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Inail, ora trema anche De Felice, super consulente delle assicurazioni

ROMA – Quartiere Trieste, Roma. Angolo tra viale Regina Margherita e via Dalmazia. Un palazzo di inizio Novecento, bello e annerito dallo smog. Sul citofono, nomi di professionisti. Poi una sigla strana: Alef. Nulla a che vedere con il capolavoro di Borges, ma certo presa in prestito dall’alfabeto ebraico. E dall’uso che ne fa la matematica. “Laboratorio di economia finanziaria”, la definisce il sito Internet. “Produce soluzioni ai problemi della gestione finanziaria e dell’azione sui mercati dei capitali, per istituzioni governative, imprese, banche e assicurazioni”. Assicurazioni, soprattutto. È qui dunque, a cinque fermate di tram dall’università La Sapienza, che si consuma l’ennesima storia di conflitti di interesse. Tra cariche pubbliche importanti, tutt’altro che esclusive come vorrebbe ora il governo Letta, e affari privati. Perché tra i soci di Alef, c’è Massimo De Felice, presidente dal maggio 2012 (governo Monti) di Inail, l’ente pubblico delle assicurazioni. “Mi riservo di fare una comunicazione nei prossimi giorni”, risponde secco a Repubblica che lo interpella.

La sua nomina, fortemente voluta dalla professoressa Fornero, suscitò più di una polemica nel 2012. Le commissioni Lavoro di Camera e Senato si rifiutarono di votare il parere (comunque consultivo) per la vicinanza di De Felice al mondo delle assicurazioni private. Il deputato della Lega Fedriga disse in aula che tra gli incarichi “il professore è stato pure consigliere di amministrazione di Intesa Vita, il ramo assicurativo del gruppo Intesa Sanpaolo. Guarda caso il ministro Fornero era il vicepresidente del consiglio di sorveglianza proprio di Intesa Sanpaolo”. Ma alla fine la nomina passò. “Me ne assumo io la responsabilità”, chiuse la Fornero.

Da una parte dunque questo professore sessantenne, ordinario di matematica finanziaria alla Sapienza, piuttosto schivo e defilato, guida un colosso pubblico con cifre da capogiro: 10 miliardi di entrate, un miliardo e 400 milioni di utile, quasi 4 di avanzo, 27 miliardi di riserve tecniche. E un patrimonio immobiliare di tutto rispetto. Dall’altra parte, grazie ad Alef, una srl da 52 mila euro di capitale sociale, una decina di dipendenti, buona liquidità (1,2 milioni in cassa nel 2012) e quasi cinque milioni di giro d’affari, il professor De Felice mantiene vive tutte le sue preziose consulenze, coltivate in oltre vent’anni di attività di Alef.

Un conflitto di interessi in piena regola, dunque. Basta visionare sul sito i clienti eccellenti di Alef degli ultimi anni: Alleanza Assicurazioni, Cisalpina Previdenza, Reale Mutua, Sai, Sara assicurazioni, Unipol, Gruppo Fondiaria-Sai, FinecoVita, Capitalia Vita, Poste Vita, Groupama, Eurizon, Generali, Unicredit Vita, Ras Gruppo Zurigo. C’è persino l’Ania, l’associazione nazionale delle assicurazioni. Tra l’altro, si legge: “Ha certificato il valore di portafogli polizze per Sai nell’operazione di fusione con Fondiaria”. Eppure niente di tutto questo traspare nel curriculum che il professore ha autorizzato sul sito dell’Inail.

La visura camerale dice invece che Alef ed Evabeta srl (società informatica anche questa sul citofono del palazzo di viale Regina Margherita) sono ancora partecipazioni attuali. Assai remunerative, c’è da pensare, se il reddito del professore era pari a 812.057 euro nel 2011, l’anno prima dell’incarico all’Inail che ora gli frutta 137.823 euro. De Felice, va detto, possiede solo un terzo di Alef. Il resto è diviso in parti uguali tra due soci, anche loro professori di matematica finanziaria. Curiosamente, nel cda di Alef siede un terzo professore, stessa materia a Roma Tre e alla Luiss, Carlo Domenico Mottura. Nominato – guarda caso – proprio da De Felice a presidente dell’Oiv, l’organismo indipendente di valutazione delle performance dell’Inail per il triennio 2013-2016: stipendio pubblico da 25.515 euro lordi annui. Peccato che anche Mottura taccia di Alef in tutti i suoi curriculum: sui siti di Inail, Luiss e Roma Tre

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