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La commissione giustizia della Camera dà il via libera al ddl che introduce il reato di omofobia

La commissione giustizia della Camera ha approvato con i voti di Pd, Pdl e Sel il ddl che introduce il reato di omofobia. M5S e Scelta civica si sono astenuti e la Lega ha votato contro. Il ddl che porta la firma dei deputati Pd Ivan Scalfarotto e Pdl Antonio Leone introduce il reato di omofobia. La commissione giustizia ha ritenuto di rinviare l’esame degli emendamenti direttamente all’aula così da incardinare il provvedimento prima della pausa estiva: da venerdì 26 luglio il ddl sarà in aula.

IPOTESI AGGRAVANTE – E proprio il ddl omofobia crea nuove tensioni nella maggioranza di governo: Pd, M5S e Sel, infatti – secondo quanto riferito -, avrebbero depositato un emendamento comune che introduce l’aggravante di omofobia. Proprio l’ipotesi «aggravante» è stato il pomo della discordia per l’intera giornata di lunedì, con Pd e Sel favorevoli ad introdurla e Pdl nettamente contrario. Non solo: il Pdl è anche diviso al suo interno tra chi vorrebbe stoppare l’iter del provvedimento in nome della serenità dell’esecutivo e della maggioranza e chi invece sostiene che sia arrivato il momento di approvare una legge contro l’omofobia. Interviene per i democratici, il segretario Guglielmo Epifani: «Siamo ad un passo da un’intesa che possa darci una buona legge – ha commentato Epifani -. Ciò che si può e si deve fare per rendere l’Italia un paese più avanzato e più civile credo fortemente che vada fatto».

MEDIAZIONE IN BILICO – Il lavoro per portare in aula, venerdì 26, un testo condiviso si è mosso tra difficili mediazioni e emendamenti. Niente moratorie, dice il governo ai pidiellini che vorrebbero mettere in stand by i temi etici: la richiesta di moratoria sui temi etici è firmata lunedì dal ministro Lupi, insieme ai colleghi Carfagna, Sacconi e Gelmini. Un’iniziativa che spacca lo stesso Pdl. E che fa insorgere il Pd. C’è poi il fronte dei cattolici interno al Pdl che annuncia barricate. «Una legge che contrasti l’omofobia non c’entra nulla con i temi etici, è urgente e non più rinviabile», è perentorio il ministro Dario Franceschini che frena il tentativo del Pdl di bloccare l’iter di approvazione della legge. A metà giornata, lunedì, lo stesso Lupi frena: «Si può trovare – concede – una mediazione in commissione». Arriva così l’emendamento firmato dai relatori Ivan Scalfarotto (Pd) e Antonio Leone (Pdl) che riscrive la proposta di legge, trasformandola in un testo di un solo articolo che estende la legge Reale-Mancino sull’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici religiosi o nazionali, anche alle motivazioni di omofobia e alla transfobia. E si eliminano dal testo base due punti che il Pdl aveva dichiarato inaccettabili: la definizione di «orientamento sessuale e l’identità di genere» e la previsione della rieducazione con destinazione ai servizi sociali in caso di condanna.

EMENDAMENTI E BARRICATE – Protesta il Movimento 5 Stelle, che aveva firmato il testo di partenza di Ivan Scalfarotto, insieme al Pd e Sel. E denuncia un arretramento dei democratici, «servi del Pdl», verso una «legge spot inefficace». Mentre Mara Carfagna si compiace dello «sforzo notevole» dei colleghi della strana maggioranza. E annuncia che per una mediazione del genere il Pdl può anche rinunciare alla richiesta di rinvio e portare il testo in Aula, come insiste il Pd, il 26 luglio. Ma i berlusconiani si spaccano. Sul testo sono stati presentati oltre 350 emendamenti: il fronte cattolico del Pdl ne sottoscrive la maggior parte. Sulle barricate salgono Alessandro Pagano ed Eugenia Roccella, ma anche Paola Binetti, di Sc, denunciano il tentativo di inserire un reato di opinione relativo all’omofobia e di aprire il varco a nozze e adozioni gay. Il Pdl, spaccato, decide di andare avanti con una mediazione a oltranza: la maggioranza si avvita sulla possibilità di inserire, come chiede con forza il Pd, anche un’aggravante di omofobia. E così la discussione torna in commissione. La seduta va avanti a oltranza, ma per riuscire a portare il testo in aula entro venerdì, si decide, su proposta della presidente Donatella Ferranti, di limitare a cinque gli emendamenti per ogni gruppo. I cattolici del Pdl annunciano che ripresenteranno le sue proposte di modifica in aula venerdì. Il testo, dunque, potrebbe impantanarsi. Il ministro Quagliariello si chiede «se su queste tematiche sia ora il momento di legiferare, andando incontro per forza di cose a maggioranze a geometria variabile, o se si possa rinviare dando priorità ad altri temi».

Corriere.it