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Dirigenti esclusi da mobilità e Cig: bocciatura UE

La Legge n. 223/1991, la quale prevede l’esclusione dei dirigenti dalla mobilità e dalla cassa integrazione, è incompatibile con la normativa UE. A sentenziarlo è stata la Corte di Giustizia Europea, con la Sentenza C-596/12 dopo che i chiarimenti richiesti dalla Commissione Europea con un parere motivato sull’esclusione dei dirigenti sia dall’applicabilità delle disposizioni riguardanti la mobilità sia dal computo dei lavoratori ai fini degli obblighi di informazione e consultazione nei casi di licenziamento collettivo.

Per la Suprema Corte UE l’applicazione della Legge n. 223/1991, oltre che a impiegati, operai e quadri, deve essere estesa senza distinzione a tutte le categorie di lavoratori, compresi i dirigenti, così da non essere in contrasto con la normativa comunitaria.

Sentenza UE

Tra le motivazioni, la Corte ha sottolineato che in Italia la cassa integrazione si applica solo alle aziende con più di quindici dipendenti e che i dirigenti sono considerati nel calcolo della manodopera dell’impresa al fine di stabilire se la cassa integrazione è applicabile pur essendo esclusi dalla Cig stessa e dalle eventuali successive procedure di licenziamento collettivo, applicate poi solo a operai, quadri e impiegati. Tale trattamento diseguale non risulta in linea con l’ordinamento europeo.

Più in particolare si legge nella nota della Corte UE, «avendo escluso, mediante la legge n. 223/1991, recante norme in materia di cassa integrazione, mobilità , trattamenti di disoccupazione, la categoria dei dirigenti dall’ambito di applicazione della procedura prevista dall’articolo 2 della direttiva 98/59/CE concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi, l’Italia è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti».