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Lo scandalo dei pacemaker senza controlli

Gli scandali nel nostro Paese, soprattutto se legati ad un versante sanitario o di pubblica utilità, si dividono in due categorie: ci sono quelli che si consumano all’ombra dei riflettori fino a protrarsi per un tempo quasi infinito e quelli, invece, che finiscono nelle maglie di qualche trasmissione televisiva.
Se per la prima categoria c’è, tutto sommato, poco da fare e condurre battaglie legali risulta spesso utile quanto tentare di arginare il mare con il proverbiale scoglio, quando è invece la televisione ad intervenire, il timore dell’opinione pubblica riesce a far tremare poltrone, poltroncine e seggiolini dei loggioni, rendendo necessario un intervento concreto.

Capita così che, all’indomani della messa in onda della trasmissione televisiva Report incentrata sullo scandalo dei Pacemaker, un rapido terremoto investa politica, magistratura e vertici della sanità, portando nel giro di poche ore a perquisizioni, interrogazioni parlamentari e aperture di fascicoli.
Per chi si fosse distratto un attimo: grazie ad una denuncia effettuata sulle colonne del Corriere della Sera e ad un servizio giornalistico realizzato da Sigrfrido Ranucci per la trasmissione Report, si è scoperto che i laboratori dell’Istituto Superiore della Sanità (iss) adibiti ai test dei pacemakers e defibrillatori si trovano in realtà in stato di completo abbandono e che, per tanto, i dispositivi medici deputati al controllo delle funzioni cardiache impiegati sui pazienti colpiti da infarto sono tutto fuorché sicuri, non essendo mai stati sottoposti ai doverosi test previsti dalla legge.

Chiaramente, come spesso accade in un Paese senza colpe e senza crimini, l’Iss si è subito difeso sostenendo di non aver accertato nessuna irregolarità nelle procedure di controllo sui pacemaker e avvertendo che, nel fortuito caso in cui dovesse emergere qualche violazione normativa, gli atti verrebbero prontamente trasmessi alla magistratura.
Il giorno seguente alla messa in onda del servizio, la Procura di Roma ha disposto un’indagine in merito e ha ordinato una perquisizione nel laboratorio fantasma al fine di accertare responsabilità e cause dell’imbarazzante situazione.

Anche la Lorenzin, baciata dal principe azzurro mediatico, ha rapidamente chiesto al Commissario straordinario dell’Istituto Superiore della Sanità di aprire un’inchiesta e di riportarne gli esiti al Ministero, prima che la popolarità del suo dicastero precipiti ulteriormente nei sondaggi tematici condotti (ovviamente) a mezzo televisivo.

Quello che sconcerta della vicenda non è tanto il fatto che esistano persone irresponsabili a tal punto da provocare un’emergenza sanitaria pur di banchettare con i fondi pubblici (a quello siamo ormai tristemente abituati), quanto l’assurda situazione che ha permesso all’Iss, già commissariato a seguito di numerose irregolarità, di trovarsi nella invidiabile condizione di poter perpetrare i propri errori completamente indisturbato e al riparo da occhi indiscreti.

È difficile stabilire in questa sede quali siano le responsabilità individuali e se le omissioni siano di natura dolosa o colposa; è invece certo che a questo punto sarebbe auspicale disporre il commissariamento dei commissari e magari, risolvere, la piaga della disoccupazione attraverso la realizzazione di un’infinità di documentari e servizi televisivi incentrati sugli scandali dormienti di casa nostra, destinati altrimenti a rimanere lontano dagli occhi e lontano dal cuore.

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