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Test di medicina, caos dopo l’annullamento Lascia il responsabile

Dopo le scuse, pubbliche e ufficiali, giunte dal ministero dell’Istruzione e dal Cineca di Bologna, arrivano le prime dimissioni. Giacché non è un fronte senza feriti quello aperto dal caos del primo concorso nazionale sull’ingresso alle scuole di specializzazione in Medicina. Quel «banale errore» che ha riguardato la somministrazione delle prove per l’area Medica e per quella dei Servizi clinici, con le trenta domande invertite, segna già le prime vittime. Il numero uno del consorzio interuniversitario, Emilio Ferrari, ha annunciato le dimissioni dalla carica di presidente, che verranno ora sottoposte al collegio dell’istituto. «Devo dire che il gestore si è preso tutte le responsabilità – ha commentato il ministro Stefania Giannini – ma questa volta l’hanno fatta grossa».

LE POLEMICHE
Ciononostante, studenti, aspiranti specializzandi, perfino politici di ambo gli schieramenti, chiedono a gran voce una serie di modifiche strutturali e il chiarimento delle responsabilità per una procedura concorsuale “fallata” che non appartengono, di certo, a una singola persona. Dopo le critiche di Fratelli d’Italia e di Forza Italia ieri anche il deputato del Partito democratico, Filippo Crimì, ha chiesto di «perseguire i responsabili affinché un metodo di selezione meritocratico non venga infangato a causa delle inefficienze amministrative».

I CANDIDATI
Del resto, in ballo c’è il futuro di oltre 12mila candidati. Gli stessi che lo scorso settembre presentarono i moduli, con tanto di ricevuta di pagamento per le tasse d’iscrizione (30 euro per ogni scuola), convinti che il primo concorso nazionale per l’ingresso in una scuola di specializzazione medica avrebbe finalmente ripulito una gestione finora clientelare e diffusissima nei vari atenei italiani. Candidati che ora si trovano di fronte alla reale ipotesi di una prova recupero.
Questa mattina il ministro dell’Istruzione Giannini dovrebbe firmare il decreto per le nuove prove da svolgersi il prossimo 7 novembre. Decisione, questa, che spacca in due i candidati del concorso, con una parte disposta perfino ad annullare per intero i test e ripeterli da capo, onde evitare discriminazioni tra i concorrenti, e un’altra che promette ricorsi e battaglie qualora si dovesse tornare a ripete le selezioni nelle 117 sedi italiane venerdì prossimo.

IL CONCORSO
E se gli studenti, l’Unione degli universitari, le associazioni dei giovani medici, il comitato degli aspiranti specializzandi chiedono inoltre al governo che siano aumentate le borse di studio, dal ministero si torna solo a difendere il principio del concorso. «Il test nazionale è il risultato di una valutazione negativa delle prove locali – ha dichiarato il ministro Giannini – che in più occasioni avevano dato adito a falle molto più gravi». Un traguardo condiviso anche dai giovani medici dell’Anaao, quello del concorso nazionale, «Continuiamo a credere in questa modalità di accesso – affermano in una nota accorata in cui chiedono, oltre al risarcimento delle spese, che il ministro riferisca in Parlamento e poi si dimetta – ma con controlli più rigorosi, tali da evitare queste incresciose irregolarità».

Tra i medici c’è chi si spinge oltre, come l’Acoi, che propone il trasferimento delle competenze sulla formazione dei medici al ministero della Sanità, o l’Associazione italiana giovani medici che annuncia una mobilitazione unitaria nazionale, riservandosi il diritto di avviare una Class action contro il Cineca e il Miur sia per risarcire i candidati sia per creare un fondo dedicato per il finanziamento di ulteriori contratti di formazione specialistica».
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