Federazione Sindacati Indipendenti

Negoziazione assistita non per le cause di lavoro

Il decreto legge 12 settembre 2014, n. 132, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 212 del 12 settembre 2014, contiene misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile e, tra le importanti novità introdotte, punta sul trasferimento alla sede arbitrale di procedimenti pendenti dinanzi all’autorità giudiziaria mediante una convenzione di negoziazione assistita da un avvocato.

La convenzione di negoziazione assistita da un avvocato, così come definita all’articolo 2 del provvedimento, è un accordo mediante il quale le parti convengono di cooperare in buona fede e con lealta’ per risolvere in via amichevole la controversia tramite l’assistenza di un avvocato.

La disciplina, all’articolo 7 prevede l’estensione anche alla materia del lavoro. Infatti, introduce alcune modificazioni all’articolo 2113 del codice civile che, come noto, regola la materia delle rinunce e delle transazioni in materia del lavoro ed in particolare l’annullabilità delle medesime laddove non vengano concluse nelle cd. sedi protette.

La finalità della previsione civilistica, introdotta oramai quarant’anni orsono con la riforma del processo del lavoro del 1973, è quella di consentire la verifica tangibile della genuina volontà del lavoratore di disporre dei propri diritti.

Il d.l. n. 132/2014, modifica profondamente tale tutela, aggiungendola al citato articolo 2113 del codice civile, al quarto comma, dopo le parole “del codice di procedura civile” le seguenti: «o conclusa a seguito di una procedura di negoziazione assistita da un avvocato».

In buona sostanza, la piena applicabilità della negoziazione assistita anche alla materia del lavoro.

La Commissione Giustizia del Senato, nell’ambito dei lavori di conversione del decreto, cancella tale ampliamento lasciando fuori dalle nuove procedure la conciliazione avente per oggetto diritti del prestatore di lavoro.
Va tuttavia ricordato che le modifiche non fanno conseguire la possibilità di risolvere le controversie tra lavoratori e datori di lavoro in via stragiudiziale, ma aver ripristinato la disciplina originaria che consente di concludere un accordo che va tuttavia perfezionato presso le sedi preposte a verificare la genuina volontà del prestatore di lavoro.

E tali non possono essere che quelle composte da soggetti terzi le quali potranno continuare a ricevere tali espressioni di volontà liberamente conclude dalle parti con importanti garanzie anche per i datori di lavoro, oltre naturalmente che per i lavoratori.

Risultano preposti a tale scopo intanto quelle storiche e cioè le commissioni di conciliazione costituite presso le Direzioni Territoriali del Lavoro e quelle in sede sindacale.
Ma occorre ricordare a tal fine l’importante intervento in materia introdotto dalla legge n.183/2010 che ha allargato le competenze a svolgere l’attività di conciliazione, rinunce e transazioni, anche alle Commissioni di Certificazione costituite ai sensi degli articolo 75 e seguenti del D.lgs. n.276/2003, presso i Consigli Provinciali degli Ordini dei consulenti del lavoro.

Tali sedi consentono la possibilità di realizzare l’obiettivo di deflazionare il contenzioso, evitandolo, e contemperare l’esigenza che a perfezionare l’atto presso soggetti terzi.

È evidente che solo una sede terza che operi nel pieno rispetto della fede pubblica può dare questa garanzia e le Commissioni istituite presso i Consigli Provinciali degli Ordini, oltre naturalmente alle sedi amministrative, sindacali, hanno tutti i requisiti per partecipare concretamente alla deflazione del contenzioso, pur senza per questo pregiudicare i diritti delle parti.

A tal proposito, significativo quanto dichiarato dalla presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro Marina Calderone che ha dichiarato: “Non possiamo che essere soddisfatti perchè la tutela dei diritti indisponibili non può che essere affidata a chi detiene la terzietà. Le Commissioni di Certificazione, Conciliazione e Arbitrato costituite presso i nostri Consigli Provinciali hanno tutte le caratteristiche per garantire questa tutela ed è quello che abbiamo rappresentato sia in sede governativa che parlamentare. Rinunzie e transazioni in materia di lavoro sono una materia estremamente delicata”.

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