Federazione Sindacati Indipendenti

Neo mamma? Il lavoro non c’è più

TREVISO. Donne a cui viene ostacolato il rientro al lavoro post maternità e la “cattiva abitudine” delle dimissioni in bianco sempre più imposta da datori di lavoro a giovani e neolaureate. Centinaia i casi sulla scrivania del sindacato che nella giornata internazionale contro la violenza sulle donne denuncia un aumento delle “violenze e discriminazioni di genere”. «La discriminazione nei luoghi di lavoro è una piaga significativa e profonda», spiega Maria Grazia Salogni, della segretaria Cgil Treviso, «sono centinaia le donne a cui è stato impedito il rientro dalla maternità con cui ho avuto a che fare».
Salogni evidenzia casistiche sempre più diffuse di donne che dopo la maternità vengono “dissuase al rientro”: non trovano più la loro vecchia mansione, vengono sottoposte a ritmi stressanti, non vengono loro concessi i permessi per l’allattamento o orari concilianti con una famiglia.

Fino a portarle all’esasperazione, fino a costringerle a rinunciare. «Anche il part time è uno strumento che viene gestito e riconosciuto solo quando serve all’azienda. Il part time non è uno strumento di conciliazione». Ma queste discriminazioni non riguardano solo le donne; attraverso altri strumenti vengono perpetrate anche nei confronti di giovani e neolaureati. Quella delle dimissioni in bianco è una triste consuetudine del mercato del lavoro che l’attuale crisi economica non avrebbe fatto altro che moltiplicare in maniera esponenziale.

Le false dimissioni volontarie vengono fatte firmare al lavoratore allo scopo di aggirare la normativa sui licenziamenti o, molto spesso, quella relativa ai congedi di lungo periodo dovuti, per esempio, a maternità o lunghe malattie.

«Un tempo era una pratica che veniva utilizzata solo nei confronti delle donne, oggi sempre più nei confronti di giovani e neolaureati. Ma contro queste discriminazioni», conclude Salogni, «si può e si deve fare qualcosa. C’è il sindacato e la legge che li tutela. Ma devono avere la forza di lottare».

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