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Corte dei conti, inaugurazione dell’anno giudiziario: sanità terra di illeciti

Basta con nuovi interventi di correzione del disavanzo «riproduttivi di un circolo vizioso che rallenta la ripresa». Il presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri ha rilevato oggi, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte che i vincoli europei restano severi «anche nella prospettiva di un ciclo economico» che migliori. La spesa andrà «comunque attentamente monitorata». E «il 2014 sarà un anno in cui il paese dovrà dimostrare capacità nuove: sapere riformare le proprie istituzioni e regole; orientare il contributo di tutti al risanamento complessivo», secondo Squitieri.
La razionalizzazione e la revisione della spesa secondo il presidente della Corte vanno però «intese nel significato, più impegnativo e complesso, di ripensamento del perimetro dell’intervento pubblico e delle modalità di prestazione e di accesso ai servizi pubblici, in un contesto sociale e demografico profondamente mutato»

Per Squitieri «in questo momento storico così difficile, in questo tempo della responsabilità, l’italia può contare sulla Corte dei conti – e in particolare della rete delle sezioni regionali – per la tutela dell’unità economica della repubblica. Il nostro impegno é totale, senza condizioni».

Secondo il presidente è anche grazie a norme chiare, organiche e semplici «che si può ostacolare la corruzione, eliminando margini di in terza e ambiguità, entrò i quali più facilmente attecchisce il fenomeno». «Nessun risultato potrà, tuttavia, dirsi pienamente raggiunto in assenza di una capillare diffusione della cultura della legalità nelle pubbliche amministrazioni- ha aggiunto – va peraltro sottolineata l’importanza di una strategia di prevenzione generale che renda residuale, anche se necessario, il momento sanzionatorio dei comportamenti illeciti».

E la sanità, ha affermato il procuratore generale della Corte, Salvatore Nottola, si conferma un ambito «particolarmente esposto a fatti illeciti di varia natura». Una terra di conquista sia dal punto di vista della legalità da ritrovare, sia però anche da quello degli illeciti che non solo non accennao a diminuire, ma si differenziano per tipologia e meccansimi di azione

La gestione della spesa sanitaria
Nel 2013 le procure regionali della Corte dei conti hanno emesso 121 citazioni in materia sanitaria. Di queste il 25,6% ha riguardato il personale (assunzioni, inquadramenti irregolari, assenteismo ecc.) e il 24,8% risarcimenti di danni a terzi per errori sanitari. L’importo complessivo delle citazioni è di 30,37 milioni (di cui 13,9 solo in Calabria, seguita con 6,19 milioni dal Piemonte. Ultima in classifica l’Abruzzo con soli 3mila euro).

A questi si aggiungono 55,4 milioni (dovuti da 79 persone fisiche) per l’effetto di 50 sentenze definitive delle sezioni giurisdizionali di appello. La maggior parte dell’importo riguarda danni patrimoniali di vario genere. Le sentenze di primo grado, invece, sono state 237, con altrettanti risarcimenti per ora addebitati di circa 17,9 milioni.

Elevatissimo infine è l’importo delle citazioni in attesa di giudizio: oltre 123,6 milioni, quasi tutti relativi a presuenti danni patrimonaili per i quali però si devono aspettare le relative pronunce.

Sono questi i risultati 2013 dell’attività della Corte resi noti dal procuratore Nottola nella sua relazione scritta.
Le sentenze definitive
Nella sua memoria scritta il procuratore fa gli esempi degli illeciti su cui sono state emesse sentenze definitive. Si va dai danni di immagine alle campagne di screening per i tumori femminili, dalla omessa vigilanza del corretto aggiornamento degli elenchi degli assistiti dei medici di medicina generale alla accertata responsabilità penale per abusi sessuali commessi in servizio da un medico. Ma tra i «casi più rilevanti» il procuratore cita soprattutto «l’illegittimo conferimento di incarichi professionali».

