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L’Inpdap porta in rosso l’Inps

La relazione più difficile in cinque anni di gestione. Lo dice subito il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua, che questa volta nei tanti numeri contenuti nel Rapporto annuale dell’Istituto – il nuovo Inps nato dall’incorporazione in fase avanzata di Inpdap ed Enpals – qualche brutta notizia c’è. E lo fa partendo dagli effetti della crisi economica e finanziaria, che negli ultimi 4 anni hanno fatto salire a 80 miliardi la spesa per la sola cassa integrazione e indennità di disoccupazione (coperta per circa il 57% dai contributi sociali). Poi passa ai risultati di bilancio e, spiegato che non dipende da questi numeri la stabilità finanziaria del sistema pensionistico messo in sicurezza dalle ultime riforme, annota: «Dopo quattro anni di conto economico in nero quest’anno l’Inps torna al rosso. Un disavanzo finanziario – dice Mastrapasqua – in tutto imputabile alla gestione dei lavoratori pubblici».

Niente di nuovo sotto il sole: era stato previsto che l’incorporazione dell’Inpdap avrebbe avuto un impatto negativo è così è stato: quasi 9 miliardi di disavanzo finanziario di competenza contro i 7,9 miliardi di avanzo trovati nel lontano 2008. A pesare su questa gestione non è la crisi ma l’ormai annoso blocco del turn over nella Pa: meno dipendenti pubblici vuol dire meno contributi. E più pensioni da pagare. Pensioni, aggiunge subito Mastrapasqua – che «sono e saranno sempre pagate regolarmente». I trasferimenti dello Stato servono anche a questo: erano 84 miliardi per l’Inps del 2011 (vecchio perimetro) e salgono a 94 per il nuovo Inps (con Inpdap ed Enpals). Ma se il sistema è in sicurezza, continua il presidente, allora bisognerebbe ripristinare l’abitudine valsa fino al 2007 di contabilizzare i trasferimenti come «semplice ripiano del conto economico» e non come «prestito all’ente previdenziale», che produce una «nominale erosione del patrimonio netto dell’Istituto» sceso l’anno scorso a 22 miliardi contro i 45,7 del 2009.

Guardando alle prestazioni, il nuovo Inps ha erogato nel 2012 21,1 milioni di pensioni sia di natura previdenziale che assistenziale a circa 15,9 milioni di cittadini per una spesa complessiva (comprese le indennità agli invalidi civili) di 261,3 miliardi di euro (il 15,86% del Pil). Il 14% dei pensionati (2,2 milioni di persone) ha un reddito inferiore a 500 euro mentre il 31% (4,9 milioni di persone) ha redditi tra i 500 e i mille euro. In media il reddito pensionistico mensile è di 1.269 euro ma c’è una enorme differenza sia di genere (1.518 euro per gli uomini, 1.053 per le donne) che tra le diverse gestioni: per i trattamenti previdenziali del vecchio Inps la media è di 881 euro mentre quelli della gestione dei dipendenti pubblici è di 1.725 euro al mese.
La gestione offre numeri tutti in positivo.

L’incorporazione degli altri istituti ha prodotto risparmi «che un anno e mezzo fa venivano quotati in meno di un terzo di quelli che abbiamo già prodotto» dice Mastrapasqua.

Che poi segnala gli altri risparmi imposti dalla spending review («nei fatti abbiamo vissuto una nuova stagione di tagli lineari»): ridotta del 50% la spesa corrente pari a 1,1 miliardi, per un contenimento di spesa cumulato tra il 2012 e il 2014 di 1,178 miliardi. Una performance importante che arriva da un ente che occupa ora 32mila dipendenti (l’1% del pubblico impiego) che gestiscono, dice con orgoglio il presidente, un bilancio di circa 400 miliardi in entrata e altrettanti in uscita: «Circa il 50% della spesa pubblica del Paese». Altri risparmi arriveranno nel corso dell’anno dalla riorganizzazione delle sedi (30 milioni), ma si potrebbe fare molto di più, fa notare Mastrapasqua, valorizzando i 4 miliardi di immobili del nuovo Inps, se solo si superasse la «legislazione incoerente» degli ultimi anni.

Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, nelle sue conclusioni ha elogiato la capacità dimostrata dall’Inps di affrontare intense riorganizzazioni continuando a garantire servizi a milioni di utenti in un contesto di ristrettezze di bilancio. Poi ha offerto una riflessione sulla financial literacy e l’informazione previdenziale: si esce dall’attuale crisi di fiducia – ha osservato – anche garantendo una buona informazione sul valore delle future prestazioni previdenziali. «Una sottostima delle pensioni future produce un maggiore risparmio e minori consumi – ha detto – con un effetto ricchezza negativo da cui dobbiamo uscire».

In apertura dell’incontro, che s’è svolto a Montecitorio, la vicepresidente Marina Sereni (Pd) aveva invece auspicato nuovi interventi a tutela degli esodati e per una maggiore flessibilità dei requisiti di pensionamento, ricordando anche l’avviso comune delle parti sociali di un anno fa, in cui si chiedeva una riforma della governance del nuovo Inps.

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