Federazione Sindacati Indipendenti

Fondo di garanzia, crediti diversi dal TFR: presupposti per l’accesso

Tribunale di Vibo Valentia

Sentenza 9 maggio 2013, n. 1051

Il giudice designato, Annalisa Gualtieri, in funzione di Giudice del Lavoro, nelal causa in materia di previdenza ed assistenza

TRA

*** DOMENICO, elettivamente domiciliato, ai fini del presente giudizio, in Vibo Valentia, presso lo studio dell’Avv. Paolo Del Giudice, che lo rappresenta e difende come da procura a margine del ricorso introduttivo;

e

INPS  Istituto Nazionale della Previdenza sociale, in persona del presidente pro tempore,

nella pubblica udienza del 09.05/2013, ha pronunciato sentenza mediante lettura del seguente

DISPOSITIVO

accoglie il ricorso, e per l’effetto, condanna l’INPS a corrispondere ai ricorrenti le retribuzioni corrispondenti agli ultimi 90 giorni rientranti nei dodici mesi antecedenti la data di deposito della prima domanda che ha determinato l’apertura della procedura concorsuale (30.01.2006), oltre interessi legali e rivalutazione monetaria dalla debenza sino al soddisfo.

Compensa le spese di lite.

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE

Con ricorso depositato in data 06.02.2009 parte ricorrente, esponendo di essere dipendente della MET sviluppo srl e di aver prodotto alla competente sede INPS – nella qualità di titolare del fondo di garanzia ex art. 2 del L. 297/1982 e del d. lgsl. 80/1992- domanda per il pagamento di quanto ancora asseritamente dovutogli dalla MET sviluppo srl a titolo di massimale per “crediti diversi”, ovverossia relativo alle ultime 3 mensilità, lamentando la mancata corresponsione di quanto richiesto, adìva l’intestato Tribunale al fine di ottenere la condanna dell’INPS al pagamento di quanto richiesto in ricorso.

Si costituiva in giudizio l’INPS contestando la fondatezza della domanda e chiedendone il rigetto.

La domanda non è fondata e non merita accoglimento.

L’art. 2 del decreto legislativo n. 80/92 stabilisce espressamente che l’intervento del Fondo di garanzia relativo a crediti di lavoro diversi dal TFR, è limitato agli ultimi tre mesi del rapporto di

lavoro rientranti nei dodici mesi che precedono:

a) la data del provvedimento che determina l’apertura di una delle procedure indicate nell’art. 1, comma 1;

b) la data di inizio dell’esecuzione forzata;

c) la data del provvedimento di messa in liquidazione o di cessazione dell’esercizio provvisorio ovvero dell’autorizzazione alla continuazione dell’esercizio di impresa per i lavoratori che abbiano continuato a prestare attività lavorativa, ovvero la data di cessazione del rapporto di lavoro, se questa è intervenuta durante la continuazione dell’attività dell’impresa.

Orbene parte ricorrente ha affermato e opportunamente comprovato che la Met Sviluppo srl è stata dichiarata insolvente, ai sensi dell’art. 1 e ss del d. lvo. n. 279/99, con sentenza del Tribunale di Milano n. 143/06 emessa in data 23.03.2006, sentenza che ha contestualmente autorizzato l’esercizio provvisorio sino alla data di apertura dell’amministrazione straordinaria, affidandolo congiuntamente ai nominati Commissari Giudiziali.

Tale ipotesi rientra nella lettera c) del citato articolo, proprio in ragione del richiamato provvedimento di autorizzazione provvisoria all’esercizio dell’impresa.

Il comma c)  Infatti stabilisce che il dies a quo può essere in via alternativa stabilito anche dalla data dell’autorizzazione alla continuazione dell’esercizio di impresa per i lavoratori Che abbiano continuato a prestare attività lavorativa tale essendo la situazione del ricorrente stante la prova offerta con l’allegazione di cui al numero 4 del fascicolo di parte.

