficienza dei servizi offerti dal sistema pubblico. Questo non è accettabile», secondo Micucci.

«È giunto il momento – aggiunge – di una riflessione profonda sul ruolo e gli ambiti di operatività dei due pilastri di finanziamento – pubblico e privato – del nostro sistema sanitario, al fine di garantire una migliore copertura dei bisogni dei cittadini, a costi più contenuti».

C’è poi la responsabilità civile dei medici e delle strutture sanitarie che continua a essere secondo l’Ania «di grande attualità a causa della numerosità delle denunce e dell’aumento delle somme risarcite per i casi di malasanità».

Con effetti, molto negativi, per il sistema sanitario e per i suoi operatori, che si traducono in più elevati costi diretti e indiretti e nella difficoltà – per alcune specializzazioni – di trovare copertura a prezzi ragionevoli. L’industria assicurativa, a sua volta, ha registrato in questi anni ingenti perdite economiche a seguito del costante trend di crescita delle denunce e degli importi dei risarcimenti.

«La situazione, per tutti i soggetti interessati, non è più sostenibile – afferma Minucci. – Vanno dunque identificate, e prontamente applicate, misure utili per mitigare il rischio di malpractice medica, contenere il livello dei costi e incrementare la disponibilità dell’offerta di coperture assicurative. A nostro avviso – prosegue il presidente – la prima di queste misure riguarda l’area della prevenzione. L’inserimento della figura del risk manager in tutte le strutture sanitarie, lo sviluppo di adeguati processi di formazione per medici e operatori, il monitoraggio sistematico degli errori sono tutti interventi che delimiterebbero significativamente questo rischio, concorrendo a ridurre il costo complessivo dei sinistri».

Una seconda misura riguarda l’eliminazione della responsabilità per colpa degli esercenti le professioni sanitarie che provino di aver rispettato, nello svolgimento della loro attività, appropriati protocolli di comportamento medico-sanitari. In terzo luogo, occorre la previsione di tabelle valutative del danno biologico e l’introduzione di limiti ai danni non patrimoniali.

«La recente Legge 189/2012 – spiega Minucci – stabilisce l’applicazione delle tabelle previste dal Codice delle assicurazioni in materia di Rc auto. La norma in questione è un passo in avanti, ma vi è il rischio che essa non trovi concreta applicazione. Siamo ancora in attesa, infatti – a ormai sette anni dalla loro previsione – della pubblicazione delle tabelle per le lesioni gravi nella Rc auto».

«Se non si compie questo passo, aumenteranno sensibilmente le difficoltà dei medici di trovare coperture assicurative a prezzi accessibili. La medesima Legge, inoltre, prevede la costituzione di un Fondo ubblico, destinato a garantire la copertura per le categorie professionali particolarmente rischiose, rimandando a un Dpr la definizione dei dettagli del suo funzionamento».

«Noi riteniamo – ha detto il presidente Ania – che, per assicurare efficacia a un Fondo che garantisca la copertura a queste professioni sanitarie, si debba innanzitutto definire chiaramente chi può beneficiarne e a quali condizioni. È essenziale, poi, procedere a una stima dell’effettivo fabbisogno finanziario, che dipende dall’entità dei rischi garantiti, in modo da poter quantificare con corrette tecniche attuariali il contributo da versare. Al momento, la Legge prevede che il Fondo sia alimentato dal contributo dei professionisti che ne richiedano l’intervento, nonché da un ulteriore contributo – fino al 4% dei premi incassati – a carico delle imprese assicuratrici.

Questa previsione, oltre a determinare un aumento del costo delle polizze, presenta anche il problema di non garantire la congruità delle risorse del Fondo rispetto ai presumibili impegni, tenuto conto della ridotta dimensione complessiva dei premi del comparto (600 milioni di euro). Al fine di ampliare la capacità economica del Fondo, andrebbero individuate modalità alternative di finanziamento, ad esempio in maniera simile a quanto stabilito per il contributo previdenziale gravante sulle parcelle di alcune categorie professionali. La definizione di un’efficiente modalità di finanziamento del Fondo è cruciale per la soluzione dei problemi di assicurabilità del rischio sanitario. In assenza di un meccanismo finanziario corretto, infatti, l’operatività del Fondo risulterà fortemente limitata».

guidasanita