Federazione Sindacati Indipendenti

Il Papa: senza lavoro ed equità solo rovina e miseria morale

CITTA’ DEL VATICANO -“Quando il potere, il lusso e il denaro diventano idoli si antepongono questi all’esigenza di una equa distribuzione delle ricchezze. Pertanto, è necessario che le coscienze si convertano alla giustizia, all’uguaglianza, alla sobrietà e alla condivisione”. Lo ha scritto Papa Francesco nel messaggio per la Quaresima 2014 sul tema: “Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà”. Il Santo Padre ha esordito riflettendo sull’espressione di San Paolo: “Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà”.

Poi ha posto le seguenti domande: “Che cosa dicono a noi, cristiani di oggi, queste parole di san Paolo? Che cosa dice oggi a noi l’invito alla povertà, a una vita povera in senso evangelico?”. “Dio – ha aggiunto – non si rivela con i mezzi della potenza e della ricchezza del mondo, ma con quelli della debolezza e della povertà”. Il Padre Celeste si è “spogliato”, svuotato, e “non esita a donarsi e sacrificarsi per le creature amate”. L’amore divino, ha continuato, “è grazia, generosità, desiderio di prossimità, e non esita a donarsi e sacrificarsi per le creature amate. La carità, l’amore è condividere in tutto la sorte dell’amato. L’amore rende simili, crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze”.

“Lo scopo del farsi povero di Gesù non è la povertà in se stessa? Dio – ha osservato il Pontefice – non ha fatto cadere su di noi la salvezza dall’alto, come l’elemosina di chi da’ parte del proprio superfluo con pietismo filantropico. Non è questo l’amore di Cristo!”. Il vescovo di Roma ha spiegato che la povertà di Cristo libera e rende ricco l’uomo: “La povertà di Cristo che ci arricchisce è il suo farsi carne, il suo prendere su di sé le nostre debolezze, i nostri peccati, comunicandoci la misericordia infinita di Dio. La povertà di Cristo è la più grande ricchezza: Gesù è ricco della sua sconfinata fiducia in Dio Padre, dell’affidarsi a Lui in ogni momento, cercando sempre e solo la sua volontà e la sua gloria. È ricco come lo è un bambino che si sente amato e ama i suoi genitori e non dubita un istante del loro amore e della loro tenerezza”.

“E’ stato detto – ha evidenziato – che la sola vera tristezza è non essere santi; potremmo anche dire che vi è una sola vera miseria: non vivere da figli di Dio e da fratelli di Cristo”. “In ogni epoca e in ogni luogo – ha precisato – Dio continua a salvare gli uomini e il mondo mediante la povertà di Cristo, il quale si fa povero nei Sacramenti, nella Parola e nella sua Chiesa, che è un popolo di poveri. La ricchezza di Dio non può passare attraverso la nostra ricchezza, ma sempre e soltanto attraverso la nostra povertà, personale e comunitaria, animata dallo Spirito di Cristo”.
Secondo il Santo Padre i cristiani sono chiamati “a guardare le miserie dei fratelli, a toccarle”, a farsene carico e a operare concretamente per alleviarle. “La miseria – ha poi considerato – non coincide con la povertà; la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza. Possiamo distinguere tre tipi di miseria: la miseria materiale, la miseria morale e la miseria spirituale”.

La prima “è quella che comunemente viene chiamata povertà e tocca quanti vivono in una condizione non degna della persona umana: privati dei diritti fondamentali e dei beni di prima necessità quali il cibo, l’acqua, le condizioni igieniche, il lavoro, la possibilità di sviluppo e di crescita culturale”. Per questo tipo di miseria, “la Chiesa offre il suo servizio, la sua diakonia” impegnandosi perché “cessino nel mondo le violazioni della dignità umana, le discriminazioni e i soprusi”.

Il successore di Pietro ha poi argomentato sulla miseria morale “che consiste nel diventare schiavi del vizio e del peccato” come chi “è soggiogato dall’alcol, dalla droga, dal gioco, dalla pornografia!”. “Quante persone – ha ribadito il Papa – hanno smarrito il senso della vita, sono prive di prospettive sul futuro e hanno perso la speranza! E quante persone sono costrette a questa miseria da condizioni sociali ingiuste, dalla mancanza di lavoro che le priva della dignità che dà il portare il pane a casa, per la mancanza di uguaglianza rispetto ai diritti all’educazione e alla salute. In questi casi la miseria morale può ben chiamarsi suicidio incipiente”.

La miseria morale, “che è anche causa di rovina economica”, è legata a quella spirituale, “che ci colpisce quando ci allontaniamo da Dio e rifiutiamo il suo amore” ritenendo “di bastare a noi stessi” ed incamminandoci “su una via di fallimento”.

Il Pontefice ha indicato nel Vangelo il vero “antidoto” contro la miseria spirituale: “il cristiano è chiamato a portare in ogni ambiente l’annuncio liberante che esiste il perdono del male commesso, che Dio è più grande del nostro peccato e ci ama gratuitamente, sempre, e che siamo fatti per la comunione e per la vita eterna. Il Signore ci invita ad essere annunciatori gioiosi di questo messaggio di misericordia e di speranza!”.

“La Quaresima – ha infine osservato – è un tempo adatto per la spogliazione; e ci farà bene domandarci di quali cose possiamo privarci al fine di aiutare e arricchire altri con la nostra povertà. Non dimentichiamo che la vera povertà duole: non sarebbe valida una spogliazione senza questa dimensione penitenziale. Diffido dell’elemosina che non costa e che non duole”. Il Papa ha concluso il messaggio con l’auspicio che lo Spirito Santo “sostenga questi nostri propositi e rafforzi in noi l’attenzione e la responsabilità verso la miseria umana, per diventare misericordiosi e operatori di misericordia”.

grr.rai.it