Un importo rilevante (39,9 milioni) è quello per il risarcimento di danni erariali, le cui tipologie vanno da truffe per pagamenti a soggetti che non avevano rapporti con le Asl o per prstazionmi mai fornite alla falsificazione degli atti di transazioni. Poi ancora i danni riguardano la cattiva esecuzione di lavori di ristrutturazione di strutture sanitarie, varie irregolarità nell’assunzione di personale in violazione delle leggi regionali, l’errata applicazione dei criteri di assegnazione delle quote per l’esercizio dell’intramoenia.

Un capirolo a sé la relazione del procuratore lo dedica alla sezione siciliana d’appello che ha confermato unidici sentenze per un totale di 13,8 milioni. I danni riguardano il mancato adeguamento per la sicurezza di luoghi di lavoro, il risarcimento di danni a terzi per errori sanitari che hanno portato al decesso del paziente, un caso di mobbing (risarcito un medico con oltre 500mila euro), irregolarità in opere di ristrutturazione.

Altre irregolarità sono nello svolgimento dell’intramoenia, ma quella che “vale” di più (11,8 milioni addebitati a fronte di un danno ipotizzato in primo grado di oltre 37 milioni) riguarda l’operazione ritenuta «illegittima, ingiustificata e priva di utilità», di potenziamento del “Servizio di urgenza ed emergenza sanitaria 118” (Sues 118) attraverso due atti aggiuntivi alla convenzione della Regione con la Crioce Rossa. Secondo i magistrati contabili siciliani il potenziamento del Sues ha prodotto un danno erariale per l’attivazione di «ben 99 nuove ambulanze e l’assunzione di numerosissime unità di personale con la qualifica di autista-soccorritore», una «rocambolesca operazione – la definsice la relazione del procuratore – unicamente effettuata per soddisfare esigenze extrafunzionali di natura occupazionale (legate a logiche clientelari e/o di adesione a “pressioni lobbystiche”) oltra al fatto che il potenziamento del servizio non sarebbe stato attuato in conformità agli standrd qualitativi» dettati dalle norme di settore (linee guida nazionali e regionali).

Le sentenze di primo grado
Lunghissimo è poi il capitolo che riguarda gli esempi delle 237 sentenze di primo grado, di cui oltre 150 riguardano persone fisiche (alcune con più condanne) e alcune persone giuridiche, con importi di condanna di 17,9 milioni.

La maggior parte sono danni patrimoniali (17,6 milioni), a cui si aggiungono quote minori per danni all’immagine (282mila euro).

Il singolo importo più alto (2,3 milioni) è quello deciso dalla sezione Trentino Alto Adige con la condanna di un dipendete dell’Asp addetto ai rimborsi per abusi di potere, violazione dei doveri della sua pubblica funzione e del servizio svolto per aver falsificato, d’accordo con alcuni familiari, numerose pratiche di rimborso per spese sanitarie.

E ancora i casi maggiori citati nella relazione riguardano la Liguria (danno di “perdita di chanches” per oltre un milione per l’Asl 3 genovese per la fornitura di strice per diabetici senza gara aperta), la Toscana (appropriazione di denaro attravesro pagamenti e operazioni fittizie da parte di dirigente di una ex Usl con una condanna per 1,66 milioni) e il Lazio con oltre 2,7 milioni complesivi per danni indiretti da lesioni, truffe e falsità, illecite mansioni superiori ecc. Tra queste l’importo maggiore (1,5 milioni) è per il danno di alcuni medici convenzionati che avevano prescritto medicinali per l’epatite B e C senza che fosse stato rilasciato l’obbligatorio piano terapeutico di uno specialista.

Citazioni in attesa di giudizio
I danni contestati ammontano a oltre 123,6 milioni, quasi tutti relativi a presunti danni patrimonaili per i quali però si devono aspettare le relative pronunce. Di questi, solo nel Lazio sono stati contestati 91,7 miliioni, di cui oltre 86,9 per rimborsi illeciti di prestazioni sanitarie di riabilitazione ottenuti dalla casa di cura San Raffaele di Cassino e quindi dalla San Raffaele Spa di Roma. Altre fattispecie in attesa di giudizio riguadano poi violazioni all’esclusività, truffe, assunzion illecite, danni per reati penali, trattamenti economici irregolari, sopravalutazioni di importi rimborsati, omessa vigilanza sugli elenchi degli assistiti e così via.

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