Federazione Sindacati Indipendenti

Mazzette per il business del caro estinto spuntano le cene elettorali con i capi clan

Non solo tangenti per la gestione delle camere mortuarie dei nosocomi del Lazio, gare e deroghe vinte grazie a connivenze e mazzette, appalti assegnati grazie a connivenze. Adesso in un nuovo filone dell’indagine della procura di Roma sul marcio che sta divorando le imprese funebri del Lazio spuntano anche cene elettorali con esponenti della criminalità organizzata, confermando quanto questa sia ormai intrecciata agli interessi politici locali.

La Regione è intervenuta ieri sulla questione precisando che le “nuove linee guida per la gestione delle camere mortuarie è tema all’ordine del giorno” e che “a breve sarà emanato un decreto del Commissario ad acta che disciplinerà la materia”. Eppure proprio alla regione gli operatori del settore hanno chiesto ripetutamente un intervento, presentando, fin dallo scorso anno, documentazione del malaffare imperante nel settore e anche le normative delle altre regioni: alla promessa di intervento avuta nel giugno 2013 non è però seguito niente. Addirittura nel luglio 2013 gli impresari funebri erano andati a protestare sotto la sede di via Colombo senza essere ricevuti.

Il sistema per far soldi sui funerali ha un collegamento anche con l’inchiesta portata avanti dal pm Giuseppe Mimmo della procura di Tivoli, che già nel 2011 richiese l’arresto dell’ex consigliere regionale Tommaso Luzzi, attuale sindaco di Sacrofano, intercettato e beccato con le mani nel sacco dopo la denuncia di un impresario funebre. Luzzi non venne arrestato perché, scrive il gip Alfredo M. Bonagura, vi è “la mancanza del requisito dell’attualità” poiché “non riveste più la qualifica di consigliere regionale”, anche se “sussiste un grave quadro indiziario”, quadro “desolante relativo alle somme di denaro”, cioè le mazzette per un totale quasi 200 mila euro, prese tra “2005 e 2009, in cambio di presentazioni che il Luzzi (quale consigliere regionale e membro della commissione Sanità) faceva al titolare della impresa di pompe funebri San Leone, Fabio Quaresima affinché allo stesso venisse affidato, in via esclusiva, il servizio di gestione delle sale mortuarie presso la casa di cura Hospice My Life in Nepi (di proprietà degli Angelucci) e presso la clinica Villa Betania in Roma”.

Quando Quaresima rischia di perdere l’appalto di Nepi, chiama anche Luca Gramazio e gli dice: “Te lo anticipo: mi vogliono cacciare pure via da Nepi”. E Gramazio: “Va bene, va benissimo, ok, ho compreso, mi muovo, mi muovo subito. Mi chiami di nuovo stasera e ci mettiamo d’accordo, ok?”.

roma.repubblica.it