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Lavoro, meno morti ma più malati

In un mondo del lavoro sempre al centro di feroci regressioni sull’occupazione, o aspri confronti Jobs Act e Articolo 18, un solo dato sembra portare con sé un fondo di conforto per coloro che al mattino hanno ancora la fortuna di iniziare la propria giornata lavorativa.

Secondo i dati diffusi dall’Anmil (Associazione Italiana fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro), Modena ha visto una diminuzione degli infortuni sul lavoro, passando dai 15.706 del 2012 ai 14.512 del 2013.

Questo positivo trend continua ininterrottamente dal 2009, anno in cui si registrarono quasi 18.000 infortuni. Impossibile però non osservare come la causa non risieda in più accurate norme di sicurezza e relativa applicazione, quanto più che altro nell’incremento percentuale della disoccupazione, che proprio nel suddetto biennio è schizzato dal 5.8% al 7.6%.

Meno lavoro significa meno infortuni. Magra consolazione, praticamente inesistente per le famiglie in cassa integrazione. Diminuzione ancora più sensibile dei decessi sul posto di lavoro, l’esorbitante numero di 27 morti bianche che aveva caratterizzato un 2012 davvero nero si è ridotto a 9. Nel 2014 rimane una cifra ugualmente inaccettabile, ma la speranza è che la diminuzione possa proseguire fino a scomparire definitivamente. A riprova che gli infortuni non calano per colpa della maggiore sicurezza, ma per un minore numero di lavoratori, anche l’indice di denunce di malattie professionali che testimoniano come le condizioni di lavoro non sono affatto migliorate: se nel 2012 le denunce per malattie professionali furono 548, nel 2013 sono salite a 637. A supporto di tale teoria i dati forniti dall’Inail, che parlano di un incremento da 63% (2012) a 64.8% (2013) delle imprese irregolari tra quelle ispezionate su scala nazionale, per un totale di 152.314.

Lampante come la strada per regolarizzare la sicurezza del mondo del lavoro sia tutt’altro che vicina al compimento, e di conseguenza l’Anmil ha tutta l’intenzione di continuare la sua battaglia per sensibilizzare e regolarizzare le condizioni dei lavoratori. La volontà primaria è quella di beneficiare degli avanzi di gestione dell’Inail (circa 15.5 miliardi annui) per poter prendere di nuovo in considerazione i criteri di valutazione e i risarcimenti, giudicati attualmente inaccettabili. A ruota sono necessari un riesame del Testo Unico sugli infortuni che determina le proporzioni dei risarcimenti (regolamenti stilati nel 1965), un aggiornamento dell’elenco delle malattie professionali, rivalutare i criteri per la fornitura di protesi e approfondire la valutazione del disagio psicologico.

Il problema amianto, una delle costanti piaghe a livello nazionale, si aggiunge ai temi che necessitano nuovi e più attuali provvedimenti, senza contare che ora spetta al lavoratore l’onere della prova che malattia e attività lavorativa sono collegati. L’Anmil ritiene anche necessario rivedere la riforma dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente, perché tale trattamento non trova alcun fondamento logico nel considerare la disabilità e i relativi aiuti economici come una fonte di ricchezza per la famiglia, e non ultima la battaglia per poter ricollocare nel mondo del lavoro persone con pregressi infortuni subiti mentre svolgevano la propria attività, e troppo spesso licenziate e dimenticate.

Battaglie che necessitano risposte e soluzioni in tempi rapidi. Il lavoro scarseggia, se poi quello disponibile è in discutibili condizioni, l’individuazione e l’assunzione di responsabilità diventa il primo e fondamentale passo.
di Gina Paradiso