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Taglio record della Bce: tassi allo 0,15%

Un caso? Mario Draghi indossava ieri la stessa cravatta del 26 luglio del 2012, quando fece il discorso sulla disponibilità della Bce a fare «qualsiasi cosa» per salvare l’euro. E dopo aver annunciato un nuovo taglio dei tassi e nuovi interventi per sbloccare i crediti, ha coniato una nuova formula magica che suona come miele alle orecchie degli investitori: «non abbiamo ancora finito».

Il presidente della Bce, pur ammettendo di avere ormai margini quasi azzerati sui tassi di interesse, ha detto che le eventuali misure straordinarie non si esauriscono qui, lasciando aperta la porta al cosiddetto «quantitative easing», l’acquisto massiccio di titoli privati e pubblici. Lo ha fatto anche perché le previsioni sull’inflazione stanno rapidamente peggiorando: Draghi continua ad escludere che ci sia un rischio di deflazione – «non lo vediamo» – ma da marzo ad oggi le stime per l’eurozona nel 2014 sono state riviste molto a ribasso: da 1% allo 0,7%.

L’anno prossimo i prezzi aumenteranno al ritmo dell’1%, ma neanche nel 2016 si avvicineranno all’obiettivo della Bce del 2%: si fermeranno all’1,4%. E l’euro continua ad essere a livelli d’allarme, a quota 1,36 contro il dollaro. Un rallentamento che ha sicuramente contribuito all’unanimità con cui i 24 banchieri centrali, tedeschi compresi, hanno appoggiato il pacchetto di Draghi. Primo, sono stati tagliati tutti i tassi di interesse: quelli di riferimento dallo 0,25 allo 0,15%, quelli marginali dallo 0,75 allo 0,4% e quelli sui depositi addirittura sotto lo zero, a -0,1%. Quest’ultimo è un esperimento mai tentato prima da una grande banca centrale – soltanto la Danimarca lo ha fatto – e serve a scongiurare che gli istituti parcheggino liquidità alla Bce per incoraggiare prestiti tra di loro e investimenti altrove.

In realtà le banche depositano sempre meno denaro, ma probabilmente l’Eurotower spera in un effetto simile a quello danese: lì lo “Strafzins” come lo chiamano i tedeschi, il “tasso punitivo” ebbe effetti modesti sull’inflazione, «ma agì positivamente sul tasso di cambio», ricorda Lucrezia Reichlin, economista della London Business School con un passato ai vertici della Bce.

In Germania sono partite già le polemiche I tassi ai minimi rappresenterebbero un «esproprio» stando al capo dell’associazione delle Sparkassen, ai danni di risparmiatori e sottoscrittori di fondi pensione. Draghi ha risposto che «i tassi ai risparmiatori non li decide la Bce ma le banche» e che il costo del denaro così basso serve a rivitalizzare l’economia: «quando ci sarà la crescita, rialzeremo i tassi». Non è bastato a tranquillizzare falchi come Hans Werner Sinn: il presidente dell’Ifo ha parlato di «mossa disperata per drenare liquidità nel Sudeuropa».

Ma il ministro delle Finanze Schäuble ha detto di ritenere «esagerate» alcune polemiche.
Il bazooka sfoderato ieri è una combinazione di misure straordinarie: la più significativa è l’annuncio di nuove operazioni di liquidità a lungo termine (scadenza 2018) con un monitoraggio per vedere se le banche li gireranno alle imprese. «Controlleremo» ha detto Draghi, dopo aver ammesso che le vecchie “ltro” erano state usate soprattutto per comprare titoli di Stato: il nuovo pacchetto non potrà essere usato per acquisti immobiliari, né per il pubblico: solo per prestiti alle aziende. Inoltre la Bce sta lavorando a un programma di acquisti di titoli cartolarizzati Abs. Secondo Reichlin qualche dubbio rimane, anche se «è un bene che la Bce abbia agito».

Primo, con un mercato «inondato di liquidità, ho qualche dubbio sull’efficacia del tltro. Il problema delle banche ora non è la liquidità». Se invece verrà deciso l’acquisto di titoli, «servirebbe a rinvigorire il mercato dei bond». In particolare quelli sovrani: «favorirebbe un mercato paneuropeo, che è la premessa per avere un safe asset europe». Ma per dribblare le resistenze e perché la Bce si americanizzi del tutto intervenendo sul mercato dei titoli, c’è ancora un’interpretazione restrittiva dei Trattati di mezzo. Che i tedeschi continuano a sventolare come una clava.

TONIA MASTROBUONI
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