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Inail, quei due miliardi per l’Aquila. Mai spesi

La città è ancora ferma a quella notte che doveva essere di primavera: zona rossa, transenne, palazzi ingabbiati dai ponteggi, un silenzio da far paura. Sono passati 1.700 giorni dal terremoto dell’Aquila, più di quanto è durata l’intera prima guerra mondiale. Eppure non abbiamo speso nemmeno un euro di quel tesoretto da 2 miliardi messo a disposizione dall’Inail per ridare vita alla città.

LABIRINTO BUROCRATICO- Possibile? «La cosa fa una certa rabbia ma, purtroppo, quei fondi non sono stati nemmeno toccati» conferma Giuseppe Lucibello, che dell’Istituto per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro è direttore generale. Due miliardi, non proprio spiccioli. Una bella fetta di quei 10 miliardi previsti per una ricostruzione che avanza a rilento proprio perché i soldi scarseggiano. E un paradosso persino in un Paese paradossale di suo come l’Italia. Il tesoretto dell’Inail doveva essere utilizzato per cinque obiettivi: recuperare il centro storico, rimettere a posto le strutture sanitarie, creare un nuovo campus universitario, oltre che per interventi mirati sui beni culturali e sul tessuto urbano. Ma quei soldi sono finiti in un labirinto burocratico, fatto di procedure complesse e di una riforma della protezione civile che si è “dimenticata” di regolare la questione. E non ne sono usciti più.

IL CONTRIBUTO DELL’INAIL – Per capire cosa è successo bisogna fare un passo indietro e tornare all’ottobre del 2011, quando l’Inail decide di dedicare all’Aquila una parte dei suoi “risparmi”. L’istituto è uno dei pochissimi pezzi della pubblica amministrazione che chiude i suoi conti in attivo: i contributi incassati superano le indennità erogate e il surplus viene girato per legge al Tesoro che lo usa per tenere in equilibrio i conti pubblici. Dopo il terremoto dell’Aquila, però, si decide di fare un’eccezione e riservare una parte di quei soldi alla ricostruzione. Il primo peccato è stato originale. Si era previsto che gli interventi dell’Inail potessero avvenire solo nella cosiddetta forma indiretta. E cioè con un lungo procedimento che comincia con il bando, prosegue con le manifestazioni di interesse, per poi passare alla valutazione dei progetti da parte di un advisor e chiudere con l’analisi di compatibilità fatta dai ministeri vigilanti.

«CHIESTO NEMMENO UN EURO» – Una strada con troppe curve che non ha portato a nulla e che per questo è stata abbandonata. Dagli investimenti indiretti si è passati a quelli diretti, con la presidenza del consiglio e la Protezione civile a seguire l’iter dei progetti che dovevano essere presentati sul territorio. Ma nemmeno un anno fa la Protezione civile è stata completamente ridisegnata, con la riforma voluta dal governo Monti, e di quella funzione di fatto si sono perse le tracce. «Il risultato – dice ancora il direttore generale dell’Inail – è che a noi non è stato chiesto nemmeno un euro». E così, mentre mancano i soldi per la ricostruzione, in cassaforte dormono due miliardi che nessuno vuole. Anzi a fine anno 500 milioni andranno in «perenzione», scaduti come lo yogurt e non più utilizzabili per quello scopo.

UNO SCHIAFFO AI 20000 SFOLLATI- E poco cambia se nei prossimi giorni verrà inaugurata la nuova prefettura dell’Aquila, in un palazzo comprato e ristrutturato proprio dall’Inail. Il taglio del nastro non ha nulla a che fare con fondi stanziati per il terremoto, ma è solo una delle tante operazione immobiliari che l’Istituto realizza in giro per il Paese. Quei 2 miliardi sono ancora lì, in quel labirinto di regole complicate e riforme con il buco. Forse non una sorpresa per un Paese che ancora adesso continua periodicamente a stanziare qualche euro per la ricostruzione del Belice, terremoto di quasi mezzo secolo fa. Ma uno schiaffo in faccia alle 20 mila persone che, in Abruzzo, non sono tornate nella casa dove dormivano quella notte. E alle 308 che non ci torneranno mai.

Corriere