Federazione Sindacati Indipendenti

Cresce il lavoro precario: è boom di voucher (+54%)

UDINE. È boom di voucher, ma nel contempo anche della precarietà del lavoro in molti settori che prima non erano stati toccati dal fenomeno, nel primo semestre 2014. Quasi 1,7 milioni di buoni lavoro venduti nella nostra regione nei primi sei mesi del 2014, fanno segnare un più 54 per cento rispetto al medesimo periodo del 2013.

Durante quell’anno il lavoro occasionale accessorio ha coinvolto oltre 32 mila persone in Friuli Venezia Giulia (e più di 600 mila in tutta Italia). In gran parte giovani (quasi la metà ha meno di 35 anni) e donne (54 per cento), stando allo studio condotto dall’Istituto di ricerche economiche e sociali del Fvg (Ires) su dati Istat.

In regione si è progressivamente passati da meno di 250 mila voucher venduti nel 2009 a 2,7 milioni nel 2013.

«È una tendenza diffusa sull’intero territorio nazionale – spiega Alessandro Russo, ricercatore dell’Ires –. Dopo una fase di sperimentazione iniziata ad agosto 2008 in occasione delle vendemmie, l’utilizzo dei buoni lavoro ha infatti registrato una crescita esponenziale. La nostra regione si conferma ai primi posti in Italia, con valori decisamente superiori al proprio peso demografico ed economico. Nel 2014 quasi il 6 per cento dei 28,6 milioni di voucher complessivamente venduti in Italia, è stato staccato da noi».

Il ricorso al lavoro occasionale accessorio in regione riguarda principalmente il terziario: nel 2014 commercio, servizi e turismo assorbono oltre la metà del totale dei voucher. L’unico settore che mostra una flessione nella prima parte dell’anno è quello dell’agricoltura (-6 per cento), proprio il comparto per cui era stato concepito originariamente.

«La finalità iniziale, mutuata dalle esperienze di altri paesi europei, era infatti quella di regolamentare rapporti di lavoro occasionali a carattere saltuario e di breve durata, come le attività stagionali in agricoltura – precisa Russo –. Ma gli interventi legislativi ne hanno progressivamente ampliato le possibilità di utilizzo. La notevole diffusione osservata indica che il risultato è stato in parte quello di far emergere rapporti di lavoro che altrimenti sarebbero rimasti sommersi, ma è verosimile ipotizzarne anche l’utilizzo al posto di altre tipologie contrattuali, specialmente in un contesto di pesante crisi economica come quello attuale. Si pensi per esempio alla parallela flessione delle collaborazioni a progetto e del lavoro intermittente, o a chiamata, verificata nell’ultimo biennio a seguito della riforma Fornero del mercato del lavoro».

Il canale di vendita principale dei buoni lavoro in regione non è più l’Inps (dove è stato acquistato il 24 per cento dei voucher nel 2014). Oggi i voucher si acquistano dai tabaccai (52 per cento), per via telematica e negli uffici postali (entrambi intorno all’11 per cento).

Michela Zanutto