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Va agli eredi l’indennità per le ferie non godute

Il diritto al risarcimento per le ferie non godute dal lavoratore deceduto si trasmette agli eredi. Questo principio è automatico – cioè non dipende da un’istanza presentata in vita dal lavoratore – è inderogabile e deve essere recepito dalle legislazioni di tutti gli stati dell’Unione europea.

Lo ha deciso la Corte di giustizia con la sentenza C-118/13, depositata oggi, dirimendo la causa intentata da una vedova tedesca contro l’azienda dove aveva lavorato negli ultimi 12 anni il marito. La questione si era arenata in appello, davanti al Tribunale del lavoro, dopo che l’azienda aveva rifiutato di liquidare alla signora un'”indennità finanziaria” per i 140 giorni di ferie non goduti dal marito, eccependo la “non trasmissibilità del diritto” e anche la mancanza di una disposizione in tal senso del dipendente.

La Corte tedesca aveva allora deciso di rivolgersi preventivamente ai giudici europei che hanno ribadito il diritto del dipendente a vedersi liquidate le spettanze per le ferie non fruite. Non solo, sottolinea la Corte di giustizia, la “compensazione pecuniaria” nel caso in cui il rapporto di lavoro termini per l’improvviso decesso del lavoratore “non deve comportare retroattivamente la perdita totale del diritto alle ferie annuali retribuite”. Pertanto il diritto dell’Unione “non ammette legislazioni o prassi nazionali” che escludano il diritto, in capo agli eredi, “di un’indennità finanziaria a titolo di ferie non godute”. E non ha alcuna rilevanza che il lavoratore non abbia provveduto, in vita, a mettere per iscritto una domanda all’azienda in tal senso.

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