Dalla documentazione questa citata si evince altresì un ulteriore elemento al fine di individuare l’esatta disposizione normativa applicabile ovvero la circostanza che il ricorrente ha continuato a prestare la propria attività lavorativa durante l’esercizio provvisorio sino alla data del 23.04.2007, data nella quale si è dimesso. Orbene l’ultimo alinea del citato comma tre introduce una ulteriore ipotesi di decorrenza del dies a quo Per il compito del periodo dei 12 mesi nei quali confutare gli ultimi tre coperti dalla tutela del fondo di garanzia: tale è la data di cessazione del rapporto di lavoro se questa è intervenuta durante la continuazione dell’attività di impresa.

Orbene poiché l’INPS ha dichiarato che la cessazione dell’attività di impresa è cessata con provvedimento del tribunale di Milano emesso in data 14.06.2007, e che tale circostanza non è stata contestata dal ricorrente il periodo dei 12 mesi utili deve essere computato a far data dalle dimissioni del ricorrente ovvero dal 23.04.2007.

Pertanto poiché nel periodo 23 04 2006 – 23 04 2007 non rientrano le mensilità per come richieste dal ricorrente in ricorso posto che lo stesso ha richiesto le mensilità relative a dicembre 2005 febbraio 2006 la domanda non dovrebbe trovare accoglimento.

Al contrario ad avviso di chi scrive la disposizione di cui alla lettera C del citato articolo deve essere disapplicata per contrasto con la direttiva CEE numero 987/80 secondo l’interpretazione data dalla corte di giustizia delle comunità europee (Sentenza 10 luglio 1997 causa C 3783/95) stante la sua valenza diretta quale principio di diritto per come è espresso altresì dalla corte di cassazione con la sentenza numero 1885/05.

In detta pronuncia invero la corte di cassazione nell’avallare l’esigenza primaria di effettività dei diritti del lavoratore come tutelati dalla direttiva 80/987/CEE ha stabilito che nei casi in cui la sentenza dichiarativa di fallimento sia intervenuta molto tempo dopo la domanda di apertura della procedura concorsuale per motivi che sono indipendenti dalla volontà dei lavoratori ai fini del  computo a ritroso del termine di 12 mesi deve rilevare qualsiasi iniziativa per il lavoratore che – come la domanda di apertura della procedura concorsuale – sia parimenti volta a far valere in giudizio quei diritti.

L’orientamento della corte di cassazione sopra richiamato ha quindi ritenuto che la riferita interpretazione della direttiva vincoli il giudice italiano a leggere la norma interna in senso adeguato al principio generale che ne costituisce il fondamento: il periodo massimo di 12 mesi anteriori alla manifestazione dell’insolvenza del datore di lavoro si deve calcolare non con riferimento ad eventi sottratti alla disponibilità del lavoratore interessato (tra i quali potrebbe collocarsi in alcune ipotesi anche l’istanza di fallimento) ma a partire da qualunque iniziativa giudiziaria promossa per ottenere la realizzazione del diritto di credito ferma restando la necessità, per l’insorgenza della garanzia assicurativa, degli eventi indicati dal d. lgslvo 80 del 1992, art.2, comma 1, lett. a) (data del provvedimento che determina per i datori di lavoro che vi sono assoggettati, l’apertura delle procedure di fallimento, concordato preventivo, liquidazione coatta amministrativa, ovvero procedura di amministrazione straordinaria).

Secondo questa interpretazione dell’articolo due comma uno lettera deve ritenersi imposta al giudice italiano dalla sentenza della corte di giustizia UE 10 luglio 1997 nella causa C 373/95 come correttamente indicato nella citata sentenza, ad avviso di chi scrive l’ipotesi indicata al comma cinque del medesimo articolo non può trovare ingresso nel nostro ordinamento poiché in contrasto con il richiamato principio e con quanto indicato nella direttiva.

Quest’ultima prevede invero all’articolo 4 che:

1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie affinché gli organismi di garanzia assicurino, fatto salvo l’articolo 4, il pagamento dei diritti non pagati dei lavoratori subordinati, risultanti da contratti di lavoro o da rapporti di lavoro e relativi alla retribuzione del periodo situato prima di una data determinata.

2. La data di cui al paragrafo 1 è, a scelta degli Stati membri:

– o quella dell’insorgere dell’insolvenza del datore di lavoro;

– o quella del preavviso di licenziamento del lavoratore subordinato interessato, comunicato a causa dell’insolvenza del datore di lavoro;

– o quella dell’insorgere dell’insolvenza del datore di lavoro o quella della cessazione del contratto di lavoro o del rapporto di lavoro del lavoratore subordinato interessato, avvenuta a causa dell’insolvenza del datore di lavoro.

