Federazione Sindacati Indipendenti

Termoli, De Guglielmo: ‘Costi elevati, i cittadini sacrificano la propria salute’

TERMOLI. Sanità nazionale in difficoltà, le critiche dei cittadini arrivano da un nuovo rapporto di Cittadinanzattiva e abbiamo provato a capire, attraverso le parole di Fernanda De Gugliemo, referente regionale dell’Fsi (Federazione sindacalisti indipendenti) se i problemi citati sono anche “radicati” sul nostro territorio. Ecco i dati del Tribunale dei diritti del malato e, a margine degli stessi, le parole di Fernanda De Guglielmo.

Il peso dei ticket è in aumento e ciò genera una reale difficoltà di accesso alle cure. Dinanzi a questa affermazione, supportata da dati reali di incidenza, il detto popolare “sulla salute non si risparmia” può essere archiviato con buona pace di tutti.

A confermare il tutto è la diciassettesima edizione del Rapporto PIT Salute “(Sanità) in cerca di cura” che, presentato a Roma dal Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva svela con grande evidenza che £le difficoltà economiche, i costi crescenti dei servizi sanitari e le difficoltà di accesso spingono i cittadini a rinunciare alle cure e a sacrificare la propria salute”.
Lo studio analizza le oltre 24mila segnalazioni giunte nel 2013 ai PIT ed evidenzia che quasi un quarto riguardano le difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie determinate da liste di attesa e al quale si associa a un oltre 31% che sente il peso dei ticket.

Logica conseguenza è così l’affermare che quello che allontana i cittadini dalle cure e dalla sanità pubblica è il peso dei ticket perché, se è vero che si è quasi obbligati a “sopportare” le lunghe liste d’attesa, lo è anche che il ticket proprio non va giù.

Andando a leggere i dati, la media nazionale offre un quadro chiaro che per la mammografia vede attese di quattordici mesi, per MOC e TAC di dodici, undici per Colonscopia, dieci per Ecodoppler, nove per Risonanza Magnetica, Ecocardiogramma/Elettrocardiogramma, otto per Ecografia, ben venti per una Visita Psichiatrica, nove per Visita Oculistica e cardiologica, sette per Ortopedica e Oncologica, sei mesi per Intervento di ernia discale, due anni per Intervento alle varici, uno Protesi ginocchio, otto mesi per Intervento di cataratta e sei per calcoli renali.

Altro discorso per la questione ticket che vede i cittadini risentire gli effetti dei tagli alla spesa pubblica degli ultimi anni con lamentele per l’assistenza ricevuta da medici di base che “negano una visita a domicilio o il rilascio di una prescrizione” per circa il 30% dei casi.

A crescere, inoltre, sono anche le segnalazioni inerenti l’area dell’emergenza urgenza con l’attesa per l’accesso alla prestazione che rappresenta il più rilevante dei problemi; seguono le segnalazioni per assegnazione non chiara del codice di triage: 30,9% nel 2013 e i ritardi nell’arrivo delle ambulanze (15,4%) e per finire le segnalazioni di ticket per il pronto soccorso (13%).

A chiudere questa carrellata è il valore pro-capite della spesa sanitaria privata che nell’ultimo anno si è ridotto da 491 a 458 euro all’anno con le famiglie italiane che hanno dovuto rinunciare complessivamente a 6,9 milioni di prestazioni mediche private.

E sempre da quanto segnalato al Tribunale per i diritti del malato emergono alcuni costi medi sostenuti in un anno da una famiglia che sono pari a 650 € per farmaci necessari e non rimborsati; 901 € per parafarmaci (integratori alimentari, lacrime artificiali, pomate, etc.); 7.390 € per strutture residenziali o semi-residenziali; 9.082 € per l’eventuale badante; 1070 € per visite specialistiche e riabilitative; 537 € per protesi e ausili; 737 per dispositivi medici monouso, vale a dire pannoloni, cateteri, materiali per stomie.

A fotografare e confermare i dati e un trend degenerante della sanità regionale, è Fernanda De Guglielmo dell’Fsi (Federazione sindacati indipendenti) che denuncia anzitutto il mancato confronto con i referenti e conferma ogni numero citato denunciando non solo i tanti servizi “di cui quotidianamente siamo privati” (e cita la questione Consultorio) ma afferma anche che la “situazione regionale molisana è ancora più grave perché siamo in Piano di rientro. Un qualcosa che in un modo o nell’altro aggrava la situazione che viviamo e si ripercuote sui costi dei servizi. “In Molise purtroppo la situazione non è affatto rosea – afferma la De Gugliemo – e ciò non solo a causa dei dati citati ma anche per cattive gestioni e prassi che si consolidano un po’ ovunque. Credo sia necessario rivedere un po’ tutto e non solo porre il focus sui lunghi tempi di attesa ma anche sul fatto che troppi medici di base operano realizzando richieste di molti esami ed indagini molto spesso non necessarie. Se solo si lavorasse in modi diversi, si potrebbero risolvere tante cose”.

“In ambito sindacale – continua la De Guglielmo – vedo e percepisco che tasse che noi cittadini paghiamo nelle buste paga non ci vengono rese in servizi e, in tempi di crisi, non possiamo assolutamente sconvolgerci se si “risparmia” sulle cure e sulla sanità. Parlando dei disagi, spesso, e lo dico con cognizione di causa, ci sono farmaci salvavita non forniti su Termoli ma solo a Campobasso: è risparmio questo?

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