Federazione Sindacati Indipendenti

FSI è giallo sulla chiusura del centro nascita di Gravina

CATANIA – È giallo sulla possibile chiusura del centro nascite dell’ospedale «Gravina» di Caltagirone, un presidio ospedaliero che ogni anno aiuta circa 800 gestanti a dare alla luce i loro bambini. La spending review ha già colpito il nosocomio di Caltagirone che è stato declassato da Azienda ospedaliera a presidio, senza una propria autonomia finanziaria, ma adesso i tagli al servizio sanitario rischiano di abbattersi come una scure sul comune di 40 mila abitanti dell’entroterra siciliano. A lanciare l’allarme è Maurizio Cirignotta dirigente del Fsi-Cni, della Federazione Sindacati Indipendenti che denuncia il grande rischio sanitario legato alla possibile chiusura del punto nascite. «La legge sulla spending review ha innalzato il limite utile a mantenere attivo il centro nascite a mille parti all’anno – dice Cirignotta – ma la stessa legge non ha tenuto in considerazione le varie realtà territoriali ed i bacini di utenza oltre al tasso di abitabilità che in molte realtà è più basso per l’ampia presenza di terreni agricoli. Abbiamo paura che la Regione in rispetto del decreto Monti, decida di chiudere improvvisamente il presidio, creando di fatto una grave condizione di disagio che potrebbe portare centinaia di neo mamme a partorire in luoghi molto lontani dalle loro abitazioni».

I NUMERI – Sono stati 793 i parti a Caltagirone nel 2012, mentre nel 2013 il punto neonatale ha già fatto registrare 700 nascite: i numeri, se il trend dovesse essere confermato, sono quindi destinati a crescere rispetto allo scorso anno. Tuttavia questi dati potrebbero non bastare per salvare il reparto. Dopo la soppressione dei punti nascita di Militello Val di Catania e Piazza Armerina, il problema della chiusura del centro del «Gravina» rischia di creare una situazione paradossale che si andrebbe a ripercuotere anche sugli abitanti dei vicini comuni di Grammichele, San Michele di Ganzaria, San Cono, Vizzini, Niscemi, Palagonia, Ramacca, Mirabella Imbaccari e Licodia Eubea, che da sempre utilizzano il presidio di natalità del «Gravina».

GLI IMMIGRATI – Inoltre anche gli immigrati del Cara di Mineo usufruiscono di questo centro per i loro parti. «Sono molti gli abitanti dei comuni limitrofi a Caltagirone che potrebbero soffrire la chiusura del centro nascite che per decenni è stato un punto di riferimento nevralgico per il territorio del Calatino», sottolinea Maurizio Cirignotta. Il rischio chiusura sembra concreto per il centro che è comunque lontano sia da Ragusa che da Catania.

L’INTERROGAZIONE – Il vicecapogruppo del Pdl all’Ars, Marco Falcone, che ha anche presentato un’interrogazione in aula per chiedere proprio il mantenimento del centro neonatale, ha assicurato che la soppressione del punto nascite sarà evitata. Finora nessuna comunicazione ufficiale è arrivata all’Asp3 – presidio «Gravina», dalla Regione Siciliana. «A noi interessa che un punto nevralgico della Sicilia non rimanga isolato, che le pazienti non si trovino senza assistenza e naturalmente, come sindacato, anche la tutela dei nostri colleghi che potrebbero rischiare di essere trasferiti in altri presidi – sottolinea Calogero Coniglio, delegato regionale del Coordinamento Nazionale Infermieri – Fsi, Federazione Sindacati Indipendenti -. Attendiamo risposte dalla Regione, vigileremo e ci riserviamo eventuali altre denunce o proteste per garantire la giusta assistenza ai cittadini».

Fonte Italpress