La corte di giustizia nell’interpretare la citata direttiva ha specificato che: l’insorgere dell’insolvenza del datore di lavorò di cui agli artt. 3, n. 2, e 4, n. 2, della direttiva 80/987 corrisponde alla data della domanda diretta all’apertura del procedimento di soddisfacimento collettivo dei creditori, fermo restando che la garanzia non può essere concessa prima della decisione di apertura di tale procedimento o dell’accertamento della chiusura definitiva dell’impresa, in caso di insufficienza dell’attivo (Corte di Giustizia UE 10 luglio 1997 nella causa C 373/95).

Prosegue la Corte UE  nel suo ragionamento affermando che (il sottolineato è ad opera di chi scrive): Emerge quindi che, perché la direttiva si applichi, debbono essersi verificati due eventi: in primo luogo, dev’essere stata presentata all’autorità nazionale competente una domanda diretta ad aprire un procedimento di soddisfacimento collettivo dei creditori e, in secondo luogo, devono essere stati pronunciati vuoi una decisione di apertura del procedimento, vuoi un accertamento della chiusura dell’impresa, in caso di insufficienza dell’attivo; tuttavia, “ll verificarsi di tali due eventi, considerati dall’art. 2, n. 1, della direttiva, se condiziona l’entrata in azione della garanzia prevista dalla direttiva, non può però servire a designare i diritti non pagati oggetto della detta garanzia”; infatti,  “tale ultima questione è disciplinata dagli artt. 3 e 4 della direttiva, che si riferiscono a una data necessariamente unica, prima della quale dovrebbero trascorrere i periodi di riferimento considerati da tali articoli”; ora, l’art. 3 della direttiva attribuisce agli Stati membri la facoltà di scegliere, tra più possibilità, la data prima della quale le retribuzioni non corrisposte saranno garantite. Proprio in considerazione della scelta così operata dagli Stati membri l’art. 4, n. 2, della direttiva determina i diritti non pagati che dovranno comunque formare oggetto dell’obbligo di garanzia nel caso in cui, come nella fattispecie, uno Stato membro decida, in applicazione dell’art. 4, n. 1, di limitare la garanzia stessa nel tempo”; conclude infine la Corte – per quel che qui interessa- affermando che “Nella fattispecie, lo Stato italiano ha optato per la data dell’insorgere dell’insolvenza del datore di lavoro di cui agli artt. 3, n. 2, primo trattino, e 4, n. 2, primo trattino, estendendo il periodo di riferimento da sei a dodici mesi.

Coerentem,ente i principi annunciati dalle decisioni della corte di giustizia si inseriscono direttamente nell’ordinamento interno degli Stati membri con il valore di ius superveniense, e come tali condizionano e determinano i limiti – entro le quali le norme interne conservano efficacia e devono essere applicate – e, di conseguenza, impongono la disapplicazione delle stesse norme interne -che risultino eventualmente confliggenti con quei principi- anche da parte del giudice nazionale (in tal senso, vedi per tutte Corte Cost. Ordinanza 20 aprile 2004, n.125; 14 maggio 2003, n. 62; 23 giugno 1999, n.255; nonché la sentenza 23 aprile 1985 n. 113, cit.)

Pertnato, alla luce della pronuncia citata, stante l’unicità del dies a quo individuabile da parte degli Stati membri all’interno delle opzioni fornite dall’articolo quattro comma due citato, non può che concludersi per la disapplicazione dell’ipotesi di cui alla lettera C dell’articolo due comma uno del d. lgsl 80/92 stante la pluralità delle ricorrenze individuate le quali scaturiscono  altresì da eventi che possono anche non verificarsi durante le procedure concorsuali, vanificando in tal modo il principio di effettività della tutela garantita dalla direttiva comunitaria.

Stante la natura della controversia e la peculiarità della questione di diritto affrontata appare equo compensare per intero tra le parti le spese del giudizio.

p.q.m.

(come in disposititvo)

Vibo Valentia, 09.05.2013

Il Giudice

Annalisa Gualtieri