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Rischio indigenza per i precari e pensioni magre

Chi entra oggi nel mercato del lavoro dovrà aspettarsi una pensione più bassa rispetto agli standard attuali, con un autentico rischio povertà per i precari. È la conseguenza delle riforme delle pensioni approvate negli ultimi vent’anni in buona parte dei paesi Ocse, secondo quanto emerge dal rapporto «Pensions at a Glance», redatto dall’Ocse.

«Lavorare più a lungo potrebbe aiutare a compensare parte delle riduzioni ma, in generale, ogni anno di contributi produce benefici inferiori rispetto al periodo precedente tali riforme, sebbene la maggior parte dei paesi abbia protetto dai tagli i redditi più bassi». L’Ocse sottolinea che «la sostenibilità sociale del sistema pensionistico e l’adeguatezza delle entrate da pensione potrebbero quindi diventare una grande sfida per le autorità politiche. I futuri pagamenti saranno generalmente più bassi e non tutti i Paesi hanno costruito un sistema di protezione speciale per i redditi bassi».

I precari «incontreranno difficoltà nel raggiungere adeguati redditi da pensione secondo gli schemi pubblici, e ancora meno in quelli privati, che di solito non redistribuiscono il reddito ai pensionati più poveri», aggiunge l’Ocse, laddove «i disoccupati, i malati e i disabili potrebbero non riuscire a maturare requisiti adeguati per la pensione».

La maggior parte dei paesi Ocse avrà un età pensionabile sia per gli uomini e le donne di almeno 67 anni entro il 2050. Ciò rappresenta un aumento dai livelli attuali di circa 3,5 anni in media per gli uomini e 4,5 anni per le donne. «Alzare l’età pensionabile e promuovere le pensioni private sono tutti passi nella giusta direzione, ma da soli non sono sufficienti» ha detto il Segretario Generale dell’Organizzazione, Angel Gurría. «I governi devono considerare l’impatto a lungo termine sulla coesione sociale, la disuguaglianza e la povertà. Assicurare tutti hanno un tenore di vita dignitoso, dopo una vita di lavoro dovrebbe essere al centro delle politiche».

Coloro che hanno un reddito basso riceveranno in pensione circa il 70% dei loro guadagni nell’intera carriera. Ma i percettori di redditi medi riceveranno in media solo circa il 54% dei loro guadagni al momento del pensionamento, con il rischio di un forte calo del loro tenore di vita. Percettori di redditi alti riceveranno solo il 48% dei loro guadagni, ma sono meno vulnerabili a causa di maggiori risparmi personali e investimenti. I governi devono affrontare con urgenza questa emergenza, promuovendo sistemi pensionistici privati.

Le recenti riforme dei sistemi pensionistici hanno contribuito a contenere l’aumento dei costi futuri derivanti dall’invecchiamento della popolazione e l’aumento della speranza di vita.

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