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Nozze gay, stop del Tar: «È giusto cancellarle»

Il Tar del Lazio «asfalta» Marino. Ieri i giudici amministrativi hanno fatto segnare un primo punto a favore del prefetto di Roma, nel braccio di ferro che va avanti da settimane tra Palazzo Valentini e il Campidoglio sulla questione delle nozze tra omosessuali.

Con due decreti monocratici il presidente della I sezione ter, Lidia Sandulli, ha respinto la richiesta avanzata venerdì da due coppie che chiedevano la sospensione dell’atto con il quale Giuseppe Pecoraro aveva annullato le trascrizioni registrate il 18 ottobre scorso da Marino di 16 matrimoni gay contratti all’estero. Si tratta di una decisione «salomonica» e non definitiva, perché la richiesta presentata dagli interessati era «cautelare», cioè avanzata prima della notifica dei ricorsi. Per il Tar, però, non un’urgenza tale da giustificare una decisione immediata: bisognerà attendere quindi che l’iter di deposito sia completato.

Sulla scia di questa prima parziale bocciatura da parte della giustizia amministrativa anche il prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca ieri si è deciso a seguire le orme del collega romano, annullando i 13 matrimoni gay celebrati fuori dal nostro Paese ma trascritti all’ombra della Madonnina, ordinando al sindaco Giuliano Pisapia, in qualità di ufficiale di stato civile, di provvedere senza ritardo.

Cosa farà adesso Palazzo Marino? In Campidoglio il primo cittadino non si arrende e ieri ha fatto sapere di aver firmato il ricorso contro l’atto formale di Pecoraro, che nelle prossime ore verrà presentato sia autonomamente che con le coppie gay.

Questa querelle va avanti da settimane e si è trasformata in scontro istituzionale. Era stato il ministro dell’Interno Angelino Alfano a stroncare per primo la decisione dei sindaci di Napoli, Roma, Milano, Udine e Bologna spiegando che pur contratte all’estero queste nozze non sono conformi alle nostre leggi e quindi non possono essere trascritte. Il 31 ottobre il prefetto di Roma gli aveva dato soddisfazione, ma Marino non lo aveva ascoltato e aveva proseguito dritto per la sua strada, rifiutandosi di cancellare le 16 unioni. Anche ora non è intenzionato a cambiare direzione.

«Con il ricorso al Tar – dice – vogliamo comprendere se effettivamente le indicazioni date dal ministro dell’Interno al prefetto hanno un valore giuridico oppure possono essere ignorate, come molti sindaci ritengono a partire dal sottoscritto. Se il punto di riferimento è una legge del ’95 che indica un pericolo per l’ordine pubblico nella trascrizione di matrimoni celebrati all’estero, noi riteniamo che questo non ci sia». «Il decreto del Prefetto – aggiunge – è stato assunto in carenza assoluta di potere e risulta comunque viziato da incompetenza, nonchè da eccesso di potere sotto varie figure sintomatiche e pertanto viene definito palesemente nullo, illegittimo, ed errato».

Il numero uno del Campidoglio ricorda ancora che non ha celebrato l’unione. «Mi sono limitato a conferire pubblicità a un evento, giuridicamente rilevante, verificatosi prima (rispetto al 18 ottobre) ed altrove (in altri Stati) – conclude Marino – nel rispetto dello Statuto di Roma Capitale, che impone il divieto di qualsiasi forma di discriminazione degli ordinamenti dei Paesi in cui il matrimonio è stato contratto». Ma Annagrazia Calabria, di Forza Italia, da una lettura diversa del casus belli . «Sui matrimoni gay Marino – commenta – persevera nel portare avanti una crociata che non gli compete, cercando uno scontro istituzionale che non fa bene a nessuno, tranne a lui e alla sua visibilità».
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